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Degustazioni

Alta Langa Pas Dosé 2013 Rizzi

Pubblicato

il

  • Denominazione: Alta Langa
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
  • Giudizio
1.8

Un metodo classico quasi più buono dei loro Barbaresco…

Devono fare bene attenzione i miei amici langhetti produttori di fiammeggianti Barbaresco e Barolo, perché alcuni di loro, pur continuando a lavorare splendidamente con i loro vins du pays base Nebbiolo, rischiano di farsi prendere talmente la mano dalla passione per le bollicine da finire a produrre metodo classico che fanno una seria concorrenza ai loro rossi de garde.

E’ un pensiero, questo, che mi veniva la scorsa settimana durante la mia cinque giorni magica nelle terre del Barolo, degustando le bolle di Barale o di Sergio Germano, l’Erpacrife di Scarzello & co, e che mi è venuto spontaneo lunedì mattina in quel di Canelli mentre mi divertivo come un matto degustando, grazie alla perfetta organizzazione assicurata dal presidente del Consorzio Giulio Bava e dall’addetta stampa Marianna Natale, 43 Alta Langa Docg. Che per i pochi che non lo sapessero è il metodo classico made in Piemonte.

Acciperbacco se questo rischio lo corrono i miei amici barbaresch-barolisti o roerini come Deltetto o Negro, catturati dalla malia delle bollicine metodo classico, perché producono ormai cuvées di assoluto rispetto.

Ultima della serie, ne avevo già scritto qui riferendomi ad una delle prime prove, nove anni orsono, a correre questo pericolo è una delle più belle (in tutti i sensi, il posto è di uno splendore unico) realtà produttive dell’universo del Barbaresco, Rizzi a Treiso, tanti ettari vitati, tutti in posizioni di assoluto rilievo, creata da quel giovanotto di Ernesto Dellapiana (per gli amici George) e fatta crescere a colpi di acquisizioni progressive di vigne, credibilità e appeal tra i consumatori, anche dal figlio Enrico e da sua sorella, la dolcissima Jole.

Ormai i Dellapiana (un fratello di Ernesto è un architetto di primario valore) non si accontentano di scalare i vertici della gerarchia barbareschiana, con i loro Barbaresco Rizzi, Nervo, Pajoré, Rizzi Riserva Vigna Boito, (uno più buono dell’altro, soprattutto l’ultimo), ma primeggiano anche nel contesto dell’Alta Langa bollicinara.

Il loro Pas Dosé, di cui a Canelli ho degustato l’annata 2013, con sboccatura autunno 2018, nasce da una serie di vigne, situate a Treiso, all’interno del cru Rizzi e Giacone, allevate a Chardonnay e Pinot nero, impiantate in epoche diverse, dal 1972 al 2014, ad altezze varianti dai 300 ai 415 metri di altezza, su marne argilloso calcaree, ed è una cuvée che vede prevalere, con un 85%, lo Chardonnay, completato da un 15% di Pinot nero. L’affinamento sui lieviti è di 50 mesi.

Il risultato è un metodo classico che ad ogni uscita diventa sempre più buono. I miei appunti di degustazione dicono colore paglierino scarico brillante, perlage fine, naso ricco e strutturato, con aromi di fiori bianchi e agrumi e una fine salinità che si fa strada nel bicchiere.

Bocca ampia e cremosa, bollicine molto delicate sul palato, bell’allungo e scatto, acidità calibrata che dà slancio e verticalità, freschezza e piacevolezza.

Un ottimo Alta Langa Pas Dosé (la tipologia, insieme all’Extra Brut, che più esalta le caratteristiche di queste bollicine di collina piemontesi) che vi consiglio di bere ascoltando su You Tube il concerto live del 2016 di questa sorprendente cantante jazz americana dalla storia incredibile, Melody Gardot.

 

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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