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Degustazioni

Champagne Brut Blanc de Noirs Cuvée Louis-Eugène 2012 Pannier

Pubblicato

il

  • Champagne
    Denominazione
  • classico
    Metodo
  • Pinot noir, Meunier
    Uvaggio
  • Giudizio

Quando uno Champagne ha stoffa e texture…

E’ sempre un’esperienza degustare (che poi se la bottiglia è giusta equivale a bere, e copiosamente) un buon Champagne. Se si presta la giusta attenzione, e non ci si perde ad esempio nella contemplazione degli occhi della bella Donna cui lo stai offrendo e non si vola con il pensiero immaginando un auspicabile post degustazione…, si colgono sfumature e dimensioni del vino che ad un esame distratto potrebbero sfuggire.

E’ questo il pensiero che ieri sera, mentre mi delibavo una bottiglia di Champagne Brut Blanc de Noirs Cuvée Louis-Eugène 2012 della Maison Pannier di Château-Thierry, località posta 60 km a sud di Reims, nel cuore dei coteaux della Vallée de la Marne, mi é venuto alla mente.

Sarà stato merito del piatto, buonissimo, che l’accompagnava (nessun réstaurant, anche se settimana prossima, per bere Champagne e altro, mi riprometto di tornare da Oscar Mazzoleni al suo Al Carroponte di Bergamo, Ambassade Krug e carta dei vini da urlo, ma un semplice doppio piatto di Quadrotto, nuovo formato quadrato da grano rigorosamente italiano de La Molisana, la pasta industriale che prediligo, con peperoni e pomodorino ciliegino preparato da me..) ma questo Blanc de Noirs millésimé ha ispirato la mia riflessione.

Calibrato assemblage di Pinot Noir (95%) e Pinot Meunier (5%) provenienti dai Grands Crus della Montagne de Reims, una permanenza sui lieviti non inferiore ai cinque anni, lavoro impeccabile dello chef de cave Philippe Dupuis, cui dal giugno scorso è succeduto l’ex chef de cave adjoint, Yann Munier, questo Champagne, cui ha giovato la lunga sosta nelle splendide carrières de pierre medioevali (due chilometri di sviluppo a 30 metri di profondità scavate nella craie) che risalgono al XIImo secolo, vessillo di una Maison fondata nel 1899 à Dizy, alle porte di Epernay, da Louis-Eugène Pannier, mi ha colpito per la sua capacità di essere contemporaneamente largo e profondo. Fresco e pimpante eppure saldamente (il Pinot noir ha razza, ampiezza e carattere) strutturato.

Certo, Philippe Dupuis, che ha retto il controllo tecnico della Maison per oltre 25 anni, ha avuto gioco facile e la strada in discesa per affermare uno stile Pannier all’insegna dell’eleganza, della piacevolezza gourmande e dell’armonia, che trova in qualche modo un simbolo nell’arciere intagliato nella pietra che figura nella cave. Un simbolo di equilibrio, e una volontà precisa, tendere alla perfezione… A disposizione di Dupuis, per elaborare una gamma elegante e omogenea di vini apprezzati in tutto il mondo, e caratterizzata dalla forte presenza di uve rosse, uve scelte nella Côte des blancs, nella Montagne de Reims e nella Vallée de la Marne, et voilà, il gioco è fatto.

bty

Ma torniamo alle mie riflessioni. Champagne pluridimensionale dicevo, che fa pensare che oltre alla dimensione della verticalità, dell’ampiezza, alla qualità della croccantezza delle bulles, un grande Champagne ha un’ulteriore dimensione che è quella, che si tenderebbe a riservare ad un grande vino rosso, ad uno Gevrey Chambertin, ad un Nuits Saint Georges, un Pommard, e se mi permettete ai miei amatissimi Barolo di Castiglione Falletto, Monprivato in primis, della stoffa, di quella che i francesi chiamano texture. Insomma, ci vuole tatto per degustare in maniera giusta uno Champagne giusto, e saper prestare attenzione alla dimensione tattile, alla consistenza e alla trama, alla morbidezza del tessuto.

E così inizialmente degustando, in uno splendido calice Sophienwald, poi bevendo “senza ritegno” tanto ero a casa e rischi di alcol test non ne correvo, senza poterlo accompagnare, come Pannier suggerisce, a piatti della grande cuisine come homard rôti au beurre demi-sel, thon mariné aux épices, tartare de dorade o una volaille aux épices, ma imperioso ugualmente sulla mia cuisine maison, ho davvero apprezzato questo Blanc de Noirs 2012.

Mi sono goduto il suo colore paglierino oro brillante e luminoso, il perlage fine, il naso fitto, caldo, compatto, consistente e cremoso, con note di ananas, frutta esotica, mandorle, pasticceria e un tocco di pesca bianca.

E ancora di più mi sono arreso alla trionfante verità di una bocca ricca, piena e cremosa, al gusto ampio, ben strutturato ma morbido ed elegante sul palato, al gioco soave delle bolle non aggressive, ad una naturale setosità e a quella bella tessitura o texture di cui ho cercato di parlarvi.

Gran bello Champagne e se si considera che nelle varie enoteche on line francesi viene via intorno ai 35 euro (la cifra che in Italia si paga per presuntuosi Franciacorta, per qualche Trento Doc sopravvalutato, per stravaganze varie prodotte da bollicinari dilettanti allo sbaraglio) la valutazione è ovviamente ancora migliore.

P.S. Dimenticavo: gli Champagne di Pannier sono fortunatamente importati e distribuiti in Italia, da Premium Wine Selection, membro del Club Excellence.

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. Silvana

    12/06/2020 at 21:42

    Leggo sovente qui le recensioni di champagne … due giorni fa – in questa fase di uscita dal pecorona virus – mi sono ritrovata in casa una bottiglia di Pascal Doquet, superstite di un compleanno che sarebbe stato un po’triste celebrare en solitaire. Cosī l’ho portata in un localino che sta ricominciando a lavorare (con coraggio e fatica).
    Ecco per rispondere alla tua dotta recensione vorrei consegnarti una piccola testimonianza, anche se si tratta di un’altra bottiglia e di un’altra etichetta. Quella bottiglia, condivisa con le due proprietarie del #Pateo_dos_Prazeres, che stanno laboriosamente cercando di ripartire con la loro attività ha sortito un piccolo miracolo. A loro ha dato una botta di coraggio, a me ha fatto trovare due amiche che hanno apprezzato la condivisione.
    La bottiglia ė stata prosciugata velocemente e penso: se uno champagne ha le qualità giuste questo deve fare: dare coraggio e spianare la strada a sentimenti appaganti.
    Pascal Doquet è stato perfetto. Morale: meno pecore, più champagne e che siano degni del tuo blog.

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