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Champagne che passione!

Champagne Essentiel e Essentiel Blanc de Blancs Piper Heidsieck

Pubblicato

il

  • Denominazione: Champagne
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Chardonnay, Pinot noir, Meunier
  • Giudizio
1.9

Due nuove cuvées gastronomiche della celebre Maison

Novità interessanti in arrivo dalla Maison de Champagne Piper Heidsieck, fondata nel 1785 da Florens-Louis Heidsieck, tedesco di origine che essendo venuto in Champagne nel 1777, ed essendosi innamorato di una francese, Agathe Perthois, decise di fondare una propria società per creare “des vins qui sourient”, vini, con le bollicine, sorridenti.

In questa Maison con 235 anni di storia, che produce cinque milioni di bottiglie, esportate per l’88%, che dal 1838 vide affiancarsi a Florens-Louis e poi a Christian Heidsieck il cugino Henry-Guillaume Piper, portando l’azienda a chiamarsi Piper Heidsieck, e che dal 2011 è di proprietà del gruppo Européenne de Participation Industrielle (EPI) guidato da Christopher Descours, terzo gruppo  del lusso in Francia, gruppo dal 2017 proprietario del più blasonato marchio di Brunello di Montalcino, il Greppo già proprietà dell’indimenticabile Franco Biondi Santi, si lavora intensamente per creare cuvées di grande appeal internazionale.

La Maison, uno dei dieci principali marchi di Champagne, importata e distribuita in Italia dalla BS, Biondi-Santi International, agisce su più piani. Dal punto di vista del rispetto dell’ambiente con la doppia certificazione HVE (High Environmental Value) e VDC (Sustainable Viticulture in Champagne) dei vigneti arrivata nel 2015, da quello del glamour continuando la partnership, avviata nel 1993, con il Festival del cinema di Cannes, e con il mondo della moda (memorabile, nel 1999, la bottiglia firmata da Jean-Paul Gaultier, avvolta da un corsetto di cuoio rosso).

Dal punto di vista tecnico con la nomina a capo chef de cave del giovanissimo Emilien Boutillat, 33 anni, proveniente da una famiglia di viticoltori dello Champagne, che dopo aver collaborato con lui è succeduto al celeberrimo Régis Camus, storico Chef de Caves della Maison. Boutillat è approdato alla Maison dopo esperienze maturate in Sud Africa, Cile, California, Nuova Zelanda e Bordeaux.

La Maison, che nel lontanissimo 1835 aprì il suo primo ufficio a New York, e che lavora con 240 conferitori, seleziona le uve in 100 crus, e ha uno staff tecnico composto da sei enologi coordinati da Boutillat, non fa uso di insetticidi e incoraggia i suoi partner coltivatori ad abbracciare questa pratica nei vigneti. I vigneti sono 100% inerbati e intorno ad essi sono stati collocati alveari e siepi per creare un habitat adeguato a uccelli e insetti, che partecipano a una lotta naturale contro alcuni parassiti delle viti. In vendemmia la raccolta, che coinvolge 100mila addetti, è rigorosamente manuale per salvaguardare il grappolo intero.

Con queste infinite attenzioni nascono svariate cuvées, di alcune delle quali ho scritto in passato qui, qui e poi ancora qui, recensendo uno dei più grandi Champagne bevuti in vita mia, la fenomenale Cuvée Rare della mitica annata 2002, care a consumatori affezionati che ne apprezzano l’elegante equilibrio e l’obiettivo di proporsi come Champagne gastronomici che danno il loro meglio convenientemente abbinati e portati a tavola.

Torno oggi a scrivere di questa Maison per parlarvi di due cuvées della linea denominata Essentiel, la cuvée omonima, la Cuvée Réservée composta da un 50-55% di Pinot Noir, un 30-35% di Meunier e un 15-20% di Chardonnay – blend che può cambiare leggermente con ogni assemblage – e ha un minimo di 20% di vini di riserva, e l’Essentiel Blanc de Blancs Extra brut, 100% Chardonnay e un 35% di vini di riserva. L’Essentiel (uve della vendemmia 2015) aveva un dégorgement risalente al gennaio 2019, mentre il Blanc de Blancs da uve del 2014 dichiarava una data di sboccatura dell’ottobre 2017.

Ho avuto modo di bere i due Champagne in una circostanza particolare, cui accennerò solo per sommi capi per umana pietas, e devo dire di averli apprezzati entrambi pur senza entusiasmarmi, ammirando il savoir faire della Maison e dello staff tecnico ma non rilevando livelli di eccellenza stratosferici.

Comincio dall’Essentiel Cuvée Réservée da uve dell’annata 2015, un “extra-brut pensato per la tavola, compagno perfetto per piatti gourmet” lo definisce la Maison, secondo la quale “simboleggia l’essenza della Maison con la sua anima vigorosamente ardente, fragrante e franca”.

Le mie note parlano di un bel colore paglierino oro brillante, luminoso e vivo, perlage fine, naso ben secco e incisivo con note di mandorla e pesca bianca in evidenza. La bocca é fresca, viva, nervosa e la cuvée mostra ampiezza e profondità, bella persistenza lunga, bolle croccanti, equilibrio e spiccata piacevolezza.

Decisamente più interessante l’Extra Brut Essentiel Blanc de Blancs da uve dell’annata 2014,  che la Maison definisce “Champagne creato per incontrare le esigenze degli amanti della cucina gourmet e degli intenditori di Champagne di pregio”.

Colore paglierino oro antico, naso fitto, minerale e pietroso, bouquet profondo con agrumi in evidenza e leggera nota di frutta secca e sale. Al gusto ricco, diretto, incisivo, nervoso, di bella verticalità e profondità, fresco e scattante ma consistente sul palato con persistenza lunga. Non riesco a capire come lo staff tecnico abbia potuto trovare in questa cuvée note di “uva passa prugna e pera” ma prendo atto e dico che la cuvée mi è decisamente piaciuta. Consiglio di berla mentre ascoltate questa eccellente versione dell’immortale Così fan tutte di Wolfgang Amadeus Mozart.

https://youtu.be/DM5KMGRd0Pw

Un bravo dunque alla Maison Piper Heidsieck con una sommessa preghiera. In futuro scelga meglio i propri interlocutori in Italia, perché la degustazione via Zoom organizzata da Biondi Santi International alla quale venerdì 12 inopinatamente sono stato invitato a partecipare è stata, ad essere generosi, ridicola. Tolto un degustatore, Antonio Paolini, gli altri invitati erano dei perfetti carneadi e sconosciuti e trovarsi a degustare avendo in collegamento lo chef de cave della Maison champenoise, che sino a prova contraria produce ancora Champagne in terra di Champagne, e non English sparkling wines o sparkling wines austrialiani o californiani che ha scelto di dialogare con noi in inglese e non in francese è stata una scelta di un dilettantismo provinciale e cosmopolita che mi ha francamente indignato. E che si commenta da sola. Ahimé, non ci sono più i francesi di una volta ed è sempre più sovente imbattersi in siti Internet di Maison de Champagne la cui landing page è in inglese non nella lingua di Voltaire..

E ora che ho detto la mia su questa patetica iniziativa, sulla cui pateticità non essendo un conformista lecca…o non potevo tacere, posso essere certo che le prossime cuvée della Piper Heidsieck se vorrò degustarle me le dovrò acquistare, a cominciare da quella meravigliosa Cuvée Rare, en blanc e en Rosé (oggi sono in commercio il Rare 2006 e il Rare Rosée 2008, presentate lo scorso febbraio a a Firenze e Roma alla stampa di regime) che sento il dovere, da conoscitore e appassionati di Champagne quale penso di essere, di dover almeno una volta assaggiare.

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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