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Degustazioni

Trento Doc Dosaggio Zero Oro Rosso Cembra Cantina di Montagna

Pubblicato

il

  • Trento
    Denominazione
  • classico
    Metodo
  • Chardonnay
    Uvaggio
  • 4,5
    Giudizio

Bollicine di montagna e il gusto ci guadagna…

Buone notizie dal Trentino, buone notizie dal Trento Doc, ovvero i metodo classico a denominazione d’origine che si producono in provincia di Trento, in larghissima parte a base Chardonnay, vitigno nettamente maggioritario, proprio come accade in Franciacorta e non in Oltrepò Pavese dove è invece il Pinot nero a dominare. O nell’Alta Langa Docg, dove Pinot nero e Chardonnay convivono in maniera pressoché paritaria.

Dalle 55 cantine che aderiscono alla denominazione e marchio collettivo, arrivano sempre più – e sono certo ne avrò conferma quando ai primi di ottobre tornerò a salire a Trento per un’ampia degustazione, così come ero solito fare anni fa in tempi migliori – arrivano vini che non solo sanno esaltare e valorizzare al meglio i terroir, in larga parte di collina, alta collina, quando non addirittura di montagna della denominazione, ma si propongono al consumatore assetato di bollicine verticali, fresche, sapide che stappata una bottiglia viene voglia di aprirne subito un’altra, con tutte le carte in regola.

Da una cantina che con la sua collocazione a 700 metri d’altezza è la più alta del Trentino, cantina fondata nel 1952 e forte di oltre 300 soci conferitori, una cantina che conosciamo e apprezziamo per i suoi Müller Thurgau, il Riesling, il Sauvignon, il Pinot nero ottenuti da vigneti di alta collina, coltivati in condizioni davvero di viticoltura eroica, cantina che propone oltre alla linea di vini classici anche selezioni speciali da singole vigne, il Vigna delle Forche Muller Thurgau Vigna, da una vigna posta a 872 metri, il Cancor Riesling renano, il Vigna Saosent Pinot nero, arrivano anche metodo classico, Trento Doc, un Brut, un Rosé e un Dosaggio Zero, da applausi che recano la dicitura Oro Rosso.

Come si legge sul sito Internet della Cantina, “l’elemento che accomuna le due sponde della Val di Cembra, rimaste per secoli giuridicamente separate, e legate solo da qualche sporadico ponte a corda sul torrente Avisio, è il porfido. Questa pietra vulcanica forte e tenace, oggetto di una fiorente attività estrattiva, che ha inciso positivamente sullo sviluppo economico dell’intera valle è il principale fattore di caratterizzazione dei prodotti agricoli di questo territorio”.

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Una sorta di oro, di oro in forma di pietra, una pietra particolare che conferisce un timbro particolare, una finezza, una ricchezza di sale, un nerbo ai vini (come dimostra anche il caso di un’altra celeberrima zona con le stesse caratteristiche geologiche, Terlano in Alto Adige, sede di una straordinaria Cantina produttori). Ecco quindi il nome Oro Rosso per un Dosaggio zero non millesimato, che si propone con sole uve Chardonnay, dai vigneti di Chardonnay più alti della Valle di Cembra, posti nei Comuni di Cembra e Lisignago, Alta Valle e Segonzano allevati a guyot, ma anche con la tradizionale forma della pergola semplice trentina, posti oltre i 550 di altezza. Un vino interamente affinato in acciaio, con affinamento sulle lisi per 6/7 mesi circa in serbatoi d’acciaio inox, rifermentazione in bottiglia e ben 60 mesi di permanenza sui lieviti.

Le uve Chardonnay vengono raccolte in piccoli contenitori e pressate intere nella pressa verticale Marmonier Le diverse vigne sono vinificate separatamente e successivamente assemblate in cuvée in primavera. Prima dell’estate si effettua il tiraggio e da qui inizia un lungo percorso sur lattes di circa 60 mesi, che termina con la sboccatura priva di dosaggio.

Ma prima di passare al racconto di quello che la bottiglia di Trento Doc Dosaggio Zero Oro Rosso mi ha raccontato ancora permettetemi qualche parola sulla Cantina e sulla Val di Cembra, ricordando che il porfido – pietra vulcanica impiegata nella pavimentazione di strade e piazze –è il vero traino dell’economia di questo territorio, più che la viticoltura.

L’esposizione solare, il dolce soffio costante dell’Ora del Garda che protegge i vigneti dall’umidità e pendenze che in molti casi superano il 40%, sono caratteristiche del territorio che si ritrovano tutte nell’eleganza e nell’incredibile leggerezza dei vini di Cembra Cantina di Montagna. L’impegno in vigna è fuori dal comune e richiede 900/1.000 ore annue di duro e appassionato lavoro.

Come leggo nel comunicato stampa diffuso dallo Studio Daviso di Bolzano della brava (e bella) Eva Ploner, che dopo essersi fatto conoscere e apprezzare per il lavoro di comunicazione per la Cantina di Terlano ora ha avviato una collaborazione con la cantina cembrana, “qui nella Val di Cembra, terra di passaggio per chi la tradizione non ha mai significato un punto di arrivo, si sviluppano progetti innovativi nel mondo della viticoltura. A partire dagli anni 80/90 Cembra Cantina di Montagna è stata una delle prime cantine sociali in Italia ad osservare e monitorare i suoi singoli ambienti vitati sia da un punto di vista pedologico, altimetrico e climatico, in modo da garantire la collocazione delle singole varietà nel terreno più adatto.

Questo percorso ha portato Cembra Cantina di Montagna ad aderire già nel 2016 al Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata che si prefigge come obiettivo la gestione del vigneto nel rispetto dell’ambiente, per una tutela tanto del territorio quanto degli agricoltori. Una evoluzione naturale per i conferitori della cantina, abituati a proteggere le proprie vigne, molto spesso piccoli appezzamenti considerati come veri e propri figli.

Eroici vignaioli che durante la vendemmia trasportano le uve a mano per mezzo della bigoncia, proprio come si faceva una volta. Un’antica tradizione contadina che si fonde magnificamente con le competenze tecniche portate dagli esperti del vicino Istituto Agrario di San Michele all’Adige.

Antica maestria vinicola a tutela del “Paesaggio rurale storico d’Italia”. Dichiarato “Paesaggio rurale storico d’Italia” dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, la Val di Cembra è un esempio unico di come con la sua presenza nei secoli, l’uomo sia riuscito a mantenere stabile e produttivo un territorio a forte rischio di dissesto idrologico ma allo stesso tempo perfetto scenario per la crescita di una importante attività vitivinicola”.

Non è la prima volta che scrivo di questo Oro Rosso Dosaggio Zero, lo feci già otto anni fa, come potete leggere qui, ma a questo nuovo assaggio, che ho fatto condividendo la bottiglia con l’amico Fabio Epis del Red Wine Bar di Bergamo, Ricerca e degustazione e ottima cucina, sono rimasto davvero colpito dalla qualità e la personalità di questo Trento.

Colore oro brillante, perlage finissimo, e un naso inconfondibilmente trentino e cembrano, da bianco di montagna che ha nella freschezza, nel sale, nella nitidezza e fragranza dei profumi, amplificati da una precisa vena minerale, la propria arma vincente, un naso dove si colgono nitide note agrumate, di fiori bianchi, nocciola, un tocco di miele d’acacia e tanto sale.

Scattante al naso, e ancora più scattante e dinamico in bocca, ben secco, freschissimo, diritto, largo e pieno, ben teso, con una coda lunga salata e una bellissima verticalità, una calibrata acidità che spinge e dà ritmo al vino che rinnova anche al gusto lo spiccato carattere minerale e salato, che conferisce grande piacevolezza e invoglia al bere.

Una bollicina felice e che mette allegria, da bere ascoltando la musica irresistibile della Avalon Jazz Band o delle Hot Sardines.

A’ votre santé Mesdames et Messieurs…

Cembra cantina di montagna

Viale 4 Novembre, 72 38034 Cembra (TN)

 tel.0461 680010 fax 0461 682177

e-mail info@cembracantinadimontagna.com

Sito Internet www.cembracantinadimontagna.com

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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