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Degustazioni

Champagne Brut de Brut Dosage Zéro Breton fils

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  • Denominazione: Champagne
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Pinot noir
  • Giudizio: 4.5
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Uno Champagne perfetto per chi ama i vini verticali e sapidi

Ho già detto, apertis verbis, in questo articolo, tutto il bene che penso della Sebina vini scelti di Andrea Tomasini e del suo simpaticissimo, pirotecnico figlio Claudio, che ha sede a Bolgare nella bergamasca. Uno che importa e distribuisce gli Champagne dal prezzo popolare che hanno buona parte delle cuvées di Gobillard, i Cotes de Provence di Sainte Roseline, i Cognac di Louis Royer, gli Chablis di Defaix, i vins de Bourgogne di Jean Luc Joillot, per citare solo alcune perle di un bel portfolio, come fa a non esserti simpatico?

Ora però questa piccola ma agguerrita società di importazione e distribuzione (nella provincia di Bergamo ha fior fior di aziende, dal mio amico Mario Pojer alle Fraghe della presidentessa Fivi Matilde Poggi, da Cisa Asinari del marchese Alberto di Gresy a Le Ragose, Luigi Oddero, Mastrojanni, Cantine Farro, ecc.) mi è ancora più simpatica, perché grazie a Claudio ho scoperto che distribuiscono altri Champagne, quelli di Bernard Lonclas e Breton fils.

Lascio ad altra occasione quattro parole (due per ora: buono, buonissimo!) sul Blanc de Blancs Extra Brut di Lonclas, ed eccomi a battere le mani a due cuvées che mi sono piaciute senza esitazioni di Breton fils, Maison fondata nel 1945 che si trova a Congy nella Montagne de Reims ed elabora cuvées dove il Pinot noir è protagonista e di cui i Tomasini importano alcune cuvées Dosage Zéro.

Due le cuvées che ho degustato e mi hanno colpito tantissimo, anche per l’eccellente rapporto prezzo qualità: il  Brut de Brut Zero Dosage (50% Pinot noir, 50 Chardonnay, 48 mesi di affinamento sui lieviti) ed il Blancs de Noirs Zero Dosage, Pinot noir 85%, il resto Meunier, 42 mesi di affinamento, di cui ho provato il millesimé 2015.

Il secondo dei due è il più importante e ambizioso, e costoso (lo troverete sui 45-50 euro in enoteca contro i 30-35 dell’altro) colore paglierino oro, perlage fine, naso caldo, intensamente agrumato, con note di pompelmo in evidenza, ananas, molto fitto, potente, largo, pieno e strutturato in bocca, decisamente vinoso, consistente, materico, di grande pienezza, Champagne assolutamente gastronomico, da portare a tavola e sbizzarrirsi ai fornelli se si sa cucinare, come sa tuttora la mia adorata ex moglie Eliana, oppure portandosene una bottiglia al ristorante in qualche locale amico dove portarsi una buta da casa (loro magari non l’hanno in carta e tu glielo fai conoscere) è possibile.

Gran Champagne, ma io sono tombé amoureux, me ne sarei scolato due bottiglie, magari abbinandolo ad almeno 24 huitres di quelle giuste e ad una Lei meritevole di cotanta meraviglia accanto, del Brut de Brut Dosage Zero, uno di quegli Champagne sui quali non c’è tanto da sfogliar verze o pettinare le bambole come direbbe Bersani, ma solo da goderselo bicchiere dopo bicchiere.

Paglierino oro brillante la robe, bel perlage fine e vivace nel bicchiere (a proposito Claudio, la prossima volta che mi inviti a degustare il bicchiere giusto me lo porto da casa, quello di Luca Bini che vedrò stasera nella sua Casa del vino della Vallagarina a Isera, terra di Marzemino e del migliore uvaggio bordolese italiano, che è quello della poco distante San Leonardo dei marchesi Guerrieri Gonzaga, gran Signori del vino e di stile) e uno di quei nasi diretti, affilati, nervosi, salati che sempre mi colpiscono nel cervello prima che nel palato.

Un bouquet tutto mandorle e agrumi, sale e pietra, un gusto ben teso, croccante, vivo, verticale, scandito da un’acidità viva ma sempre ben bilanciata da un frutto nitido e polposo, e una beva spettacolarmente contagiosa…

Tra qualche giorno, venerdì, sarà l’ora della verità e dei confronti un po’ perversi tra il più costoso dei metodo classico Rosé italiani, il Giulio Ferrari Rosé e un paio di fuoriclasse della Champagne, Cuvée rare 2007 di Piper-Heidsieck e credo l’annata 2009 (o 2010?) di un vino che adoro, Amour de Deutz, confronto che ho voluto avvenisse insieme ad una vera Maestra di Champagne, Daniela Guiducci. Così imparo qualcosa…

Per ora godiamoci, anzi godetevi, ne vale la pena credetemi, questi due Champagne (che costano molto meno di un presuntuoso Franciacorta riserva come questo ma sono molto più buoni) che senza tirarsela colpiscono il bersaglio. Senza saccheggiarvi il portafoglio…

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org !

 

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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