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Degustazioni

Franciacorta Vintage Collection Dosage Zero 2009 Cà del Bosco

Pubblicato

il

  • Franciacorta
    Denominazione
  • classico
    Metodo
  • Chardonnay, Pinot nero, Pinot bianco
    Uvaggio
  • Giudizio

Posso dirlo? Lo dico, uno dei migliori metodo classico italiani che abbia mai bevuto nella mia vita

Diciamolo subito con franchezza e senza reticenze: l’artefice di questa bottiglia strepitosa a dire poco ha un caratteraccio e mille difetti. E’ nato nel 1956 come me, è milanista e non interista, è afflitto da una considerazione di sé (da un culto di sé stavo per dire) che sconfina con l’egolatria. Non ama essere contraddetto e magari reagisce non esitando a dare letteralmente dello “stronzo” a persone che diceva essere amiche, o cosiddette tali, da oltre trent’anni.

E’ stato lui a spingermi ad inventarmi, dieci anni orsono questo blog (non del suo nome, una genialata di mia figlia Valentina, copy writer e musicista), e oltre 45 anni fa si è messo nella capa l’idea brillante di produrre in Franciacorta (area inventata come zona produttrice di bollicine dal mio omonimo, l’immenso patron della nota cantina di Borgonato di Cortefranca da 4, 5 milioni di bottiglie).

E’ stato un brillante e oggi più che mai rimpianto (il confronto con l’attuale è devastante, un massacro) presidente del Consorzio tutela vini Franciacorta ed è stato tra i principali artefici del costoso investimento della Docg bresciana nella discussa avventura di Expo Milano 2015. E, non si sa come, di recente è riuscito a far scrivere bene della sua Cuvée Prestige (che di prestigioso ha solo il nome ed una presunta allure) persino uno che di Champagne ne sa come Alberto Lupetti. Autore della foto che trovate qui sotto.

Però, però… Però Maurizio Zanella, perché è di lui che sto parlando, sarà pure ‘na capa tosta, però è indubbiamente e innegabilmente un genio, uno dei personaggi più importanti della scena del vino italiano da 40 anni a questa parte. E solo un genio, in tandem con un alter ego come il suo bravissimo chef de cave Stefano Capelli, poteva tirare fuori dal cappello del mago dell’azienda di Erbusco, la Cà del Bosco oggi proprietà di Santa Margherita ma ancora dominata, retta, condotta, stimolata, scudisciata a fare sempre meglio da MZ, una bottiglia annata 2009 che aperta ieri sera a sette anni dalla sua sboccatura ha fatto letteralmente mettere in ginocchio me e la mia ex moglie alla quale ho concesso il privilegio raro di goderla, e a me esclamare parbleu, sembra Champagne ma è solo top Franzacurta!

La bouteille des miracles, per dirla en français, non è, come sarete indotti a credere il suo top di gamma, la cuvée dedicata alla sua cara Mamma, Annamaria Clementi (donna straordinaria come suo padre Albano) bensì quello che io ho sempre considerato il vertice della produzione della maison di Erbusco (245 ettari vitati mica patatine…), ovvero il Dosage Zero. Che da qualche anno quel fenomeno di Zanella chiama Vintage collection Dosage Zero.

Tradizionalmente si tratta di una cuvée che prevede la collaborazione tra le tre uve presenti in Franciacorta (ce ne sarebbe una quarta, l’Erbamat, ma è roba da matt o per piccoli bresciani o brescianini…), ovvero Chardonnay, Pinot bianco e Pinot nero, con prevalenza netta dello Chardonnay, una cuvée molto elaborata da uve provenienti da 19 vigne a Chardonnay, dall’età media di 29 anni, ubicate nei Comuni di Erbusco, Adro, Cazzago San Martino, Corte Franca e Passirano.
2 vigne a Pinot Bianco, dall’età media di 22 anni, ubicate nel Comune di Passirano e 4 vigne a Pinot Nero, dall’età media di 21 anni, ubicate nei Comuni di Erbusco e Passirano.

Nel caso del millesimo da me goduto ieri sera, il 2009, prevedeva una collaborazione tra le tre uve in questi termini: Chardonnay 65%, Pinot Bianco 13%, Pinot nero 22%, uve raccolte nella seconda decade di agosto, 8.400 kilogrammi di uva, equivalenti a 3.600 litri di vino (resa in vino: 43%), tiraggio aprile 2010, affinamento sui lieviti di 48 mesi, nessuna aggiunta di zucchero alla sboccatura avvenuta qualcosa come 7 anni e tre mesi orsono. Per i patiti di note tecniche, i dati analitici al dégorgement dicevano alcool: 12,5% vol; pH: 3,02; acidità totale: 6,35 grammi/litro; acidità volatile: 0,34 grammi/litro.

Bando alle ciance, la bottiglia che l’ex madame Ziliani ed il sottoscritto ieri sera si sono scolati, non con aragosta, scampi e crostacei come sarebbe stato opportuno, o un bel branzino, ma poiché sono Ziliani e non Zanella e non ho i suoi potenti mezzi, con una semplice ma squisita (madame è sempre stata ed è una cuoca da applausi), pasta con zucchine e guanciale e pancetta campana fattami pervenire dall’Irlanda da un caro lettore come Lucio Paduano, proprietario del Manifesto restaurant in quel di Dublino, era a dir poco in stato di grazia, in condizioni magiche.

Uno spettacolo di complessità che parla, comunica e si fa capire e non se la tira o fa la ritrosa, un portento di freschezza, immediatezza, ricchezza di energie pimpanti e scoppiettanti, a, non lo sottolineerò mai abbastanza, anni sette, dico sette, dalla sboccatura.

Colore paglierino oro integro dai mille riflessi, perlage finissimo, esaltato dal bicchiere del mio privilegio, (inutile dirlo quello di Luca Bini, genietto trentino responsabile di quella cosa vitale e vera che è la Casa del vino della Vallagarina di Isera, altro che Zalto, Riedel o chissà che…) e un naso che ti porta diritto nel paradiso degli aromi. Naso complesso, ricchissimo, di fitta tessitura, serrato, compatto, eppure capace di sciorinare in perfetta e nitida sgranatura aromi di marzapane, nocciola, agrumi, pesca bianca, miele, leggere sfumature persino di anice e liquirizia. Un’infinita panoplia di aromi.

Primo ingresso in bocca ed è subito magia, regali fuochi d’artificio, oreias y musica, una combinazione tra larghezza, verticalità, avvolgenza, in crema multistrato, plastica, grassa (con tutte le curve a posto ma non debordante come le donne in quelle opere di Botero che Zanella, raffinato cultore e collezionista d’arte moderna, ama), potente, densa, ma snella, dotata di una capacità inusitata di danzare sulle punte e volteggiare come una silfide.

Coda lunga, persistenza lunghissima e un guizzo finale che sembra farti un salutino e dirti, sbucando dietro un angolo, hai visto che energia?

Cosa volete che vi dica, su Maurizio Zanella uomo, imprenditore, fan del Milan calcio e amico di Galliani, apologeta di sé stesso e del proprio mito di genio compreso, ma che non si stanca di farsi applaudire e sentirsi dire quanto sia bravo, potrei dire, ma sono un gentiluomo interista e mi taccio, molte cose.

Sul produttore di Franciacorta, che resterà ancora per mille anni alla testa della corazzata Potemkin della spumantistica metodo classico bresciana, solo un doveroso inchino e chapeau, merci Monsieur Maurice!

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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3 Commenti

3 Commenti

  1. Paola Radaelli

    14/07/2020 at 12:20

    Che dire Ziliani dopo questo suo articolo? Standing ovation non solo per il Franciacorta 2009 ma per lei. Articolo strepitoso.
    Se fossi nei panni del suo ex amico Zanella (ma perché avete rotto se é lecito saperlo?) la chiamerei, le proporrei di fare pace e di andare insieme allo stadio in occasione del prossimo derby di Milano.
    Bravo bravissimo a lei e bentornato, ci é mancato tantissimo, anche qui dalla Franciacorta dove le scrivo

    • Franco Ziliani

      14/07/2020 at 16:40

      troppo gentile Paola…
      bella l’idea di trovarci allo stadio con Zanella lui a tifare Bbbbbbilan e io la squadra di Milano che non é mai stata in serie B.
      Ma non credo accadrà, le ragioni della nostra rottura sono complesse e profonde

  2. Luca Pesenti

    14/07/2020 at 12:22

    Bentornato Ziliani ed evviva Lemillebolleblog che è tornato ad essere una fonte indispensabile per tutti noi bollicinari non prosecchisti..

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