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Degustazioni

Asti La Selvatica 2019 Caudrina Dogliotti

Pubblicato

il

  • Asti
    Denominazione
  • Charmat
    Metodo
  • Moscato
    Uvaggio
  • Giudizio

Con questo caldo feroce cosa meglio di una buta di Asti?

Io voglio bene, lo si sarà capito?, ai miei amici piemontesi, ma pur con tutto il bene che voglio loro talvolta mi fanno incazzare. Pensate a che pasticci fanno con un uva e con un vino che in Francia, nella mitica Francia, culla di ogni civiltà enoica, ci invidiano. Un’uva che, parafrasando l’astigiano Paolo Conte nella sua mitica canzone Bartali, “i francesi ci rispettano che le balle ancora gli girano”. Sto parlando del Moscato e dell’Asti, Docg dal 1993, 9700 ettari di vigneti, 85 milioni di bottiglie, 4000 aziende produttrici 51 comuni, un Consorzio, presieduto da un galantom, nato nel 1932 (non si facevano tutte cose sbagliate in quegli anni fatidici in Italia…).

Fosse un vino francese, l’Asti (ed il Moscato d’Asti) sarebbe un mito come lo Château d’Yquem, un monumento nazionale, una gloria patria. Invece è piemontese e i miei amici piemunteis non riescono a valorizzarlo come dovrebbero e ne hanno fatto un vino da supermercato. Con tutto il rispetto dei supermercati, dove noi che viviamo in città e non in campagna, siamo costretti a fare la spesa.

Io dico, ma boia fauss!, hai un Asti, e un Moscato d’Asti in mano, il più straordinario dei vini dolci naturali dell’universo mondo, un vino che è sinonimo di vino dolce e da dessert, e ti vai a inventare una sua variante scarsa e come l’Asti Secco nella speranza di fare concorrenza a quella cosa che non amo, non bevo, ma rispetto, che è il Prosecco?

Hanno un bel spiegare le “ragioni”, che per me non esistono, di questa scelta e dare una paccata di soldi al figlio della mitica Barbara Bouchet, il cuoco e personaggio televisivo Alessandro Borghese, per provare, come in questo video, a magnificare un prodotto che resta mediocre e insensato.

Meglio sarebbe stato, a mio modesto avviso, concentrarsi sull’Asti e valorizzarlo in maniera intelligente e farlo conoscere in Italia e nel mondo, magari riducendo le rese per ettaro che ora prevedono 100 quintali, e far conoscere, soprattutto agli stranieri, un territorio che è spettacolare. Da visitare, conoscere e innamorarsi…

Uno di quelli che lo sa fare, ben prima che diventasse presidente del Consorzio, è il mio caro vecchio amico Romano Dogliotti, che nella sua cantina di Castiglione Tinella, in una zona da sempre considerata tra le migliori per la produzione dell’uva Moscato, con la moglie Bruna e i figli Alessandro, Sergio e Marco, continua un’attività che ha inizio negli anni Quaranta del secolo scorso, avviata dal padre Redento. A fine anni Settanta Romano entra in azienda e dalle vigne più vocate “incomincia a inventare il suo Moscato, a imbottigliarlo e venderlo a quel privati che riscoprivano in quel vino i sapori dell’infanzia, del dolce della domenica, delle feste, della convivialità. Nacque così il Moscato d’Asti La Caudrina, vino dalle molte peculiarità: dolce ma anche piacevolmente acidulo, dal profumo delicatamente floreale. La Caudrina era ed è un vino essenziale, pulito, semplice come deve essere; il passaparola e la presenza sempre più frequente in ristorazione e nelle enoteche ne decretò la fama.

Sull’onda di questo primo successo, Romano, da un altro cru, iniziò la produzione del suo secondo vino, l’ormai storico Moscato d’Asti La Galeisa che con la vendemmia del 1989 divenne un nuovo motivo di orgoglio. Un moscato dall’aroma persistente, intenso e dal sapore corposo. A questi si affiancò nel 1993 La Selvatica, un Asti spumante moderatamente dolce, dal perlage persistente, dal profumo complesso, aromatico, inconfondibile, che si fregia dell’etichetta donata dal mitico grappaiolo Romano Levi. 
Papà Redento, che aveva seguito ì passi del figlio Romano con interesse e ne aveva compreso e condiviso la determinazione, nel 1997 dopo un’altra buona vendemmia gli passò definitivamente il testimone”.

C’è poi un altro capitolo nella storia di questa azienda esemplare, l’impegno rossista con l’acquisizione di un vigneto a Nizza Monferrato, da cui nascono la Barbera d’Asti La Solista e il il Barbera d’Asti Superiore Montevenere affinato in carati. E poi altri rossi, il Dolcetto d’Alba Campo Rosso, il Piemonte Doc Barbera La Guerriera, il Nizza (Barbera) Montevenere, il Monferrato Rosso Sfacciato, ma di questi ci sarà occasione di parlare, come dello spettacolare Moscato Passito Redento, su Vino al vino. Mentre su questo blog prima o poi mi deciderò a parlare dello spumante da uve Albarossa (vitigno autoctono piemontese) denominato Lunatica, da vigne sempre in Nizza Monferrato.

Io oggi, con il caldo feroce e umido che incombe, voglio parlarvi della migliore delle bibite naturali possibili, di quella splendida, dissetante spremuta di uve Moscato che è l’Asti La Selvatica, la cui etichetta riporta un celeberrimo disegno del grappaiolo angelico Romano Levi.

Romano & Co lo producono da uve Moscato provenienti da una vigna di due ettari e mezzo piantata nel 1975, con 5000 ceppi ettaro esposta a sud, sud-ovest, su terreno marnoso calcareo, a 280 metri di altezza.

Loro, i Dogliotti lo definiscono “ottimo vino da dessert, si sposa felicemente con le fragole, con le pesche ripiene all’amaretto, con le crostate e torte di nocciole”, io a casa loro anni fa lo gustai, e fu una rivelazione, abbinato a salame e soprattutto lardo. Un’apoteosi…

E’ un Asti dal contenuto aromatico inebriante, agrumi, salvia, fiori bianchi, le note moscatate di quest’uva fenomenale e identitaria com’altre poche, che ti conquista, così è accaduto a me dalla prima volta che lo assaggiai, e fu subito coup de foudre, per la sua cremosità un po’ “tettona”, per quel mix calibrato tra dolce-salato-acido che rende la bottiglia terribilmente beverina (in due la si svuota in un battibaleno, in verità io la vuoto anche da solo, la gradazione è di sette gradi nell’edizione 2019) e il vino è un toccasana per scacciare pensieri e mettere allegria.

Da bere, ovviamente, ascoltando l’astigiano (e sicuramente moscatista) Paolo Conte, e questa versione strepitosa di Diavolo Rosso, uno dei suoi capolavori.

Ai Suma caro Romano, mille di queste Selvatica, prosit!

Azienda Agricola Caudrina di Romano Dogliotti
10, Via Valle Bera 12053 Castiglione Tinella (CN)

Tel. 0141.855.126

e-mail vini@caudrina.it

https://www.caudrina.it

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. Moreno

    01/07/2020 at 19:58

    Franco tu sai che sono abbastanza schivo nel fare complimenti pubblici ma per quanto hai scritto sul moscato lo faccio volentieri, sono tanti anni che dico quello che tu sapientemente hai scritto, tu sai quanto conosco i francesi e spesso ci diciamo che i nostri cugini ci invidiano questo o quel vino, Ti garantisco che i francesi e tutto il mondo ci invidiano un solo vino: il moscato, quello che nessuno riesce fare. È un vero peccato che i nostri amici piemontesi come li chiami tu, non credano profondamente in questo vino che potrebbe essere la punta di diamante della nostra enologia, che con una produzione oculata potrebbero vendere a qualsiasi prezzo, un vino per tutte le situazioni, per tutte le età. Una penna critica come la tua potrebbe iniziare una campagna di sensibilizzazione per una valorizzazione di questa perla enologica.

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