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Trento Doc Dosaggio Zero riserva 2010 Letrari

Pubblicato

il

  • Denominazione: Trento
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
  • Giudizio
1.9

Da quanti anni conosco i Letrari? Se la memoria non mi inganna, purtroppo si tratta di lacerti di un archivio cartaceo di oltre 40 anni di attività giornalistica (il mio primo articolo, pubblicato sul Giornale di Bergamo, risale al 1979) che non ho mai avuto la pazienza di crearmi (nonché lo spazio) i primi contatti risalgono ai primi anni Novanta (meravigliosi quegli anni…) quando di questa famiglia che ha radici nella storia stessa del vino trentino, attiva già nel 1647 in quel di Borghetto d’Avio, in riva all’Adige, prima come zatterieri fluviali, poi commercianti e sagaci innovatori agricoli, scrissi, parlando del loro vino simbolo, del vin du pays della Vallagarina dove hanno 23 ettari di vigneto e radici, il Marzemino, nella pagina sui vini che ebbi per otto anni sul mensile di Mondadori Casaviva. Che oggi è morto ma all’epoca aveva 450 mila copie di tiratura…

Da quel primo articolo quanti si sono ripetuti e quante sono state le visite dapprima nella storica cantina di Nogaredo, ospitata in un palazzo di mozartiana memoria, proprietà dei conti Lodron, poi nella nuova, ampia, bella cantina di Rovereto! Ogni volta ad accogliermi c’era, purtroppo non ci sarà più, essendo scomparso tre anni orsono, Leonello Letrari, un vero leone del vino che già nell’immediato dopoguerra fece conoscere i vini trentini oltre i confini regionali. Lui sempre a ‘creare’ i primi uvaggi e negli anni ’60 ad elaborare spumanti di pregio. Per poi fondare nel 1976 – assieme alla moglie Maria Vittoria – l’attuale azienda di famiglia.

Che personaggio Leonello e che splendida persona! Il tipo perfetto del “burbero di buon cuore”, per dirla con Carlo Goldoni, capace di deliziarti con il racconto della sua lunghissima esperienza professionale, gustando a tavola (era un eccellente gourmet e una buona forchetta) lucaniche e canederli o consigliandoti qualche formaggio d’alpeggio proveniente da una malga sperduta tra i monti… Oggi il suo lavoro è proseguito, oltre che dalla cara moglie, dai figli Paolo Emilio, che di professione fa l’avvocato, e soprattutto da Lucia, enologa, che da molti anni ormai l’affiancava e ha appreso dal babbo tutti i segreti del mestiere.

Fortunatamente Internet non cancella nulla (in verità un perfetto imbecille che non nomino è riuscito nell’impresa di far cancellare dall’archivio on line dell’Associazione di cui è massimo responsabile il lavoro di oltre quattro anni, centinaia di articoli che hanno fatto parte della storia della comunicazione di quel gruppo di formatori ed educatori del vino…) e dei miei articoli sui Letrari e sui loro vini restano tantissime tracce. A partire da questi miei due primi articoli sul mio adorato primo sito Internet, Wine Report, dedicato al rosso Ballistarius, di cui Leonello volle vendere en primeur l’annata 1997, e al classico Maso Lodron.

Poi, prima che nascesse questo blog, tre articoli sul fratello maggiore Vino al vino, che potete leggere qui, qui e poi ancora qui, quest’ultimo dedicato al capolavoro assoluto di Leonello in qualità di spumantista metodo classico, il 976 riserva del Fondatore, vino che uscì benissimo in una degustazione di Trento Doc che curai nel 2009 per la rivista dell’AIS De Vinis (anche questa morta…).

Nel 2010 nacque Lemillebolleblog e da allora, come potete verificare qui, ho puntualmente scritto dei Trento Doc di casa Letrari. Quasi sempre con entusiasmo. Torno a farlo oggi, con gioia, grazie ad una bottiglia che ho avvistato in cantina (la mia cantina dei miracoli e dalle scoperte infinite…) pochi giorni fa. Esempio di quella tipologia di metodo classico, il Dosaggio Zero, che io amo particolarmente e prediligo al Brut e al franciacortino Satèn.

Si tratta di una tipologia di Trento cui i Letrari si sono avvicinati in tempi recenti, una cuvée composta in larga parte da Chardonnay (intorno all’80%) e Pinot nero provenienti da vigneti collinari affinata (la sboccatura è dell’ottobre del 2017, il mese in cui Leonello ci salutò per salire nel paradiso dei grandi enologi, insieme a Luciano Lunelli, Giorgio Grai, Carlo Dorigati) sei anni sui lieviti e da me trovata in forma smagliante.

Un bellissimo Trento con cui ho brindato a quel grande uomo che è stato Leonello Letrari e che vi descrivo così: colore paglierino oro intenso di grande luminosità, perlage molto fine e vivace (ovviamente nel bicchiere di un altro trentino di genio, l’amico Luca Bini nella cui Casa del vino di Isera ho seduto più volte insieme ai Letrari) naso secco, incisivo, nervoso, eppure caldo, ampio, “sostanzioso”, con aromi di mandorla, fiori secchi, ananas in evidenza.

bty

E poi largo e pieno in bocca, ampio, carezzevole, cremoso, bollicine croccanti sul palato, persistenza lunga e tanta piacevolezza per una bottiglia (unico neo l’etichetta viola che non riesco a farmi piacere…) cui naturalmente ho reso il migliore omaggio, seccandola.

Grazie ancora caro Leonello e ovunque lei si trovi prosit!

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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