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Degustazioni

Franciacorta Pas Dosé Corte Aura

Pubblicato

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  • Franciacorta
    Denominazione
  • classico
    Metodo
  • Chardonnay, Pinot nero
    Uvaggio
  • 4
    Giudizio

Una piccola casa di Adro che merita la vostra fiducia

In questi giorni sto pensando molto, incredibile, l’ho fatto anche quando ero a Parigi qualche giorno fa e vedevo nei vari negozi in cui mi aggiravo goloso i prezzi incredibilmente bassi di tutta una serie di Champagne (il faut vendre et pour vendre on n’hésite pas à baisser les prix Monsieur, mi dicevano…) che mi veniva una voglia immensa di acquistare (se avessi avuto, cosa che non avrò mai, ahimé, casa e cantina nella ville de l’Amour) alla Franciacorta.

E’ naturale che lo faccia, questo blog nasce dall’intuizione e dalla spinta di un illustre franciacortino che mi fu amico per anni ma che recentemente ho mandato a.. “quel paese”, e di Franciacorta qui e altrove scrivo almeno da trent’anni.

Eppure, anche se chiamandomi Franco Ziliani ed essendo omonimo di quello vero, (il grandissimo che quando io avevo cinque anni s’inventò la Franciacorta come possibile zona di produzione di spumanti metodo classico), dovrei avere un occhio di riguardo per questa zona vinicola, la più vicina alla Bergamo dove vivo, leader del metodo classico italiano con oltre 20 milioni di bottiglie (la seconda in classifica, il Trento Doc, è intorno a quota nove), nei confronti delle bollicine bresciane ho maturato da anni una sorta di disillusione.

Non mi incantano più le sirene di questa vitale zona produttiva della super produttiva, esemplare, energica, vitale Lombardia, quella Lombardia di cui anche senza proclamarmi lumbard sono orgoglioso cittadino, perché della Franzacurta ho sempre più chiari i limiti e le contraddizioni. Certo, il marchio è forte, l’appeal ben superiore a quello dei trentini, ai miei amici della sempre più interessante Alta Langa Docg, e, mi tocca dirlo e mi piange il cuore lombardo, a quegli amati/odiati storditi, eterni incompiuti del magico Oltrepò Pavese. Dove hanno 3000 ettari di Pinot nero mentre in Franzacurta, dove quasi tutti producono Rosé, ne hanno poco meno di 500… Capito mi hai?

Pensavo alla Franciacorta quando ero a Parigi e mi chiedevo chi fosse quel pirla, piciu, fessacchiotto, babbione, chiamatelo come volete, che di fronte a validi Champagne disponibili a prezzi non folli, preso da devastante nazionalismo e amor patrio sceglierebbe di acquistare e stappare bollicine bresciane e non l’originale, inimitabile modello originale.

Chi è quel fenomeno da circo che, scelgo un’enoteca on line a caso,  l’ottima Callmewine di Paolo Zanetti, potendo comprare uno Champagne di buon livello a 29,90 oppure uno super a 42,50 (a Paris veniva via a leggermente meno) sceglie di spenderne 55 per una sopravvalutatissima cuvée di Monterossa? Chi è quel caso umano disposto a spendere 106 euro per acquistare su Tannico l’annata 2010 della più titolata delle cuvées franciacortine, quando a 89 puoi comprarti l’Extra Brut Vintage 2008 di Billecart-Salmon e a 72 il meraviglioso 743 di Jacquesson?

E ho pensato alla Franciacorta, una volta tornato a Bergamo, quando mi sono trovato di fronte ai 36 gradi di sabato e domenica e mi sono chiesto: ma nella zona spumantistica bresciana produrranno ancora metodo classico o passiti? In fondo l’immaginifica denominazione potrebbe anche prevedere una variante del disciplinare e prevedere il Franciacorta passito o l’Amarone della Franciacorta…

Battute (ma non troppo) a parte, temo che se l’andamento climatico rimarrà questo, gli spumantisti bresà dovranno escogitare qualcosa di più geniale della “genialata” di prevedere un 10% dell’uva Erbamat (niente aromi e solo acidità) nel disciplinare. Forse potrebbero ammettere anche l’uva Durella dell’area dei Colli Lessini che ormai esprime metodo classico con affinamento lungo, 48, 60 e più mesi, che sono più interessanti di tanti Franciacorta Docg.

Fa troppo caldo in larga parte della superficie vitata della Franciacorta, le acidità calano, le vigne più alte arrivano appena ai 400 metri e i vignaioli non possono salire come in Trentino, i vini tendono a diventare molli, privi di nerbo, prevedibili e tu puoi anche essere il Dio in terra, anzi il Bacco, il reuccio di Erbusco e dintorni, avere uno chef de cave con i controcoglioni come S.C., ma dovrai prendere atto che risultati migliori li otterresti, paradossalmente, se ti comprassi qualche ettaro in provincia di Trento e tu, boss della Franciacorta, producessi Trento Doc…

Una denominazione, Trento, sempre appannaggio e sinonimo di Ferrari ma vitale, in continua crescita, con tante espressioni di grande valore, da Letrari a Pisoni, Cesarini Sforza, Levii, Cantina di Toblino, Cavit, Abate nero, Mas dei Chini, Maso Martis, per citare solo le prime che mi vengono in mente.

Allora Franciacorta da bocciare in toto? Niente affatto, perché anche se la cornice generale è sfavorevole, anche se i terroir della Franciacorta non valgono quelli trentini, oltrepadani, altoatesini e dell’Alta Langa, anche se larga parte della superficie vitata della Franciacorta andrebbe riconvertita e destinata alla produzione di kiwi, patate, frutta, e non di uva da basi spumante, nella zona immaginata dal mio geniale omonimo sussistono belle espressioni.

I nomi li conoscete, inutile ripeterli: Cavalleri su tutti, che sebbene abbia tutte le vigne ad Erbusco tira fuori dal 1987, anno in cui feci la mia prima visita da loro, cuvées impeccabili, poi il mio pupillo Andrea Arici alias Colline della Stella, e quindi Camossi, Rizzini, Gatti, San Cristoforo, Castelnovo, Vezzoli, Il Mosnel, Le Quattro Terre, Elisabetta Abrami, Majolini, Faccoli, Castello Bonomi e tutta la banda del Monte Orfano, il Dosage Zero di Cà del Bosco, alcune cose dei Fratelli Berlucchi e della Guido Berlucchi, Barboglio de’ Gaioncelli, Borgo la Gallinaccia, Bosio, Clarabella, Cola, La Valle, Mirabella, Corte Fusia, e qualche altro. Quelli che non berrei mai, preferendo loro persino un Prosecco, li conoscete…

All’elenco delle cantine che meritano attenzione aggiungo anche una cantina che ha per me una garanzia assoluta, il fatto che il direttore commerciale sia un grande uomo del vino, un uomo di cultura innanzitutto, come l’amico Lorenzo Scian, che ha portato la Fattoria di Magliano in Maremma a livelli importanti. La cantina, posta in quel di Adro, si chiama Corte Aura, e sul sito Internet si presenta, oltre che con etichette di una grafica elegante e raffinata, con queste parole non banali: “Corte” non è solo una parola, ma è parte integrante della storia come dell’etimo del nostro territorio: la Franciacorta. Il suo significato più attendibile pare risalga al medioevo, quando queste terre, amministrate dai monaci Benedettini e Cluniacensi, godevano dell’esenzione da tasse e dazi: era zona di “curtes francae”, ovvero di corti franche.

Aura è un nome che ha origini ancora più lontane nel tempo: nella mitologia greca è una ninfa, figlia di Peribea e Lelanto, dalle movenze veloci come il vento. Dal greco “alos” (corona), viene l’aura con cui l’occulto definisce quel sottile campo di radiazione luminosa, invisibile alla normale percezione, che circonda e anima tutti gli esseri viventi. Aura è, infine, l’insieme dell’energia positiva. Come quella che anima la nostra passione. Abbiamo unito queste due parole in un solo nome in omaggio alla nostra terra e, insieme, a quel soffio magico di vita che può rendere il frutto del nostro lavoro qualcosa di unico e superiore”.

E ancora: “E poi ci siamo dati un simbolo, la tartaruga. Un animale pacato, che nella sua proverbiale lentezza trova grandi prospettive e nell’attesa una straordinaria longevità. Tempo al tempo, qui in Franciacorta strumento indispensabile per preparare le cuvée e attendere che l’evoluzione si compia. Lentamente. Perché la lentezza con cui diamo vita al nostro vino è il presupposto indispensabile alla sua piacevolezza e alla sua durata. Annata dopo annata. E ogni annata è una buona annata, se il territorio e la cantina sono gestiti con cura e passione”.

Ad animare Corte Aura due persone. Federico Fossati, che “lascia lo studio di commercialista per realizzare il suo sogno enologico. E dal Veneto approda in Franciacorta, determinato a produrre vini di qualità interpretando al meglio il territorio, cogliendone i caratteri peculiari e la tipicità dei suoli per farne un’area di eccellenza. Federico crede nella qualità come dote imprescindibile per la creazione di un prodotto che duri nel tempo. Pur non avendo una tradizione di famiglia alle spalle nel campo enologico è animato dalla passione e decide di scommettere nel progetto di Corteaura investendo tutte le sue risorse. E il presente gli sta dando ragione”.

E poi Pierangelo Bonomi, “anni di lavoro nel campo della spumantizzazione tra la Franciacorta e il Trentino”. Come consulente tecnico per Corteaura, Pierangelo Bonomi ha un progetto molto ambizioso che può essere definito in tre punti:

  • un lavoro mirato alla costanza qualitativa (attraverso ricerca, struttura e formazione)
  • la tutela dell’identità del territorio di appartenenza, pur mantenendo le differenze di gamma (Brut, Satèn, Rosé, Pas Dosé)
  • la produzione di Franciacorta facili da bere ma strutturati e complessi nella loro architettura.

Per rendere possibile questo ha scelto, in piena sintonia con Federico Fossati, di prolungare l’affinamento sui lieviti stabiliti dal Consorzio della Franciacorta per creare cuvée longeve e di grande espressione che possano incontrare il gusto del consumatore. Il lungo affinamento, di almeno 30 mesi, permette di esprimere al meglio la qualità”.

Facendola breve, vi invito a provare i Franciacorta di Corte Aura, che hanno tutti un eccellente rapporto prezzo qualità, ad esempio il Pas Dosé non millesimato che ho scelto, sboccatura recente, 18 novembre 2019, con prezzo di listino horeca, senza sconti (ovvero mai), di 15 euro+Iva. Sullo scaffale lo si trova intorno a 25/26€ e in tavola a 35/40 €.

Un Pas Dosé prodotto con 80% di Chardonnay e 20% di Pinot nero, da vigneti dislocati in aree diverse della zona bresciana, impianti a Guyot e cordone speronato con 5000 ceppi ettaro, resa 65 ettolitri ettaro. Raccolta delle uve manuale in cassetta, vinificazione classica con fermentazione in acciaio e affinamento, prendete nota, di 50 mesi sui lieviti.

Le mie impressioni d’assaggio domenica sera, con ancora la bocca, la mente ed il cuore (spezzato) che godevano per la bevuta entusiasmante in quel di Paris del magnifico Extra Brut di Pierre Paillard, sono positive, un Franciacorta esemplare per freschezza, nitidezza aromatica, note di frutta bianca, nocciola, una bella vena sapida, equilibrio e piacevolezza al gusto, scandito da una bella acidità vibrante che equilibra il frutto succoso, la bolla croccante e peperina, e dà lunghezza, nerbo al bicchiere.

Un Franciacorta ben fatto che merita la vostra fiducia più di quelli di note aziende di Erbusco dall’orrida etichetta arancione, oppure quelle dell’attuale e di un ex presidente del Consorzio, o di una ex vice presidente. O di maldestri muratori che finirono murati dalla loro mediocrità e incapacità di fare seriamente impresa…

Corte Aura S.r.l. Società Agricola
Via Colzano, 13 – 25030 Adro (BS)
tel. (+39) 030.7357281
Fax: (+39) 030.5533119

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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