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Champagne che passione!

Champagne Blanc de Noir 2013 Rémi Leroy

Pubblicato

il

  • Denominazione: Champagne
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Pinot noir
  • Giudizio: 5
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Deliziosa eleganza dalla Côte des Bar

Dichiaro subito il mio piccolo conflitto d’interessi. Leggerete qui di seguito dello Champagne (stupendo) di una Maison situata a Meurville, nella Côte des Bar (Aube), che viene importato in Italia da Pietro Pellegrini i banner dei cui Champagne da lui distribuiti in Italia (Jacquesson, Agrapart, R. Pouillon, Guiborat, Francis Orban e appunto Rémy Leroy) figurano da qualche giorno (e ne sono onorato) su questo blog e su Vino al vino.

Non sarà un episodio isolato, perché gli Champagne (e molti altri vini, anche esteri – alcuni glieli ho fatti conoscere io, i vini di Greywacke, azienda neozelandese creata dall’ex winemaker di Cloudy Bay, il mitico Kevin Judd) che Pietro seleziona con doti rabdomantiche sono strepitosi e un wine blog serio come questo cerca di essere non può non tenerne conto e scriverne esaltandone la grandezza.

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Ciò detto veniamo al nostro Blanc de Noir 2013 di Rémi Leroy, (andato esaurito su Tannico dove veniva via a 63,50 euro,) enologo e ingegnere agronomo laureatosi a Bordeaux nel 2006, che conduce una proprietà famigliare di circa 9 ettari su terreni argilloso-calcarei, formatisi nel giurassico superiore, terreni per la maggior parte collinari, formazioni del “Kimméridgien”, tipici della zona dello Chablis.

Come leggo, la “particolarità del cru di Meurville, oltre al piccolo spessore degli strati di terra sovrapposti, è però dovuta anche alla presenza sull’altopiano che domina il paese, di un terreno di tipo “Portlandien”, con suoli ancora più poveri. In queste difficili condizioni naturali, la vite si trova a dover combattere per la propria crescita. Il risultato di tutto ciò è una rimarchevole tipicità, che si riflette nei vini. 

L’encépagement delle vigne è per il 70% a Pinot Noir (vitigno principe della Côte des Bar), 20% a Chardonnay e 10% a Meunier. Malgrado la germogliatura precoce e quindi la maggiore sensibilità alle gelate primaverili dello Chardonnay, Rémi Leroy ha programmato di aumentare la presenza di questo vitigno, portandolo nel tempo almeno al 30% del totale. L’età media delle vigne è di 23 anni. L’obiettivo dei lavori in vigna durante l’anno è semplice: arrivare al momento della raccolta con basse rese in volume per cogliere uve mature, sane e concentrate in precursori di aromi e ricche in sostanze minerali”.

Ho poi letto che le vinificazioni si effettuano con metodi naturali, seguendo le convinzioni e le aspirazioni di Rémi Leroy: sempre meno utilizzo di SO2 e sempre più influenza dell’ambiente (la temperatura naturale della cantina, la sua popolazione microbiologica, ecc.). Gli imbottigliamenti avvengono in primavera e il riposo in cantina, fino al dégorgement, avviene per un tempo molto più lungo molto bassi, lontani dagli standard champenois.

I vini affinano di nuovo nelle cantine per molti mesi dopo il dégorgement, riposo fondamentale prima della messa in commercio. Tutta la cura in vigna e le attenzioni in cantina portano al risultato di ottenere vini con grande potenziale di invecchiamento.

A me questa cuvée 100% Pinot noir è piaciuta tantissimo, tanto che una sera di metà luglio a casa, non immaginando ancora che le sorti delle vita (e gli scherzi del destino) mi avrebbero riportato nel giro di una decina di giorni à Paris, ascoltando i due meravigliosi Sestetti per archi di Brahms nella vibrante interpretazione (incisione Erato che vi raccomando caldamente) dei bravissimi fratelli Capuçon (amici di Marta Argerich) e di un formidabile gruppo di virtuosi d’archi, me la sono goduta bicchiere, inutile dirlo quello di Luca Bini, dopo bicchiere.

https://youtu.be/y0ZboerS4zc

Colore paglierino oro, con una leggera ramatura, perlage finissimo e continuo bella consistenza nel bicchiere, naso incisivo, deciso, perentorio, tutto giocato, en finesse, su note di agrumi, ananas, pompelmo, mandorla, con una tessitura fitta, una bella vena minerale precisa. E poi, in sviluppo, ricordi di noci, crema pasticcera, nocciola, un leggero accenno di cioccolato bianco e miele.

Bocca larga vivace, profonda, croccante, con salda e texture setosa, persistenza lunga, vinosità ben calibrata, spalla larga, grandissimo equilibrio e piacevolezza gusto largo, pieno, succoso, ma ricco di energia e vibrante.

J’adore ce Champagne!

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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