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Degustazioni

Alta Langa Blanc de Noir Pas Dosé 2015 Contratto

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  • Denominazione: Alta Langa
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Pinot nero
0.8

Ebbene sì, lo confesso, un vino di Giorgio Rivetti mi piace, e molto…

Boia fauss cosa mi sta succedendo? Uno spende una vita, si costruisce un’onorata carriera di giornalista indipendente, di franco tiratore e Don Chisciotte incurante dei poteri forti che comandano nel mondo del vino, si fa conoscere anche combattendo la mafietta di Langa In e dei cosiddetti Barolo boys che ha tentato di uccidere il Barolo passando per il Barbaresco, oltre che per essere stato il primo a scrivere sullo scandalo del Brunello di Montalcino taroccato, Brunellopoli, uno degusta, assaggia, beve Champagne a tutto spiano, ne scrive ormai più dei Franciacorta, dice a chiare lettere che tanti Franzacurta sono mediocri e poi, accidenti, destino cinico e baro, finisce a scrivere bene, non potrei fare altrimenti, per un Alta Langa Blanc de Noir Pas Dosé di Rivetti, pardon, Contratto?

Mai dire mai ci insegnano 007 e Ligabue, e io, che pure nel 2000 feci scalpore con un pezzo, leggetelo qui, pubblicato sul mio adorato Wine Report, raccontando di un pugno in faccia alla prepotenza, un cazzotto ben assestato (mica come il pugnetto che anni fa a Milano durante la Giornata Champagne diedi ad un sommelier fiorentino che ora fa il testimonial, ben pagato, del Tavernello..), ricevuto da un moscatista che provava a diventare produttore anche di Barbaresco e Barolo, eccomi qui, porcaccia zozza, a dire che quel signore di cui per anni ho scritto le peggio cose (e le riscriverei, beninteso), è diventato, almeno in Alta Langa, un produttore con i fiocchi, uno da prendere sul serio e da non trattare più… come un Rivetti… Uno che, fateci caso, più passano gli anni più assomiglia al mitico Ligabue…

Dite quello che volete, datemi pure del venduto (ricordatevi, mai dire mai, nella vita todo es possible…), ma a me questo Alta Langa Blanc de Noir Pas Dosé 2015 che mi sono aperto e scolato a casa da solo, un sabato sera pieno di pensieri, dubbi e palle girate, è piaciuto, senza se e senza ma.

Contratto è un nome che nella storia (tutta da scrivere, potrebbe essere il mio primo libro, chissà…), del metodo classico italiano, ha un peso rilevante, un nome, soprattutto con il For England, che negli anni in cui la Franciacorta era solo un’ideuzza geniale e brillante nella mente di quel genio di Franco Ziliani (quello vero, quello bravo, quello che ha fatto i dané mica quel piciu del sottoscritto…), era già un classico, una delle poche bolle italiane, come quelle de La Versa del conte Denari o i Ferrari, ça va sans dire, che non impallidissero nel confronto con i Maestri della Champagne.

L’azienda negli anni Novanta dello scorso secolo e nei primi anni del primo decennio di quello nuovo, purtroppo, nonostante producesse ancora buone cose, era finita un po’ in un cono d’ombra, in una fase di riflessione che tendeva verso la catalessi, sino a quando, nel marzo del 2011, i Rivetti brothers di Castagnole Lanze non pensarono bene di rilevare la storia azienda dalla famiglia Bocchino.

Per anni si trattò di sistemare conti, immagine e credibilità dell’azienda, lavorando soprattutto sulle uve, Pinot nero, acquistate da sempre in Oltrepò Pavese. Poi, progressivamente, la presa di coscienza che sull’Alta Langa, sull’operazione Alta Langa, metodo classico piemontese Docg si poteva investire, sino all’annuncio, nel 2016, che tutte le bollicine di Contratto sarebbero diventate Alta Langa Docg. Due anni fa la presentazione del primo Contratto Alta Langa in questa intervista al mio amico e stimato collega Filippo Larganà e oggi le bolle Alta Langa di Contratto, 40 ettari e duecentomila bottiglie prodotte, sono realtà.

Io intanto, curioso ma piuttosto scettico (perché da “nemico” del Rinoceronte non potevo fare altrimenti, mettevi nei miei panni…) stavo alla finestra, cercando di capire cosa sarebbe successo in quelle meravigliose cantine che visitai un paio di volte e dove la precedente proprietà organizzò una serie di memorabili cene d’autore invitando i più importanti chef stellati d’Europa.

Un primo segnale che le cose stavano cambiando lo ebbi tre anni fa a Londra (my last time in London, sorry…) quando ad un tasting di sparkling wines di tutto il mondo organizzato da Decanter cui ero stato invitato, una collaboratrice di Rivetti, avvistandomi, mi invitò ad assaggiare un loro Alta Langa. Restai stupefatto, attribuendo il mio stupore alla beatitudine per il fatto di trovarmi ancora una volta in London (la mia città del cuore insieme a Paris e alla mia Milano), e di aver degustato prima della bolla di Contratto una serie di English sparkling wines titolati e costosi ma decisamente anonimi al mio gusto.

Poi sono passati gli anni, io mi sono preso la mia pausa, diciamo così, di “riflessione” che mi ha portato nel 2018-2019 a non aggiornare e lasciare in stand by me stesso e i miei blog, e ora tornato, più gagliardo che mai in confezione spray, a vivere, che per me significa soprattutto scrivere, mi ero segnato come priorità contattare Contratto (magari farmi mettere sotto..contratto, chissà…) e vedere se Rivetti, che giustamente non ha mai amato me come io non ho mai amato lui, fosse disponibile ad incontrarmi, spiegarmi e farmi assaggiare i suoi Alta Langa.

La faccio breve, il fatidico incontro non c’è ancora stato, si terrà in terra toscana, dove Rivetti ha investito, venerdì 17, nel corso di una serata di degustazione dei suoi vini che Giorgio terrà in Toscana presso l’Osteria Le Terme di Massaciuccoli del mio lettore e amico Stefano Bergamini, ma nel contempo ho avuto modo, grazie ad un collaboratore di Rivetti, Luca Cigliuti, di mettere mano, naso e palato sugli Alta Langa della Maison di Canelli.

E ora, mannaggia a me! eccomi qui a cantare le lodi di questo Alta Langa Blanc de Noir Pas Dosé 2015, ottenuto con uve Pinot nero da vigneti di trent’anni coltivati in quel di Loazzolo, cuore della Langa Astigiana, posti ad oltre 700 metri di altezza, su terreni, sabbiosi, pietrosi, ricchi di sedimenti marini, esposti a sud, sud-est, un metodo classico che riposa almeno quattro anni sui lieviti e che nella mia bottiglia risulta essere stato dégorgé il 18 ottobre (avrei preferito il 28…, ma lassuma pert..) del 2019.

Bottiglia pesante, etichetta dalla grafica storica e accattivante, tappo che slegata la museruola è partito come un razzo, e subito belle impressioni. Colore paglierino oro intenso, brillante, luminoso perlage fine e continuo (provato in tre bicchieri diversi, compreso il mio prediletto, quello di Luca Bini), naso ben secco deciso incisivo nervoso e largo, con fiori secchi, agrumi, ananas in evidenza, un accenno di cioccolato bianco, meringa, miele, noci, a comporre un insieme ben fuso ma con ogni dettaglio in evidenza.

Attacco in bocca perentorio, senza incertezze o timidezze, assertivo, sicuro di sé, bolla croccante, gusto elegante, avvolgente, di bella definizione, largo e pieno, moderatamente vinoso, con retrogusto di pesca noce, nocciola, meringa, bella vena minerale e pietrosa. Un Alta Langa gastronomico di salda costruzione bella lunghezza e persistenza e ricco di personalità.

E ora che ho scritto bene e vi consiglio caldamente di stappare questa e altre bolle di Contratto / Rivetti chi mi salverà più dalla dannazione, dal pubblico ludibrio, dallo sconcerto dei miei lettori più fedeli che crederanno chissà cosa, che abbia venduto l’anima al diavolo?

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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