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Degustazioni

Alta Langa Pas Dosé Psea 2015 Pecchenino

Pubblicato

il

  • Alta Langa
    Denominazione
  • classico
    Metodo
  • Chardonnay, Pinot nero
    Uvaggio
  • 4
    Giudizio

Le bollicine dell’Orlando non sono furiose, ma fini ed eleganti…

Atensiun! Il sottoscritto dichiara che quanto segue non è stato scritto in preda ad allucinogeni ma è stato vergato nel pieno possesso delle mie capacità (che sono quelle che sono, portate pazienza) di intendere e di volere.

Dichiaro altresì di non aver contratto alcuna forma di coronavirus, che l’ultima volta che ho incontrato il produttore del cui vino leggerete ho rischiato di essere menato da lui per aver rifiutato di dargli la mano quando rivestiva un importante carica istituzionale, presidente del Consorzio Barolo e Barbaresco, mica del Valcalepio, e avergli detto quello che pensavo della sua persona. E non erano complimenti…

Dichiaro infine che il produttore in oggetto continua a non essere il mio ideale di vignaiolo, soprattutto per i vini, che per mia fortuna non assaggio da anni, che produce a Dogliani (parlo dei suoi Dogliani o Dolcetto di Dogliani Docg), che con ogni probabilità non andremo mai a cena insieme, che non finiremo a raccontare  barzellette spinte dopo alcune bute di Barolo. Che continueremo a non considerarci amici, rivendicando la nostra lontananza di pensiero con reciproco orgoglio.

Ciò detto, dopo aver scritto in passato di Orlando Pecchenino, giacché di lui sto parlando cose non molto simpatiche (per lui, io mi sono divertito molto a scriverle…), questa cosa 18 anni fa, definendo il suo Dolcetto “un alieno enologico”, poi tre anni fa questo e questo, e due anni orsono questo e questo (quest’ultimo in circostanze molto dolorose), voglio dirgli pubblicamente bravo (l’ho già fatto anche a voce, telefonandogli) per questo suo Alta Langa Pas Dosé Psea 2015 che ho assaggiato ieri, in una degustazione eccitante (la denominazione del metodo classico piemontese è in grandissima forma e cresce e farà grandi cose nei prossimi anni, mi ci gioco le…), e che mi ha fatto esclamare, Boia fauss, mi tocca parlare bene dell’Orlando! Due parole, quelle che trovate nella pagina dedicata all’azienda sul sito di Alta Langa, sui Pecchenino.

L’attività vitivinicola risale all’inizio del secolo scorso quando è attestato che il nonno Attilio coltivava poco più di 8 ettari nel comune di Dogliani, zona particolarmente vocata alla coltivazione del vitigno dolcetto.
Negli anni ’70 è il figlio Marino a prendere in mano le redini aziendali, per poi lasciare i poderi ai figli Orlando ed Attilio, sul finire degli anni ’80.
A loro si deve l’interessamento ad altre denominazioni e l’ampliamento della superficie vitata che ad oggi consta di 30 ettari, suddivisi fra i comuni di Dogliani, Monforte d’Alba e Bossolasco.

L’azienda ha iniziato ad investire nel territorio dell’ Alta Langa, nel comune di Bossolasco, dal 2012, in quanto particolarmente interessata all’altitudine e alla qualità dei terreni su cui sono impiantati i vitigni. Tale altitudine permette infatti una maturazione tardiva delle uve che consente di ottenere vini freschi e ricchi di profumi. È da questi vigneti di chardonnay e pinot nero che nasce il loro Alta Langa Psea, dal nome della località di Bossolasco “Pezzea” in cui essi si trovano”.

E inoltre: “dagli anni ’70, quando l’azienda passa al figlio Marino e successivamente nell’87 a conduzione dei figli Orlando e Attilio, sono stati acquisiti nuovi terreni e vigneti contando ora una superficie di circa 32 ettari di cui 26 siti nel Comune di Dogliani e 3 nel Comune di Monforte d’Alba. L’azienda è vitata per il 70% da Dolcetto e per la restante parte da vitigni Barbera, Nebbiolo”.

Ci hanno messo parecchi anni i Pecchenino prima di arrivare ad individuare, nel 2010, il pezzo di Alta Langa che corrispondesse alle loro esigenze. Vigne impiantate nel 2011-2012, prima annata di produzione 2014 e via subito con numeri interessanti perché dalle 6000 bottiglie di questo 2015 si arriverà alle 18 mila delle annate 2018-2019.

Alta Langa d’altezza, 700 metri, con vigne esposte a nord est, e un affinamento che in realtà, più che di 30 mesi è di 38-40. La cuvée è composta per il 70% da Chardonnay, e per il 30% da Pinot nero e la vinificazione prevede che dopo una fermentazione in acciaio, la cuvéé invecchia in barrique per 9 mesi. Trascorso questo tempo il vino viene imbottigliato per la presa di spuma e lasciato riposare sui lieviti per diventare un Alta Langa Pas Dosé. La tipologia, insieme all’Extra Brut, che più esalta le caratteristiche di freschezza, nerbo e mineralità dei migliori Alta Langa Docg.

Cosa mi ha detto l’assaggio di ieri a Canelli dai Coppo, cantina posta proprio di fronte a quella del rinoceronte, pardon, di Contratto, (a proposito, complimenti a Giulio Bava, presidente del Consorzio e ai suoi collaboratori, specie alla brava Marianna Natale)? Che si tratta di un Alta Langa che vista la giovane età dei vigneti e l’esperienza maturata da Orlando Pecchenino soprattutto sui rossi, stupisce per piacevolezza.

Colore paglierino verdognolo brillante, perlage sottile, naso fine, ben secco, incisivo, fresco e fine, con note di nocciola e agrumi in evidenza. Attacco in bocca secco come a naso, freschezza e incisività del sorso, bolle leggermente croccanti, ha spinta lunga e buona persistenza e una innegabile piacevolezza e ricchezza di carattere.

Come dicono in Piemonte: ai suma, ci siamo! Ora spero solo che il futuro non mi riservi l’obbligo di scrivere bene, per onestà intellettuale, quella che mi riconosce anche chi mi odia, di vini di Rivetti o di Altare. A quel punto mi resterebbe solo un congedo in stile langhetto, il suicidio buttandomi nel pozzo….

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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