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Mon coeur mis à nus

Basura Rosé Durin de retour de Paris…

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Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare…

Cosa volete che vi dica, pochi tenaci lettori di questo avvio di un torrido agosto che fa apparire l’Italia un angolo d’Africa più di quanto non facciano già le migliaia di invasori africani già arrivati e che questo governo cialtrone e imbelle continua a far sbarcare?

Vi dico che se vi aspettate da me, come sarebbe lecito, che su questo blog e sul gemello, Vino al vino, io vi parli normalmente di vino, potete tranquillamente rivolgervi altrove, l’offerta è ampia, e di banalità, marchette, articoli scritti in un italiano zoppicante o ridicolo, è pieno il Web. Dai cialtroni di Intravino ai furbetti di Cronache di (dis)gusto.

Ma se davvero volete perdere il vostro tempo e continuare a leggermi, beh, allora rassegnatevi a sorbirvi in questa particolare fase della mia vita, lenzuolate di racconti sentimentali che i dolori del giovane Werther al confronto sono un niente, dettagliati resoconti della tranvata, o meglio, della débacle, che mi sono beccato via Milano-Paris-Bergamo, in una settimana per me davvero memorabile.

Tutto è partito da Milano, vera capitale d’Italia, morale, finanziaria, culturale, economica. Era sabato scorso, il y a une semaine, dovevo rivederla, dopo tre anni, per un caffè, per stare un paio d’ore insieme e contarcela su, ognuno memore di quello che era stato e non stato durante una nostra breve meravigliosa histoire d’amour, io milanese trapiantato a Bergamo, lei parisienne, bella, finita a Milano per lavoro e per un matrimonio. E ora libera.

Il caffè c’è stato, ma anche l’ammazza caffè, il dessert, doppio, e arrivato sabato pomeriggio chez Elle à Milan, mi sono ritrovato domenica sera, dopo aver bevuto a pranzo con lei domenica un Franciacorta deludente che ha innescato questo pezzetto comico, alle 22.30, a casa sua, centre ville, al piano alto di un bellissimo palazzo, nientemeno che à Paris….

Guardatelo, in queste foto, il vostro innamorato (pardon) inviato speciale nella città dell’Amore… Felice, radioso, finalmente dotato d’un un visage pour être aimé, radioso, sprizzavo energia e joje de vivre da tutti i pori.

Uscivo per una promenade, tra un bacio e l’altro,e tornavo nel nostro nido d’amore, su, au cinquième étage, con rose, Champagne e le poesie dell’amatissimo Paul Eluard che quarant’anni fa e più leggevo, agli inizi della storia che sarebbe sfociata in un matrimonio comunque stupendo, perché lei mi ha regalato Valentina (il mio grande amore, mia figlia….), alla mia adorata ex moglie Eliana…

Poi, chissà come, chissà perché, cosa diavolo è successo, dove ho sbagliato, quale chimica è impazzita, quale elemento imponderabile è entrato in gioco (lei à Paris era venuta non per una fuitina con me, ma per assistere Maman molto anziana e ammalata…), e la nostra storia, che doveva decollare altissima, ricominciare da dove si era fermata, tre anni fa, e raggiungere luna e stelle, è via via precipitata.

Lei sempre più impegnata con Maman, io a girare per boulevard, parlare con charchutier. boulanger et clochard (fa anche rima), fare mille foto, capire che la vita à Paris è carissima (e non solo allo sfolgorante Le bon marché dove ho passato due ore a bocca spalancata…) a mangiare deliziosi piatti libanesi nella meravigliosa avenue Kléber, dove c’è il mio hotel prediletto, Le Peninsula Paris, dove per questa volta non sono sceso ma dove tornerò à la prochaine occasion…) fare visita ad una cara amica, Florence, e a suo marito Yves, e poi incontrare una delle donne più belle del mondo, Francesca C., alias Ardesiaco, di cui vi parlerò presto su Vino al vino.

Fino al malinconico epilogo, la mamma sempre più ammalata, il figlio (nipote adorato) in arrivo, e io costretto a trasferirmi in hotel, un modesto alberghetto près de la gare de Lyon, da cui (dopo essermi sorbito nella notte nella stanza accanto due che trombavano all’impazzata e lei che bramiva come una cerbiatta in calore) sono partito vendredi matin alle 6.30.

Ora sono qui a leccarmi le ferite, a pormi mille perché, a cercare di capire dove abbia sbagliato, se sia stato il destino cinico e baro a farmi pollice verso o lei ad avere mostrato un lato (non quello B, stupendo e sodo nonostante i 60 anni) di sé che non conoscevo…

Venerdì ho passato la notte alla gare de Lyon incontrando un popolo e un’umanità che non conoscevo e che ringrazio i potenti Dei di avermi fatto incontrare, durante il viaggio in treno ho incontrato persone splendide come la trentenne Vittoria Dafne, manager a Parigi da Dolce e Gabbana, inglese perfetto e grinta da vendere, determinata, dolce (e a fine mese in zona Montalcino, dove farà ottime visite grazie alla mia presentazione) oppure, guardate la foto e ditemi se non sono teneri, la coppia di giovani parigini 25enni, lui studioso di storia (sembra un novello Sartre), lei di letteratura, che ora sono a Bologna e poi scenderanno in Umbria, dove faranno un paio di visite a produttori grazie al mio pronto intervento…

Ieri sera, tornato a casa, asciugate le lacrime (sunt lacrimae rerum leggiamo nell’Eneide), dopo aver visto le mie piantine di basilico morte (come la mia storia d’amore finita troppo presto) e essermi pianto addosso, ho deciso che dovevo bere qualcosa di buono. Nel frigo avevo lasciato tre bottiglie, un rosato calabrese di cui vi parlerò, una mezza bottiglia di Vino santo 1996 di Frascole su nella Rufina a Dicomano e un rosato di Nebbiolo di Muscazega di Laura Carmina, il cui splendido Vermentino è ora a Parigi grazie a me e soprattutto alla società creata da Francesca, made in Barolo ma cittadina del mondo.

Ho scelto, anche se in questo momento non vedo la vita in rosa e non canto la vie en rose con l’ineffabile Edith Piaf, una bollicina rosa. Non uno Champagne, la cui ultima bottiglia ho bevuto mercoledì sera in queste condizioni, né un metodo classico delle zone classiche italiane, bensì, ne avevo già scritto sette anni fa, leggete, il Basura Rosa di Durin, che prende il nome dalla “grotta della Bàsura, nota sin dal secolo scorso per le esplorazioni dello studioso don Nicolò Morelli Canonico di Pietra Ligure e sicuramente la più spettacolare” del complesso delle Grotte di Toirano, è un particolarissimo rosé che nasce da un originale mix di due uve rosse liguri come il Rossese e la Granaccia (varietà che non sarebbe altro che l’Alicante degli spagnoli, la Grenache dei francesi, il Cannonau dei sardi), presenti ognuna con una quota del 50%, ed è affinato per 30 mesi.

Un vino che cascava a fagiolo dopo un amore che nei miei sogni avrebbe dovuto durare per l’eternità ed essere duro come un diamante (quello che non avrei potuto regalarle), e quindi mi sono consolato con Durin, ma avrei potuto anche farlo con un Lessini Durello…

 

Sette anni fa il vino lo raccontai così: difficilmente descrivibile il colore, un rosa pallido, buccia di cipolla, con sfumatura che tende verso il cipria, perlage sottile e continuo e subito un naso estremamente sapido, minerale, con piccoli frutti in evidenza ed in evoluzione sorprendenti sfumature che richiamano la mandorla, gli agrumi e una nota leggermente affumicata che richiama il caramello e addirittura un babà al rhum.

La bocca è piena, succosa, ben asciutta, nervosa, di buona ricchezza e consistenza, con una bella materia ricca larga sul palato e una persistenza lunga che chiude ben salata e ricca di nerbo. Decisamente un vino unico e personalissimo, strano ma non stravagante, che si fa bere con estremo piacere sia in accompagnamento a cibi a base di pesce, anche in umido, e verdure, sia da solo come inusuale aperitivo.

Ieri sera, ispirato dall’ascolto della musica assolutamente parigina dell’Hot Club de France, ho preso questi appunti: colore corallo pallido, melograno, l’oleandro rosa che si vede in certi quadri di Klimt ( e che una donna straordinaria che ho molto amato mi ha fatto fatto conoscere) nell’adorato Champagne Amour de Deutz Rosé, perlage sottile e continuo, naso compatto, fitto, cremoso, avvolgente come l’abbraccio di Elle, note di lampone, pesca noce, noce moscata, mandorla in evidenza, agrumi. Bocca piacevolmente ruffiana (come un certo gatto di cui mi sono innamorato – anche di lui! – a prima vista sabato pomeriggio a Milano), succosa, con una bella cremosità, una rotonda dolcezza del frutto, ma con coda larga, viva e salata, godibilissimo. Perfetto, questo Basura Rosa, per consolarmi un venerdì sera di fine luglio di questa lunga, calda, indimenticabile estate, la prima del mio ritorno, goloso, avido di vita, pieno di aspettative, curiosità, alla vita, dopo un 2019 di pianti, tremori e angoscia.

Que viva la vida, nonostante le pene d’amore parigine! E poi so già, ho ottimi motivi di pensarlo, che dopo il 19 agosto Bacco e Afrodite mi daranno un’altra nuova opportunità di perdere testa e cuore. Basta avere pazienza, sono meno di tre settimane di attesa e nel contempo la Croazia mi avrà per la prima volta, Coral wine aspetta solo di essere raccontato da me qui e forse altrove…

Intanto do il benvenuto su questo blog, con i banner dei suoi Champagne, (lunedì saranno anche su Vino al vino) Jacquesson, Guiborat, Agrapart, Francis Orban, Rémy Leroy, R.Pouillon, ad un caro amico, Pietro Pellegrini, che ringrazio per la fiducia accordata.

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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