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Degustazioni

Alta Langa Blanc de Noir 2015 Casa Emanuele di Mirafiore

Pubblicato

il

  • Alta Langa
    Denominazione
  • classico
    Metodo
  • Pinot nero
    Uvaggio
  • Giudizio

Buono, ma come cantava Morandi, si può dare (e fare) di più…

E’ stato divertente utile e istruttivo, mercoledì 24 giugno, ritornato finalmente dopo tre anni di esilio nella terra dove voglio essere sepolto quando gli Dei mi chiameranno, la Langa del Barolo ovviamente, incontrare, come primo appuntamento dei tanti che ho preso, il mercante di utopie, il baffo che conquista, il Berlusconi del PD, quella forza della natura che corrisponde al nome di Oscar Farinetti.

E’ stato bello perché Oscar, che avevo già incontrato diverse volte, a Torino, in Langa e a Eataly Milano, mi ha presentato il suo figlio più giovane, Andrea, 30 anni, studi alla scuola enologica di Alba, delegato a seguire le varie aziende vinicole, da Borgogno sino all’avventura sull’Etna di Palmento Carranco, e questo primo nostro incontro mi ha fatto conoscere un ragazzo veramente in gamba e con le idee chiare. Uno che avrebbe una marcia in più anche se non fosse figlio del creatore di Eataly e Fico.

Inoltre Oscar, nonostante i suoi molteplici impegni, imprenditoriali, televisivi, sociali, inventivi, editoriali (ma la sua giornata è davvero solo di 24 ore ho ha trovato il modo di raddoppiarle?) mi ha dedicato un sacco di tempo e siamo stati insieme, parlando, assaggiando, scherzando (anche di politica, ad esempio del suo amico, che per me è un cialtrone, per lui, tenetevi forte, “uno statista”, Renzi Matteo da Rignano), raggiunti a cena a Fontanafredda dal nostro comune amico Walter Massa, qualcosa come sette ore.

E sette ore, ma anche solo dieci minuti, spesi in compagnia di Oscar, sono ore e minuti spesi bene, imparando, ricavando cento spunti di riflessione, e soprattutto stando bene da un punto di vista umano, perché a meno che tu non sia un’ameba o un sasso, se conosci Oscar, se bevi una buta di Barolo insieme a lui, non puoi non essere conquistato dalla sua umanità. Sarà anche furbo, scaltro o come cavolo volete definirlo (non si fanno i miliardi se non lo si è, io difatti sono un piciu e sono in bolletta…), ma Oscar è non solo un genio della comunicazione e uno che saprebbe vendere il ghiaccio agli eschimesi (magari inventandosi uno slogan speciale per l’occorrenza) e un imprenditore che trova il modo di rischiare e fare rischiare gli altri, ma è soprattutto una bella persona. In Langa tanti non concordano con me, ma francamente, visto che non devo vendergli vino né tantomeno l’anima, me ne frego e mi fido delle mie sensazioni.

Durante le nostre lunghe chiacchierate a 360 gradi, trovandoci a cena in quel posto splendido che è diventato il villaggio Fontanafredda, vivo, stimolante, un luogo dove la storia dell’Ottocento convive con la modernità in maniera mirabile, non abbiamo parlato solo di Barolo ma ovviamente anche di bollicine, dell’Alta Langa che viene prodotto, da illo tempore, nella tenuta di Serralunga d’Alba.

Io non avevo ancora fatto la degustazione di 43 Alta Langa che ho fatto, con gran divertimento (quando assaggio cose buone io mi diverto e godo…), lunedì 29 a Canelli, ma portandomi avanti ho detto ad Oscar che, acciperbacco, si può e si deve fare molto meglio con i loro metodo classico. Gli ho anche detto, provocatoriamente, che rimpiango i tempi antichi quando Fontanafredda non era nell’orbita farinettiana e con il famigerato Monte dei Paschi proprietario a fare i vini era quel galantuomo e grande tecnico di Livio Testa. Una persona splendida e indimenticabile.

A degustazione di Alta Langa ultimata devo dire di aver fatto bene a rimbrottare l’eno tycoon di Alba (con casa, beato lui, a Novello), perché le due cuvées di Fontanafredda che ho avuto modo di provare, Vigna Gatinera Brut Nature e Contessa Rosa Rosé mi sono sembrate decisamente sottotono e nella media (hanno fatto loro il pelo e contropelo bottiglie di aziende sconosciute o emergenti) e lungi dall’essere entusiasmanti.

L’unica delle bollicine della galassia Farinetti che mi è piaciuta, anche senza farmi urlare di piacere (quello accade solo con certi Champagne soprattutto se bevuti in lieta compagnia femminile…), è quella dall’etichetta inconfondibile, vero Vecchio Piemonte e ancien régime, molto avanti Savoia!, che il team Fontanafredda produce con lo storico marchio Mirafiore. Precisamente il Blanc de Noir 2015.

Che storia appassionante quella di questa tenuta, di questa impresa lungimirante creata nel lontano 1878 da Emanuele Alberto Guerrieri conte di Mirafiore, figlio del primo Re d’Italia, che fonda la Casa E. di Mirafiore con i suoi tenimenti in Barolo e Fontanafredda! Come si legge sullo stravagante sito Internet della Mirafiore dove orientarsi è più complicato che nel mitico labirinto di Cnosso, il cunt era “una nobile figura di imprenditore contadino, che si dedica al vino con un approccio assolutamente moderno e parallelamente all’impegno enologico spende molte energie per la comunità, concludendo la costruzione del villaggio per la comunità dei dipendenti, realizzando le cascine, le cantine, le stalle, una chiesa e fondando la F.A.O (Fratellanza Agricola Operaia), prima forma di CRAL: il circolo ricreativo per i dipendenti”.

Una specie di Farinetti di sangue blu dell’Ottocento, (con una raccapricciante rassomiglianza, cosa che avevo già fatto notare ad Oscar, con il famigerato ex premier fiorentino), che adotta criteri innovativi di produzione, fa costruire nel 1887 le prime botti in cemento d’Europa direttamente nelle sue cantine, su brevetto dell’azienda svizzera Borsari, e ottiene riconoscimenti  e la prima medaglia d’oro a un concorso enologico a Colonia, in Germania.

Un grande cronista e storico dell’epoca, il Fantini annota: “Il Conte di Mirafiore, che produceva Barolo nella Tenuta di Fontanafredda, da vino di lusso consumato in una sfera più riservata, portò il Barolo sul mercato mondiale dandogli smercio commerciale”. Il Barolo cominciava a rimbalzare di bocca in bocca, diventando sempre più conosciuto. Il conte Emanuele Alberto si fa garante della qualità e della tipicità del prodotto e nel 1890 esporta il suo Barolo in tutto il mondo e viene premiato a Bruxelles, Chicago e San Francisco.

Ora, tornando ai giorni nostri, non dico che Farinetti e Mirafiore e Fontanafredda debbano sfornare Alta Langa in grado di sfidare lo Champagne, ma perdiana, come cantavano Tozzi, Morandi e Ruggeri al Festival di Sanremo del 1987 si può dare e fare di più e meglio. Capito Oscar?

Prodotto con Pinot nero in purezza, da una vigna in Serralunga d’Alba a 250-300 metri di altezza esposta ad est su argille bianche intervallate da strati di sabbie calcaree, uva raccolta in piccole cassette, spremitura soffice e delicata fino ad ottenere circa il 50% di resa in mosto fiore, affinamento di 36 mesi sui lieviti, questo Blanc de Noir convince ma non spacca. Gli manca qualcosa in personalità, complessità, scatto. E conoscendo Oscar non credo che lui si accontenti di un ruolo di gregario dell’Alta Langa, ma credo vorrebbe piuttosto essere un Fausto Coppi o un Bartali in fuga solo al comando…

Bello il colore paglierino verdognolo brillante, perlage sottile e continuo, simpatico il naso, abbastanza fragrante, con prevalenza del carattere fruttato su quello floreale, ma senza particolare complessità, piacevole il gusto, cremoso, ampio, abbastanza strutturato, apprezzabili la freschezza e la sapidità, ma a conti fatti un Alta Langa che non spicca il salto, cui manca il colpo di reni, e che difetta di personalità.

Forza banda di Fontanafredda e di Mirafiore, dovrà mica essere Franco Ziliani (anche se con questo nome e la mia esperienza ho tutte le credenziali necessarie) a venire ad insegnarvi a fare dei metodo classico cum pallas!

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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