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Degustazioni

Vinudilice Brut Rosé I Vigneri

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  • VSQ
    Denominazione
  • classico
    Metodo
  • Alicante, Grecanico, Minnella
    Uvaggio
  • Giudizio

Un capolavoro assoluto firmato dal Maestro dell’Etna Salvo Foti

Cari lettori, prima di accingervi a leggere questo articolo vi prego di mettervi in ginocchio. Ve lo chiedo non per le povere parole che seguiranno, ma perché di fronte ad un Maestro e ad un capolavoro assoluto si deve rimanere in silenzio, chinare la fronte e inchinarsi.

Occhio alle vertigini, perché qui saliamo veramente in alto. Non solo per la qualità, straordinaria, del vino, un metodo classico, Rosé, di cui vi parlerò, ma perché la vigna da cui provengono le uve è posta a quasi 1300 metri di altezza. Lo avrete capito, c’è un solo posto in Italia dove si può fare viticoltura eroica, vigne lavorate con l’ausilio del mulo, a quelle altezze, ed è la Montagna incantata del vino, la Muntagna, l’Etna.

Qui ormai tutto è possibile, con 160 aziende produttrici, con gente arrivata da ogni dove, dal Belgio, dal Regno Unito, dalla Germania, dalla Svizzera, dalle Langhe (oh yes: Oscar e Andrea Farinetti, Davide (Giovanni) Rosso e Monsù Angelo Gaja) oltre ai siciliani. All’interno dei quali occorre distinguere tra gli autoctoni e quelli che sulla Muntagna si sono arrampicati furbescamente come hanno fatto grandi griffe del vino siculo quale Planeta, Donnafugata, Firriato, Cusumano e compagnia cantante. Male e in maniera stonata.

E’ possibile realizzare vini splendidi esaltazione degli inimitabili terroir vulcanici, ma anche vini tecnicamente ineccepibili ma banali (sere fa ne ho assaggiato uno, un Etna bianco 2017, che se me lo avessero fatto degustare alla cieca avrei pensato fosse uno Chardonnay trentino…). Tutto dipende dai versanti, dal rapporto che quel versante ha con quel tipo di uva che viene messa a dimora, dall’età, che a volte è ultracentenaria, delle vigne. Alcune delle quali sono prefillossera, su piede franco.

Torniamo al nostro capolavoro. Non è un rosso base Nerello Mascalese, non è uno dei mineralissimi, svettanti bianchi base Carricante (i migliori sono in purezza senza aggiunte di Catarratto) ed è un vino rosa. Ma non uno dei meravigliosi rosati fermi, tra i migliori d’Italia e del mondo in questa tipologia quando sono ben riusciti (vedi il caso di Feudo Cavaliere, Benanti, Terre nere, Barone di Villagrande, I Vigneri, Graci, Girolamo Russo, Pietradolce, Piano dei Daini, Vivera), bensì, tenetevi forte, cari bollicinari, un metodo classico Rosé.

Mi….a! Direte voi e avete ragione, perché questo vino è “nu babà”, una delizia, una cosa grande, grandissima.

Lo culla con le sue mani sante, a 1300 metri circa, nella Vigna Bosco, situata in un bosco di lecci in agro di Bronte Etna nord, il Re, l’Imperatore, il lider maximo, il Maestro, il Karajan, ma che dico, il Celibidache, dei vignaioli etnei, sua Eminenza Salvo Foti, cui si devono vini paradigmatici come l’Etna Superiore Pietra Marina di Benanti.

Foti che nella tenuta di famiglia I Vigneri, ovvero “un sistema organico di fare vitivinicoltura nel rispetto dell’ambiente in cui si ci trova”, ispirandosi all’associazione “La Maestranza dei Vigneri” fondata a Catania qualche anno orsono, nel 1435 e capace di porre “le basi per una professionalità vitivinicola di cui protagonisti erano gli stessi produttori-viticoltori”, realizza vini da songo grazie ad un’esperienza trentennale a 360 gradi unica, svolta, parole sue, “attraverso una ricerca storica, sociale e tecnica finalizzata ad una vitivinicoltura di “eccellenza”. Cercando di utilizzare strumenti e sistemi non invasivi, nel rispetto, fin dove è possibile, della tradizione, dei propri antichissimi vitigni, senza apportare stravolgimenti enormi dettati da velleità, egoismi o onnipotenza”.

Cosa fa il Maestro Foti (di cui raccomando la lettura del libro fondamentale I vini del Vulcano) nelle sue vigne? Fa vini da urlo, da eno-orgasmo, da supremo incantamento, da escire pazzi e innamorati persi tanto sono buoni. Parlerò presto del suo rosato fermo, ma sempre espressione della vigna Vinudilice, che è lavorata con il solo ausilio del mulo, è il suo metodo classico Brut, che produce solo ogni tanto, quando ci sono le condizioni ideali.

Voi direte: Rosé di Nerello Mascalese.. Eh no, bella gente, troppo facile. Il Maestro Foti (siete ancora in ginocchio mentre leggete, vero?) le sue bollicine Rosé metodo classico, dotate di una classe e di un’eleganza che in Franciacorta si sognano, si ottengono non dal Pinot noir e dal Meunier, come nella Champagne, ma nientemeno che da uve Alicante, Grecanico, Minnella, e altre varietà ancora meno note.

Lui è un genio, ma gran parte del merito di questo Rosé fiammeggiante di bellezza è di una vigna unica (così me l’ha raccontata l’amico Renato Gangemi, sommelier AIS e titolare dell’enoteca Vin-canto di Zaffarana Etnea, che raccomando a tutti coloro che amano come me i vini della Muntagna e non hanno la possibilità di procurarseli là dove vivono) che regala grappoli puri e incontaminati, che esprimono un vino puro “ottenuto senza l’uso di lieviti selezionati e senza solfiti aggiunti, e dove ogni passaggio produttivo è stato eseguito nel rispetto delle fasi lunari”. Inoltre dato il particolare Ph basso del vino, sotto i 3, Foti non usa solforosa né per il fermo e né per lo spumante.

La mia preziosa bottiglia (nelle varie enoteche online, a trovarlo perché è praticamente esaurito, viene dai 45 ai 50 euro, tutti strameritati) da uve dell’annata 2017, con sboccatura aprile 2019, questo mi raccontò e continua a raccontarmi (mi sto centellinando goccia a goccia il prezioso nettare): colore, uno spettacolo già in sé, corallo pallido, melograno, con le sfumature del tramonto (o dell’alba?), perlage finissimo, vivace, impercettibile, e un naso che ti porta subito in alto, aereo, fragrante, elegantissimo, vivace, un gioco meraviglioso dolce salato giocato tra note agrumate, ribes, sale e pietra (lavica ovviamente), immateriale e leggero, profumato della brezza e dell’aria freschissima che si respira in montagna. Sulla Muntagna.

Attacco in bocca soave, suadente, e uno sviluppo tutta leggerezza, finezza, eleganza, soavità, un vino irreale, immateriale, friabile come un wafer, di un’armonia unica e perfetta, finale lungo, salato, minerale, nervoso il giusto.

Non essendo un grande sommelier come ‘o fenomeno Gardini (a proposito leggete e ridete/nauseatevi anche voi) non mi permetto di suggerirvi l’abbinamento a tavola. Io, da perfetto egoista, non l’ho spartito con nessuna, e vi suggerisco di condividerlo solo con una persona che vi sia veramente cara. Però, da grande appassionato di musica, classica e non, vi impongo di berlo, in religioso silenzio, questo Vinidilice Brut Rosé del Maestro Salvo Foti, ascoltando il quartetto d’archi Cypresses di Antonin Dvorak.

https://youtu.be/1n4gpo4r-FA

Oppure, restando in Sicilia, tra grandissimi artisti siciliani, ascoltando, del Maestro Franco Battiato,

Oceano di silenzio

https://youtu.be/tfqwo73wjVU

L’ombra della luce

https://youtu.be/E8jo7DBxaos

E l’indimenticabile Giuni Russo mentre cantava, da par suo, Strade parallele (insieme a Battiato)

https://youtu.be/BLzt1tZ6ZAw

oppure La sua figura…

https://youtu.be/a_54S1hRL4w

Che meraviglia!

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. oreste

    24/06/2020 at 15:14

    Molto buoni i vini di Foti… anche il vinudilice rosato è uno spettacolo.
    Di sicuro Foti ha uno dei “manici” più interessanti di tutto l’Etna.
    Però sui tappi si può e si deve migliorare… è sempre un peccato trovare eccellenti vini stancati o deviati da un tappo di scarsa qualità.
    (considerati i prezzi enoteca, uno sforzo in questo senso è auspicabile)

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