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Champagne che passione!

Champagne Brut Premier Cru Edouard Brun

Pubblicato

il

  • Champagne
    Denominazione
  • classico
    Metodo
  • Pinot noir, Chardonnay
    Uvaggio
  • 4,5
    Giudizio

Una bella bottiglia per celebrare la Prise de la Bastille

Sono italiano (anzi orgogliosamente milanese e lombardo anche se con nonni materni pugliesi) e felice, tutto sommato, malgrado i malgoverni che ci affliggono da troppo tempo, di esserlo, ma se per un gioco strano mi chiedessero dove vorrei nascere in una futura vita, non avrei esitazioni: en France.

Quella per la France, la douce France di Charles Trenet, è una vecchia histoire d’amour che comincia nel 1962 a Milano dove sono nato nel 1956, quando mio padre, non so perché, ma che gli Dei lo benedicano anche per questa splendida idea, decise di farmi seguire (non eravamo ricchi, anzi) l’Ecole Française alla tenera età di sei anni.

Fu subito folgorazione, non solo per Monique, l’insegnante (il primo “amore” della mia vita), ma per la lingua, per quella petite musique che solo la langue di Rabelais, Baudelaire, Rimbaud, Verlaine, Houellebecq, Modiano (cito solo alcuni degli autori francesi che più amo) possiede. Altro che inglese, forse solo il tedesco (che non conosco ahimè, ma di cui adoro il suono, soprattutto quando ascolto, per la millesima volta, gli adorati Lieder di Schubert interpretati dal sommo Dietrich Fisher-Dieskau, baritono insuperabile.

Da allora ne sono passati di anni, di storie, emozioni, disperazioni e allegrie di naufragi (per dirla con Ungaretti) e sono stato molte volte, ma avrei voluto molte ma molte di più, en France. Ricordo la prima volta, avevo diciassette anni, in bicicletta da Bergamo, in un caldissimo luglio, alla Comunità di Taizé, tra Chalon-sur-Saône e Mâcon, fondata dall’indimenticabile Frère Roger Schutz, con i boy scout di cui facevo parte.

Ogni volta e ricordo viaggi in autostrada, per andare en Bourgogne, lassù fino a Chablis, à Bordeaux, Montpellier per Vinisud, nel Maconnais come membro di giuria per il concorso internazionale Chardonnay du Monde, in Champagne, en Provence nel 2004, con la mia ex moglie Eliana e nostra figlia Valentina, e poi, à Paris, grazie a quella connaissance de la langue che ho coltivato leggendo tantissimo in lingua originale, provando a scrivere (cosa che posso fare agevolmente), e cogliendo ogni occasione possibile per parlarla, meravigliandomi ed essendo felice che mi accadesse una cosa meravigliosa, pensare in francese.

Così, la faccio corta, ma quante cose avrei da dire sulla mia storia d’amore con Madame la France (ricordo le emozione che mi fece la prima volta che lo vidi in televisione il mitico Général Charles De Gaulle, e ho ammirato in misura diversa Valery Giscard d’Estaing e François Mitterand (che ogni anno andava in pellegrinaggio privato alla meravigliosa Roche di Solutré) e ancora oggi Macron provoca in me sentimenti divergenti. Ma ieri sera, 14 Juillet, Festa nazionale francese, ho voluto celebrare a modo mio l’anniversario, 231 anni dopo, della Prise de la Bastille.

Mi sono messo come sottofondo musicale non Debussy, Ravel, Cesar Franck, Charpantier, Fauré, autori che pure ascolto regolarmente, bensì una musica che mi fa pensare agli anni dell’occupazione francese, del collaborazionismo, della Repubblica di Vichy (raccontati in pagine mirabili da Louis Ferdinand Destouches, in arte Céline, da Lucien Rebatet nei Décombres), gli anni di Pierre Drieu La Rochelle, di Robert Brasillach, fucilato il 6 febbraio 1945 per “intelligenza con il nemico e “crimini intellettuali”. Una France, quella della strana Repubblica vichyssoise, evocata in maniera mirabile da quel grande regista, francese, che è Louis Malle, in quel film capolavoro che è Lacombe Lucien.

La colonna sonora di quel film è la stessa colonna sonora che potete ascoltare qui di seguito ed è quella, anni Trenta del secolo scorso, dell’Hot club de France con il grande violinista francese Stéphane Grappelli e del chitarrista belga di etnia sinti (ovvero zingaro) Django Reinhardt accompagnati da altri brillanti musicisti. L’hanno chiamato gipsy jazz ed è qualcosa di portentoso, di una vitalità, una freschezza, una joie de vivre unici.

Così ieri sera, ascoltando Grappelli e Reinhardt e pensando ad una storia d’amore con una bella parisienne, tre anni fa, durata troppo poco e vissuta tra Parigi, Milano, la Valtènesi e le Marche, mi sono stappato e goduto un grande vino francese, il vino della felicità e della spensieratezza, quello al quale puoi affidarti sia quando sei felice e tutto va bene, sia quando è un disastro.

Ovviamente uno Champagne, e uno Champagne che mi sono ordinato, pagandolo il giusto, 31,90 euro, che nel mio caso acquistandone due ho pagato 26,90 euro (ovvero con uno sconto del 15%) su una delle più importanti enoteche online francesi, Vinatis, che ha una sezione italiana.

Lo Champagne, che mi sono scolato simpaticamente ieri sera brindando idealmente alla Prise de la Bastille, alla France éternelle di De Gaulle, è il Brut Premier Cru Edouard Brun, una Maison che ha sede a Ay, che è stata fondata nel 1898 da Edouard Brun, proveniente da una famiglia di tonneliers. Nel 1927 a Brun si unisce Edmond Lefevre, figlio di vignerons, forte di un’esperienza di lavoro acquisita in una maison molto stimata di Aÿ. Nel 1928 vengono costruiti i locali che anche attualmente ospitano la cantina. Nel 1952 muore Brun e nel 1960 Lefevre trasforma e fa crescere l’azienda fino al 1968 quando va in pensione e lascia la direzione ai figli, Delescot Lefevre. La Maison cresce e da 1994 entra in azienda la nuova generazione, Philippe, che si occupa delle vigne e dell’elaborazione delle cuvées, e Emmanuel, che si occupa degli aspetti commerciali.

Oggi la Maison Edouard Brun produce mediamente 250.000 bottiglie, vendute in Francia, nei Paesi europei, negli Stati Uniti e nell’America del Sud e dispone di otto ettari vitati situati nella Montagne de Reims, a Aÿ e Mareuil, coltivati a Pinot noir, Meunier e Chardonnay. Nella Montagne de Reims le vigne si trovano nei villaggi di Chigny-les-Roses, Ludes e Rilly (classificati 1er cru). Inoltre vengono acquistate uve da 15 ettari di cui viene controllata direttamente la gestione.

Veniamo allo Champagne Brut Premier Cru Edouard Brun, una cuvée composta per il 75% da Pinot noir fermentato in botti di rovere e Chardonnay per il restante 25%. Fermentazione malolattica in legno per il Pinot nero e in acciaio per lo Chardonnay, 30 mesi di affinamento sui lieviti ed un dosaggio calibrato di 9 grammi zucchero litro.

A me, come avrete capito, questo Champagne è piaciuto molto. Colore paglierino brillante luminoso, perlage sottile, naso che inizialmente è secco e deciso ma senza eccessi, ma si apre progressivamente, ampio, su note di mandorla, accenni di pasticceria, pesca noce, ananas.

Il suo meglio lo offre al gusto, che è ampio, cremoso, vinoso il giusto, ampio, avvolgente, largo e consistente, ma dotato di un perfetto equilibrio, di una freschezza che facilita la beva e di una bella croccantezza delle bollicine sul palato.

Un bel modo per celebrare la Prise de la Bastille, lontano, ma vicino con il pensiero e con il cuore a quella douce France che amo da oltre cinquant’anni…

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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