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Degustazioni

Champagne La Grande Cuvée Grand Cru Michel Arnould

Pubblicato

il

  • Denominazione: Champagne
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Pinot nero, Chardonnay
  • Giudizio: 5
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Una meravigliosa cuvée da Verzenay per sognare e vivere l’Amore…

Faccio subito il mio coming out, la mia confessione, riservata a quei quattro lettori che ancora, con sublime sprezzo del pericolo e sprecando clamorosamente il loro tempo, mi leggono. E magari prendono sul serio les betises che scrivo. Questo articolo non va assolutamente preso sul serio, non pensiate che davvero questo Champagne sia strepitosamente buono come dirò, perché sabato sera, quando l’ho stappato per festeggiare qualcosa di imprevisto e meraviglioso, di personalissimo e stupendo, ero in un mood, o meglio in un ‘état d’âme magico che è continuato anche domenica.

Cosa sia successo, cosa mi abbia indotto, un sabato sera di metà settembre, appena tornato da alcune giornate in Langa di stupefacente bellezza, a stappare, nella solitudine, ravvivata da torrenti di musica classica e non, di casa,  a Stezzano, alla periferia di Bergamo, una Grande Cuvée Grand Cru de Champagne, non lo dirò a sotto tortura, e lascio alla vostra fervida immaginazione indovinarla. Vi invito solo a guardare la mia faccia, più da pirla del solito, e se non bevete normalmente Prosecco e Tavernello, se non votate Salvini e Renzi, capirete da soli…

Detto questo e aggiunto che sabato 12 per me era una giornata doppiamente speciale, per una serie di telefonate ricevute che mi hanno letteralmente trasformato e fatto prendere l’ascensore verso il paradiso, e perché ricorreva un anno esatto da quando, nel 2019, sono disceso agli inferi e ho visto la morte in faccia come ho raccontato qui, devo dirvi, e a questo punto vi prego di credermi, sono tornato a fare sul serio (ammesso e non concesso che io riesca a farlo), che questo Champagne La Grande Cuvée Grand Cru di Michel Arnould mi ha lasciato sans mots.

Era la prima volta che bevevo una cuvée di questa Maison de Champagne, che conta su dodici ettari dislocati sui coteaux del terroir Grand Cru de Verzenay, e la cui produzione non arriva a centomila bottiglie. Una maison le cui cuvées sono importate e distribuite in Italia da Balan, e le cui origini risalgono al secolo scorso quando degli antenati, i Lefevre, avevano vigne sul terroir Grand Cru de Verzenay occupandosi unicamente delle vigne e vendendo le uve alle Maison de Champagne della zona.

In seguito alla caduta verticale dei prezzi nel 1929 e alla conseguente rivolta dei vignerons, Henri Lefevre compie la svolta e decide di elaborare direttamente gli Champagne e di riservarsi una parte della produzione commercializzando le prime bottiglie a proprio marchio nei primi anni Trenta, seguito qualche anno dopo dal figlio André, che avendo costruito una cantina ed essendosi dotato di un pressoir ‘Coquard’ di 2000 kg può aumentare la produzione e alle fine della seconda guerra mondiale eccolo viaggiare per il territorio francese per fare conoscere i suoi Champagne.

Alla fine degli anni Sessanta il matrimonio della figlia Françoise con Michel Arnould segna la creazione del marchio di Champagne ‘Michel ARNOULD’, con la costruzione di una nuova cantina e l’acquisto di un ettaro di vigna Grand cru a Verzenay, sino all’ingresso sul mercato inglese nel 1972.

Oggi il figlio Patrick ed il genero Thierry proseguono lo sviluppo dell’azienda che, con i loro figli, è arrivata alla sesta generazione di vignerons propriétaire-récoltant. L’80% delle vigne sono destinate a Pinot noir ed il 20% a Chardonnay, le vigne hanno 35 anni di età di media e la più vecchia è del 1950. Per i patiti di viticoltura posso dire che in vigna la taille cordon de Royat è per i Pinots Noirs, la taille chablis per gli Chardonnay. Il vigneto è certificato come Haute Valeur Environnemental et en Viticulture Durable de Champagne.

Venendo alle sublimi note, ovvero alla Grande Cuvée, posso dirvi che si tratta di una cuvée composta per il 70% da Pinot noir di selezioni parcellari e per il 30% da Chardonnay della Côtes des Blancs, Grand Cru, un connubio tra vini derivanti essenzialmente dai vigneti di Grand Cru situati vicino al Moulin di Verzenay e il Grand Cru della Côte des Blancs.

E qui cominciano le meraviglie, perché nonostante sia dichiarato un dosage di 8,5 grammi litro, questa Grande Cuvée è mirabilmente tesa, verticale, scattante, tanto da dare l’impressione di essere piuttosto un Extra Brut. L’affinamento sui lieviti è di 48 mesi.

 

Quanto al prezzo, se un sito Internet come Tannico te lo mette a disposizione a 71 euro (prezzo pienamente giustificato dalla qualità), giringirellando in Rete lo si può trovare, ad esempio qui, a 36,80, il che rappresenta un rapporto prezzo qualità da urlo.

Con cosa berlo, a quali piatti abbinarlo? La Maison consiglia le mariage con “une salade de gésiers confits et ses cerneaux de noix, des cuisses de canard au cidre et leurs petits légumes ou une tarte tatin à la poire”, secondo me la tarte tatin non c’entra un fico secco, e lo vedo molto meglio su piatti di pesce elaborati e saporiti o carni bianche delicate e secondo me, oltre all’abbinamento top, una bottiglia o due, tempo a disposizione, la musica giusta di sottofondo e la vostra Elle in deshabillé ed in vena di… “birbonate”, è uno Champagne meraviglioso da crostacei, huitres, cozze alla marinara, magari quelle strepitose, anche affumicate (una prelibatezza assoluta) che ho gustato in agosto in Croazia dal mio amico Marko Dusevic, ovvero Coral wine.

Talmente buono questo Champagne che sabato sera, abbinato a cose molto più banali e “proletaires” (wine blog non dant panem…), ho fatto fatica a non vuotare l’intera bottiglia, lasciandone a malincuore un bicchiere o poco più per vedere come l’avrei trovato il giorno successivo. Ovvero ugualmente buonissimo.

Alla mia prova assaggio, superata a pieni voti, con laurea magna cum laude, la Grande Cuvée ha mostrato di essere grande, nel consueto calice, quello di Luca Bini che ho utilizzato, fin dal colore, un paglierino oro intenso e brillante, e poi dal perlage, finissimo e continuo, con una bella presa di spuma mentre lo versavo, e lui scendeva con un suono cristallino e ruscellante, nel calice.

Naso secco, compatto, complesso eppure fresco e vivo, con agrumi (pompelmo) e ananas in evidenza, note di nocciola, fiori bianchi, anche secchi, con una leggera nota che virava verso la paglia, pesca bianca, meringa, miele d’acacia e un tocco salato minerale di nitore cristallino.

Attacco ed entrata in bocca di gran carriera, gusto preciso, affilato, scattante e verticale, largo e profondo, di grande energia e assoluta finezza, con una tessitura, una trama serica e setosa, salda struttura e una lunga persistenza golosa, suadente come l’abbraccio di Elle che sta rientrando nella mia vita e mi fa provare una splendida sensazione all’alba dei miei 64 anni.

L’inebriante sensazione di essere nato, di avere un senso (oltre che per deliziarvi, care lettrici e cari lettori, con questi gioiellini di scrittura e sapienza enoica che vi regalo), e di essere qui, fremente di felicità e di emozioni, proprio per essere amato da lei. Per amarla con tutto me stesso…

 

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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