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Degustazioni

Pinot noir Pas Dosé metodo classico vsq Farfalla Noir Collection Zero Dosage NV4 Ballabio

Pubblicato

il

  • Denominazione: vsq
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Pinot noir
  • Giudizio: 4,5
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Una grandissima bollicina oltrepadana per un brindisi alle Donne..

Premessa indispensabile: quello che scriverò non vuole assolutamente essere o suonare come una sviolinata ruffiana o peggio ancora politicamente corretta nei confronti di quella che con splendida espressione si suole definire “l’altra metà del cielo”, ovvero le nostri croci e delizie, le donne.

Nei miei 64 anni di vita nei loro confronti sono stato gentiluomo e cialtrone, romantico con rose e Champagne e poesie di Eluard à la main, oppure stronzo in una maniera tale che anche a me sembra impossibile. Chiedere a Eliana, Elisabeth, Anna, Maria. E vi risparmio mia figlia Valentina che, interrogata a proposito, aprirebbe un cahier infinito di insulti a me rivolti…

L’ho scritto più volte che senza le Donne noi maschietti vivremmo meglio, tre minuti non di più, ma senza di loro, loro che sanno portarci in paradiso, oppure all’inferno e ritorno, riescono a farci sentire onnipotenti e benedetti dagli Dei, colpiti dalle frecce di Cupido, oppure delle nullità, fragili e senza senso, il mondo sarebbe insipido, senza colori, musica, sapore. E ancora più assurdo di come sia già…

Pertanto, senza voler ottemperare all’obbligo un po’ ipocrita di dover parlare bene sempre e comunque delle Donne, posso dire che ne ho conosciute di meravigliose, ma anche di str…e niente male e venendo nel campo del vino devo dire che alcuni dei nasi e palati più straordinari che io abbia conosciuto nel mio lungo percorso nel vino sono di donne. Semplici appassionate, sommelier, enologhe, qualche produttrice, come la mia amica carissima Elisabetta Fagiuoli, regina della Vernaccia di San Gimignano, lassù in quel paradiso chiamato Montenidoli.

Contrariamente a quel che si pensi, dietro la mia corazza di duro polemista, di bastian contrario, di Don Chisciotte sempre lancia in resta contro l’universo mondo, c’è (basta sapersi approcciare a me, toccare la corda giusta, e io mi sciolgo…), un romanticone dal cuore tenero dall’innamoramento (quasi sempre sbagliato) facile. Uno che di fronte a donne, anche quelle del vino, quelle che sul vino mostrano di saperne e ne sanno, eccome, più di me, si mette in ginocchio e dice ubi maior minor cessat.

Ho avuto la fortuna di conoscere donne dal vino dal palato e dalla sapienza strepitosa, Dora Marchi, braccio destro di Donato Lanati e l’affascinante Graziana Grassini, la Signora che aiuta a far nascere il Sassicaia, e ho assaggiato, tante volte, rimanendo soggiogato dalla loro capacità di cogliere ogni sfumatura del vino e la più intima essenza, con Doris Moser da Lagundo (BZ), prima donna sommelier dell’Alto Adige, per 8 anni ho imparato mille cose ad ogni assaggio di bollicine, vini rosati e bianchi non aromatici da una Donna che non potrò mai dimenticare, Elisabeth Babinska Poletti, ambasciatrice del Franciacorta e dei rosati del Garda bresciano in Polonia, e in passato, su Wine Report, e su Vino al vino ho avuto la preziosa collaborazione di un palato raffinato, quello della gardesana Wilma Zanaglio. E finché ci siamo frequentati, quando collaboravo con A.I.S., ho apprezzato nella delegata di Sondrio dell’Associazione sommelieristica che nel cor mi sta, Elia Bolandrini, un palato colto, attento e di grande acutezza nell’analizzare i vini.

Con lei ho potuto degustare una sola volta, nel corso della prima edizione di Modena Champagne Experience, ma sono rimasto folgorato, oltre che dalla sua smagliante bellezza, dalla sapienza in materia di Champagne di quella donna elegante che è Vania Valentini, collaboratrice di Alberto Lupetti nella sua imperdibile guida degli Champagne. E nelle due volte in cui abbiamo avuto modo di stare alcune ore insieme e assaggiare in compagnia, la seconda l’8 settembre, quando mi ha accompagnato in visita ad una nota cantina di Barbaresco retta da un Re ottantenne, indomito leone, ho apprezzato la preparazione e l’acume nel porsi di fronte ad un vino e coglierne le minime sfumature della Signora Veronica Sofia Romanini Ricci, appassionata di sabrage

Non so quando avrò il privilegio di degustare in compagnia, ma che dico, di mettermi di fronte a lei, chiudere la mia boccaccia per ascoltarla e imparare mille cose di più delle poche che so, di Daniela Guiducci, di cui Vania e Veronica mi avevano raccontato mirabilie circa la sua cultura e sapienza in materia di bollicine ed in particolare di Champagne.

Ma oggi mi è bastato fare una lunga conversazione telefonica con lei, parlando delle bulles, dell’ottimo Thibaut Le Mailloux, che dopo dieci anni intensi e ricchi di risultati come responsabile comunicazione al Comité Champagne è diventato “directeur de la communication et du marketing du Champagne Gosset à Epernay”, e poi di metodo classico italiano, di Alta Langa, Franciacorta, per capire di trovarmi di fronte ad una persona super preparata, seria e coscienziosa, umile, appassionata delegata di Monza dell’Onav, una preparazione tecnica che manco mi sogno.

Parlando di metodo classico italiano con Daniela non potevano non parlare di Oltrepò Pavese, condividendo speranze e delusioni, e stasera, parlando di bollicine metodo classico Oltrepò Pavese mi sarebbe piaciuto condividere con lei l’emozione (oh yes, emozione) di bere un grande Pinot noir Pas Dosé, 48 mesi sui lieviti, Pinot nero in purezza, di Ballabio, ottimo domaine della famiglia Nevelli in Casteggio, del cui Farfalla Noir Collection Rosé ho scritto mesi fa in questo articolo al quale vi rimando per saperne di più sull’azienda, la sua realtà attuale e quella passata, quando è stata per anni la cantina di vinificazione che il mio omonimo, il grande pioniere e inventore della Franciacorta, e patron della Guido Berlucchi, si era creato in Oltrepò Pavese.

Anche in questo caso, come nel caso del Noir Rosé invito a leggere attentamente etichetta e retro… In etichetta “Farfalla Noir Collection Zero Dosage”. In retro etichetta. Sulla sinistra, in piccolo: ”Uvaggio Pinot nero 100% Clone 386. Dosaggio Pas Dosé. Dégorgement 2019” e poi sulla destra “Pinot noir Pas Dosé Rosé Metodo classico. Vino spumante di qualità”.

A differenza da quanto accade sulle bottiglie di altri “metodo classico” di pari o minore qualità, prodotte in Lombardia, Trentino, Piemonte e in Francia, per citare solo alcune delle aree di produzione più note per questa tipologia, in etichetta non si legge Franciacorta, Trento, Alta Langa, Champagne, e non si legge nemmeno, anche se la cantina ed i vigneti di Pinot nero da cui nasce questo Pas Dosé da applausi, si trovano in provincia di Pavia, a Casteggio, in quella terra bene/maledetta che è l’Oltrepò Pavese.

Da Ballabio il metodo classico ed il Pinot nero sono l’alfa e l’omega, per una  produzione, di gran pregio, la Noir Collection, di 70 mila bottiglie, 40 mila di Extra brut, 20.000 di Zero Dosage e 10.000 di Rosé. E per fine anno una sorpresa, un millesimato lasciato dieci anni sui lieviti, che sarà disponibile in 5000 esempalri.

Le loro bollicine, che hanno scelto, come Monsupello, (del cui Rosé ho scritto tempo fa) di non presentare sotto il cappello della Docg Oltrepò Pavese, ma solo come Vsq, sono esemplari. Pinot Noir in purezza, vigne intorno ai vent’anni, raccolta delle uve a mano in cassette, niente affinamenti in legno, niente malolattica, niente stravaganze nella composizione della liqueur. Pressatura soffice delle uve intere per ricavare e fermentare solo il 50% del mosto fiore a temperatura controllata.

Perché mi è piaciuto moltissimo, tanto che in beata solitudine, senza pensare alla mia contorta e confusa pazza situazione sentimentale, mi sono “seccato” la bottiglia, questa cuvée del Mattia Nevelli?

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Semplice, perché abbina mirabilmente complessità, ricchezza, tessitura serrata, intensità, a finezza e piacevolezza, perché questo 48 mesi con sboccatura di oltre un anno è giovanissimo, vivo, pimpante, mette allegria bicchiere dopo bicchiere, è sapido, nervoso, teso, bolle croccanti sul palato, profumi inconfondibili di Pinot nero oltrepadano, ananas, pompelmo, fiori bianchi secchi, un filo di miele d’acacia, mandorla fresca e non tostata e pietra.

Un Pas Dosé, ho già “cazziato” Mattia per questo uso di termini francesi quando si può usare l’italico Non dosato (che però suona molto meno bene di Pas Dosé, ha tutta un’altra allure) e perché propone le sue eccellenti cuvées come VSQ quando a me piacerebbe che portassero ben alta a garrire al vento la bandiera dell’Oltrepò Pavese, ricco di sapore, gastronomico (io lo berrei indifferentemente su un grande Salame di Varzi o su crostacei, ostriche e cozze alla marinara) dal fisico prestante e atletico, dall’energia incontenibile.

Insomma, a me è piaciuto senza sé e senza ma, ma cosa avrebbero detto di questo vino Vania, Veronica. Elbieta, Daniela e Doris?

Per me un capolavoro da cui non si può prescindere, se si vuole dimostrare come sul metodo classico l’Oltrepò Pavese, quello migliore, non debba avere complessi di inferiorità verso nessuno, proprio nessuno, nell’Italia delle bollicine… Come dicono in Champagne, chapeau!

BALLABIO SOC. AGRICOLA SRL
Via San Biagio, 32 27045 Casteggio (PV)
Tel. +39 0383 805728
E-mail: info@ballabio.net
Sito Internet https://www.ballabiowinery.it/index.php/it/

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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