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Degustazioni

Champagne Brut 2014 Deutz

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  • Denominazione: Champagne
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Chardonnay, Pinot noir, Meunier
  • Giudizio
2

L’harmonie des anges nel bicchiere

Ebbene sì, ho bevuto alla grandissima settimana scorsa durante la mia magnifica, indimenticabile, tonificante e rifondativa (di me stesso) cinque giorni in terra di Langa. Boia fauss, quando sei nella terra del Barolo e incontri, uno dopo l’altro, alcuni dei migliori interpreti del più grande vino rosso dell’universo mondo (altro che Bolgheri e Bordeaux, solo la meglio Bourgogne regge la botta!), ne cito solo tre, Mauro Mascarello, Roberto Voerzio e Maria Teresa Mascarello, e hai la fortuna di provare in anteprima una serie di 2016 che saranno (sono già) grandi, un 1982 di Borgogno in stato di grazia, due 2004 talmente beverini che ne berresti a secchiate, più altre annate, dal 2013 Sarmassa Vigna Merenda di Scarzello ai 2014 di Luca Roagna, passando per un commovente Vignolo 2010 di Cavallotto e un 2004 Vigna Chiniera di Elio Grasso, o il Monvigliero 2004 e 2016 di Comm. G.B.Burlotto, e dovrei citare molti altri che mi hanno deliziato palato, cuore e anima, allora capisci che non puoi davvero chiedere di più a Bacco e che hai toccato il cielo dei golosi con un dito…

Però, però, accidenti, come cantava Joséphine Baker e canta splendidamente Madeleine Peyroux, “J’ai deux amours” enoicamente parlando, Re Barolo e l’Empereur des bulles, le Roi Champagne e anche in Langa tra un Barolo, una Freisa (altra mia passione sfrenata) e un Dolcetto (ad esempio lo strepitoso Diano d’Alba Superiore Vigna Vecchia del Pinnacolo del mio amico Maurizio Rosso, ho sentito l’impellente necessità, quasi un imperativo kantiano, di stappare una buta delle bulles di Reims, Epernay e dintorni.

Non era difficile farlo, perché in tutte le carte dei vini dei ristoranti dove sono stato, da Castiglione Falletto a La Morra, trovi una ricca selezione di Champagne, ma io ho pensato bene di portarmene due da casa, che ho bevuto, una sera in compagnia della dolce Elena e di suo marito Sergio Germano e domenica a pranzo con un tipo di cui vi dirò, nel mio ristorante del cuore, Felicin a Monforte d’Alba, brindando con Silvia e Nino, una coppia formidabile di amici veri, alle loro fortune, al mio riabbraccio con la Langa, al futuro dell’Italia e del mondo dopo l’avventura tremenda del coronavirus.

Le bouteilles erano di Maison che fanno parte della crème de la crème della Champagne, Jacquesson, di cui mi ero portato il 743 che stappandolo ora, fresco di sboccatura, ho compiuto un eno-infanticidio, e la mia Maison adorata, Deutz, che l’amico Fabrice Rosset, straordinario presidente e Signore dalla classe infinita, ha portato lo scorso anno a produrre due milioni duecentomila bottiglie. Una più buona dell’altra.

Del 743 parleremo settimana prossima, la cuvée di Deutz (maison importata e distribuita in Italia dal 2014 da una società, Eurofood, che non fa parte di quel Club ristretto e un po’ snob dei migliori importatori di Champagne e vini francesi che organizza eventi affollati e webinar di una noia infinita…), non era una di quelle top, (cuvées che aspetto di stappare non con un amico, ma in compagnia di una bella donna che sappia rubarmi il cuore e dimostrarsi degna di spartirle con me), l’inarrivabile, ineffabile Amour de Deutz ad esempio, ma era “solo” il Brut millésimé 2014.

L’ho scritto molte volte citando Baudelaire e l’Invitation au voyage, da Deutz “tout n’est qu’ordre et beauté, luxe, calme et volupté” e basta visitare il sito Internet della Maison per cogliere al volo che si è entrati in un universo di eleganza, armonia, raffinatezza.

bsh

Non ho scelto il top di gamma, come dicevo, ma uno Champagne che nelle varie enoteche on line pagherete da 50 a 70 euro, ma per brindare insieme a Silvia e Nino e a quel filibustiere del mio amico Giorgio Rinaldi, ai vertici dell’A.I.S. nazionale e da un anno e mezzo felicemente impegnato a dirigere una bella azienda di La Morra di cui presto vi parlerò, Dosio vigneti, alle fortune mie e anche di qualche simpaticone che mi vuole male (tranquillo: io gliene voglio il doppio e aspetto pazientemente in riva al fiume di vedere passare il suo cadavere o quantomeno di vederlo spodestato da un trono su cui indebitamente si trova da troppo tempo…), andava benissimo il Brut millésimé 2014, il consueto mix di Pinot Noir 65%, Chardonnay 30%, Pinot Meunier 5% che Fabrice Rosset e il suo chef de cave Michel Davesne ottengono da Grand Cru di Ay, Verzenay, Mareuil-sur-Ay, Louvois e Bouzy e che sosta 48 mesi sui lieviti.

Domenica il Brut 2014 ha conosciuto un mariage perfetto, un piatto supremo (guardatelo e ditemi se non vi viene l’acquolina in bocca) di ovoli in insalata che hanno aperto splendidamente, dopo alcuni amuse bouche, ad un piatto altrettanto magnifico di raviolini con un ripieno di verdure e un tocco di Parmigiano Reggiano.

Lo Champagne, che mi sembra una bestemmia tentare di descrivere, come mi accade sempre davanti alle cuvées di Deutz e una bella donna da conquistare (ammesso e concesso che alla mia età abbia ancora un pizzico di charme e del giusto ésprit per riuscire a farlo) era come sempre merveilleux. Colore paglierino brillante, perlage sottilissimo e zigzagante nel bicchiere, e il consueto portento degli aromi deutziani, giocato tra note di pasticceria (meringa), accenni agrumati, sale e fiori bianchi appena sbocciati, pesca noce e nocciola.

E poi quale beva strepitosa, mon Dieu!, la morbidezza setosa e non ruffiana che ti vellica e ti accarezza il palato, le bolle maliziosamente tenere e stuzzicanti, la perfetta corrispondenza naso bocca, l’harmonie des anges

Ne avremmo bevuto, l’avessimo avuto a disposizione, un magnum, ma dovevamo correre verso un appuntamento con il Barolo della mia predilezione, Re Monprivato di Giuseppe (Mauro) Mascarello e siamo andati via leggeri e felici, pregustando altre delizie celesti e cantando a squarciagola in auto (guidava Giorgio) una versione riveduta e corretta della celeberrima Barbera & Champagne di Giorgio Gaber da me ribattezzata Barolo & Champagne. Giusto, Barolo & Champagne, what else, que de mieux dans le monde infini du vin?

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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