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Champagne che passione!

Champagne Extra Brut Francis Orban

Pubblicato

il

  • Denominazione: Champagne
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Meunier
  • Giudizio: 5
1

Una grande bottiglia stappata in Croazia che mi accarezza il cuore ferito…

Strane cose mi accadono in questa estate 2020, l’estate della mia rinascita, del mio ritrovarmi definitivamente dopo un horribilis 2019 trascorso diciamo così, in panchina o in apnea o in agonia…

Sono tornato, cosa che non avrei mai pensato 365 giorni orsono, nelle mie adorate Langhe, poi a Montalcino, e ancora più incredibile, à Paris, non importa se “sedotto e abbandonato” e con il cuore a pezzi dopo un finale a sorpresa di cui non conosco ancora le ragioni e che non mi dà pace, e ora sto scrivendo, ci sono arrivato quasi una settimana fa, da un posto che sento amerò fino alla fine dei miei giorni e dove voglio tornare tante altre volte, la Croatia.

Ci sono venuto, grazie all’invito di un amico come Zvonko Mudronja, croato dal cuore grande, che vive e lavora in Italia da molti anni ma ha mantenuto un legame saldo con la propria terra, per scoprire cosa sia Coral wine, la lucida sana pazzia di un genio come Marko Dusevic (che vorrei tanto far conoscere ad Oscar Farinetti: sono sicuro diventerebbero amici) e ora sono come soggiogato dallo spettacolo di una terra splendida, da giorni meravigliosi trascorsi bevendo grandissime cose pescate sotto il mare, mangiando cibi squisiti e letteralmente “coccolato” dall’affetto, dalla genuina, istintiva, spontanea ospitalità di persone dal volto sorridente e dall’umanità infinita, e godendomi sole e mare.

Talmente rilassato e ebbro di felicità che non mi sarei mai immaginato di mettermi a ballare – io che non amo farlo e sono tutt’altro che bravo – sulla piattaforma dell’angolo di paradiso dove Marko mette le sue bottiglie in affinamento under the sea, a cantare a squaciagola, insieme ad amici e belle amiche intorno, e piangere, come sempre mi accade, sulle note di Fix you e di Yellow o The Scientist dei Coldplay… Musica da adolescenti, direbbe ora mia figlia Valentina (ciao tesoro, un bacio immenso da qui) che me li fece conoscere giusto 20 anni fa e che ora li disdegna, mentre a me tirano fuori un anima da eterno adolescente…

Ieri, per una disattenzione da pirla, sono finito malamente in acqua con il mio smartphone, e mi sono ferito leggermente il piede sinistro, forse il mio Huawei nuovo è fottuto e mi toccherà cambiarlo, ma volete mettere la felicità di mangiare cozze freschissime appena raccolte dagli abissi bevendo, tenetevi forte, una Barbera d’Alba e un Nebbiolo 2016 di Edoardo Sobrino ottimo viticoltore in Diano d’Alba cresciuto alla scuola (di vita e non solo di vino) di quel grande uomo che è l’amico carissimo Roberto Voerzio? Volete mettere la soddisfazione di chiamarlo e raccontargli quello che stavamo facendo e dirgli bravo bravissimo?

Naturalmente, anche in Croazia, non potevo fare a meno del mio secondo vino del cuore, l’altro, si sa, è Re Barolo, e quindi mi sono portato quattro bottiglie di Champagne da degustare outside. Una è stata di una banalità assoluta, una buona e ne scriverò, una molto buona (e ne scriverò in palese conflitto d’interessi essendo io la persona che ha selezionati i vini di questa piccola Maison per un importatore di Parma) ma questo Extra Brut di Francis Orban, récoltant manipulant” che nel 2007, dopo aver concluso gli studi come enologo, ha deciso di mettersi in proprio producendo Champagne secondo il suo personalissimo stile nel villaggio di Leuvrigny, mi ha letteralmente accarezzato, sciolto, fatto sognare..

Che ad importare Francis Orban (un cognome che mi sta naturalmente simpatico e non c’entrano la Francia o il vino ma… rapsodie ungheresi…) sia Pietro Pellegrini, un maestro nel selezionare Champagne, è solo un dettaglio, una garanzia di più. A me questo Extra Brut, espressione in purezza di quel vitigno delizioso (anche da Rosé) che è il (Pinot) Meunier, piace senza alcuna riserva (i vins de réserve ci sono al 50% in questa cuvée) per la sua suadente dolcezza, che mi fa pensare proprio a Elle, prima che tirasse fuori una spiazzante durezza e crudeltà d’animo, una lontananza siderale.

Orban controlla 7 ettari e mezzo, e continua nei nostri giorni il lavoro fatto dal suo bisnonno Léopold Orban un pioniere della spumantizzazione nel villaggio di Leuvrigny, sulla riva destra della Marna. In attività dal 1929 gli Orban sono stati per anni validi conferitori di uve. Prima con nonno Gaëtan, poi con papà Pol, le uve, soprattutto Pinot Meunier, venivano vendute alle grandi Maison del nord, con le quali avevano stretto storici legami di fiducia, garantendo sempre una materia prima di eccellenza e qualità. Con l’ingresso nel 1999 di Francis Orban, classe 1980, laureato in Enologia e rappresentante della quarta generazione famigliare, le cose sono cambiate ed ecco il presente e futuro da récoltant manipulant.

Leuvrigny è un villaggio ratterizzato da un’esposizione a sud ideale, unita a un terreno argilloso-calcareo eccezionale e a un microclima perfetto, particolarmente adatto alla coltivazione del Meunier, vitigno emblema della coltivazione di Francis Orban. Piccolo vignaiolo Orban – la produzione annuale è di circa 60.000 bottiglie, di cui l’80% vendute in Francia, ma le sue bottiglie, le voglio scoprire e raccontare tutte, sono di altissima qualità.

Ma com’è questo Extra Brut, dosaggio 3 g/l di zucchero, tirage 2016 dégorgement giugno 2019, che vi consiglio caldamente di procurarvi?

E’ il tipo di Champagne che piace a me, colore paglierino dorato, perlage fine e continuo ed un naso che ti porta subito in Paradiso, tanto è soave, leggiadro, charmeur, fresco, vivo, giocato su leggere note di frutta secca, pasticceria, meringa, miele, pesca bianca, un accenno di piccoli frutti rossi e poi sale, mare, una fresca brezza che ti spettina la mente e ti fa fantasticare.

fbt

Bocca ancora migliore, con una tessitura fitta e setosa, un gusto avvolgente, cremoso, dove il dolce flirta con il salato, fresco, teso, ma senza asperità, pura eleganza e tenerezza ed una coda lunga che ti porta tra terra e cielo, tra cielo e mare…

Ed è così dolce, ricordando Paris, asciugando qualche lacrima, e senza rimpianti (non, je ne regrette rien, direbbe la Piaf) lasciarsi andare alla dolcezza di questa estate croata, così rassicurante, tenero, naufragare in questo mare….

A’ votre santé cari lettori, uzdravlje!

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Damiano
Damiano
10/08/2020 13:19

Gentile Ziliani,

se posso vorrei aggiungere una piccola nota alla Sua descrizione.
In effetti il termine “leggiadro” da Lei usato non è enfatico ma assolutamente azzeccato in quanto è quello che meglio rappresenta questo (ottimo) prodotto.
Assolutamente ordinato, a modino, in regola… “entra in casa” che nemmeno te ne accorgi.
A mio modestissimo parere un Meunier fatto davvero bene, che cela un pò l’esuberanza propria dell’uva in favore di un ottimo risultato generale.
Quanto sopra fa rima con “ne vorrei bere un’altra”…. per me cosa tutt’altro che scontata con i Meunier in purezza (alcuni assolutamente eccellenti e con profumi fantastici… ma ti cacciano degli “sberloni” al palato…).
Il tutto ad un prezzo assolutamente concorrenziale.

Grazie ancora e cordiali saluti.

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