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Degustazioni

Etna Brut Maria Gambino 2013 Gambino

Pubblicato

il

  • Denominazione: Etna
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Nerello mascalese
  • Giudizio
1.8

Belle notizie in arrivo da uno dei luoghi più vitali e interessanti di tutto il vino italiano, ‘a Muntagna, il magico vulcano dell’Etna in Sicilia.

Lungo i vari versanti vignaioli autoctoni e non (sono arrivati belgi, svizzeri, inglesi, piemontesi e da ogni dove per vivere l’avventura di produrre vini da questi terroir unici…), non si accontentano più di produrre strepitosi bianchi da uve Carricante (e varie altre che hanno trovato sorprendente ambientamento), alcuni dei migliori rosati italiani e rossi, da Nerello Mascalese e altro (persino Pinot nero) dal potenziale infinito, ancora tutto da esplorare.

In questo posto meraviglioso benedetto da Bacco, (gli esempi sono numerosi, da Terrazze dell’Etna a Murgo, dal mitico Vinudiluce dei Vigneri di Salvo Foti a Tenute Mannino e Cantine Nicosia, al Noblesse di Benanti, da Nuzzella e Saxanigro, da Cantine di Nessuno a Gelsomina e aggiungiamo anche Firriato e Cottanera) si producono ormai poco note e difficilmente reperibili fuori zona bollicine metodo classico di sorprendente livello. Spesso di un’eleganza e di una finezza che lascia senza fiato.

Ultimo esempio di questa decisa vocazione anche bollicinara della Muntagna mi è arrivato recentemente dall’Etna Brut  Maria Gambino 2013 dell’azienda Gambino posta in Contrada Petto Dragone a Linguaglossa.

Innanzitutto alcune notizie, desunte dal sito Internet aziendale. L’attività ha inizio nel 1978, “quando Vittorio Raciti acquistò la proprietà terriera unendo alcuni appezzamenti di terra appartenenti a diversi proprietari. Ben presto convertì le svariate coltivazioni praticate all’unica coltivazione della vite, condividendo la sua passione con sua moglie Maria Gambino.

Dagli anni ’80 per tutti gli anni ’90, mesi e mesi di scavi hanno modificato la morfologia del terreno in quella che oggi è diventata una delle più belle proprietà terrazzate dell’Etna nord/orientale che si estende per 8 ettari nella contrada Petto Dragone.

Nel 2002 i tre discendenti, Maria Grazia, Filadelfo e Francesco Raciti Gambino, insieme alla madre, Maria Gambino, rinnovarono l’attività e modernizzarono la lavorazione della produzione del vino. Nacque così la Cantina Gambino. L’enoturismo è stato il fulcro delle attività, incentivate dalla passione per le persone e dal piacere di condividere l’anima di questa bellissima terra.

Nel 2008 a causa della collocazione della cantina all’interno del Parco dell’Etna, un’area protetta, quest’ultima non poteva essere strutturalmente ampliata per le nuove regolamentazioni vigenti. La famiglia Gambino ha cambiato l’ubicazione della cantina iniziando la nuova costruzione completata solo dopo 3 anni. Nel 2012 la famiglia Gambino ha deciso di ampliare la nuova struttura.

Oggi la cantina comprende 25 ettari di terreno con uve e altre coltivazioni. I vitigni di Grillo, Cabernet e Nero d’Avola sono coltivati nella zona di Caltanissetta, nella Sicilia centrale. Il Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Catarratto e Carricante, invece sono coltivati sui territori etnei. La cantina Gambino è la più alta del vulcano e i vigneti sono gestiti con un rendimento di basso profilo per pianta per ottenere quell’equilibrio che è la base per ottenere vini di qualità”.

La produzione comprende la linea degli Etna, i Tifeo bianco rosato e rosso, l’Etna Petto Dragone ed è completata dai Sicilia Feudo Rosso e bianco e dai Terre Siciliane Nero d’Avola Duvanera e Terre Siciliane Alicant da uve Cabernet Sauvignon e Grenache.

bty

Il metodo classico che ho degustato e bevuto con notevole soddisfazione porta il millesimo 2013 ed è stato dégorgiato nel 2018 è ottenuto da uve Nerello Mascalese provenienti da un vigneto posto a 800 metri di altezza, allevato a spalliera con densità di 5700 piante ettaro e si affina 48 mesi sui lieviti e nello shop aziendale viene proposto a 28 euro.

La degustazione così mi ha detto: colore paglierino oro intenso, brillante e luminoso, multiriflesso, perlage di grande finezza nel mio bicchiere d’ordinanza, quello di Luca Bini, e un naso che subito ti porta nel vino e sulla muntagna, (a proposito ascoltare prego Luciano Pavarotti in questa immortale canzone di Ernesto De Curtis e Libero Bovio ispirata ad un altro vulcano, ‘o Vesuvio) con striature freschissime di fiori bianchi, agrumi, sale e pietra.

La grande sorpresa arriva dal primo attacco in bocca, che date le premesse olfattive ti aspetteresti teso, verticale, essenziale, incisivo, ma che invece è incredibilmente cremoso, rotondo, morbido senza essere mai ruffiano, con bollicine che accarezzano il palato, retrogusto di nocciola fresca e bella sapidità e piacevolezza.

Un metodo classico non solo tecnicamente ben fatto (mi risulta che in azienda agisca come consulente una persona che lavora anche in una delle mie aziende del cuore, Feudo Cavaliere di Margherita Platania) ma che dimostra un’anima e una personalità insospettabili.

Ma, si sa, sulla Muntagna incantata ogni miracolo è possibile…

Gambino vini

Contrada Petto Dragone

95015 Linguaglossa CT

info@vinigambino.it

+39 348 822 0130 / +39 389 85 25 100

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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