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Degustazioni

Trento Doc Rosé Antares 2014 Cantina di Toblino

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Un Rosé da Pinot nero che ne stappi una bottiglia e ne berresti due..

Questa mattina, quando leggerete questo post, mi accingerò, nel bellissimo Palazzo Roccabruna posto nel cuore della sempre fascinosa Trento a degustare, con inizio alle 9.30 (a quell’ora c’è chi va in ufficio, chi da qualche ora fatica in fabbrica o nei campi, c’è chi assaggia decine di vini, a qualcuno tocca pure questo “duro” compito..) qualcosa come 70 Trento Doc. Sarà una bella e piacevole fatica. Lo ripeto, sempre meglio che tirare di lima o sudare al tornio o in catena di montaggio…

Sono sicuro che oggi avrò di che godere bollicinosamente parlando, degustando, grazie all’organizzazione quasi asburgica dell’Istituto Trento Doc e della sua coordinatrice Sabrina Schenk, il meglio della produzione spumantistica metodo classico della provincia di Trento che utilizza il marchio promozionale comune.

Mi aspetto conferme (sono pronto a scommettere che, come sempre, mi piaceranno i vini di Letrari, Pisoni, Cantina di montagna Cembra, Moser, Cavit Altemasi, Mas dei Chini, Abate nero, attendo conferme positive da Cesarini Sforza, Maso Martis, Endrizzi, sono curiosissimo di vedere cosa ne penserò dei vini di Ferrari…), e sorprese e, spero rivelazioni.

Sono tornato a Trento, dopo qualche anno di assenza, con una gran voglia di plaudire alla centralità del Trento Doc nell’universo del metodo classico italiano a denominazione d’origine, con una grande curiosità e sete di conoscenza. Voglio trovare bottiglie che mi facciano “innamorare” e che possa consigliare a voi lettori di comprare. Ogni tanto, ma senza esagerare, l’importante, lo dico nel vostro interesse, è che compriate, stappiate, beviate, copiosamente, Champagne

Degusterò come sempre alla cieca, senza alcun condizionamento, pronto a dire, se loro questa volta presenteranno i vini (in passato mi snobbavano) che le cuvée di Rotari Mezzocorona mi sono piaciute e che finalmente il grande Enrico Paternoster, tecnico sopraffino, ha smesso di farci due.. “scatole” così con botte di legno esagerate nelle bollicine di Methius…

Prima di iniziare la degustazione sono già soddisfatto, perché grazie alla squisita cortesia del giovane, serio e determinato (è furlan di Villanova di Farra come il mio fraterno amico Fulvio Bressan) Giovanni Luigi Brumat, brand manager (con formazione bocconiana) della Cantina di Toblino, cantina simbolo e di riferimento della Valle dei Laghi, autrice di grandi vini base Nosiola, Incrocio Manzoni, Pinot bianco, Chardonnay, Kerner, e di un Vino Santo da urlo, ho potuto fare una visita (il ragazzo, che potrebbe essere mio figlio, è stato tanto gentile da venirmi a prendere e riportare in centro nella città del Concilio) con ampia degustazione.

Di alcuni vini “mi toccherà” scrivere su Vino al vino, ad esempio del Vigneti delle Dolomiti Largiller 2012, una speciale selezione di Nosiola che mi ha emozionato, del Trentino Chardonnay Foll, del  Trentino Pinot bianco Praal, del Trentino Manzoni bianco Da Fòra. Alla cucina, strepitosa, del giovanissimo cuoco Sebastian Sartorelli che guida la brigata della Hosteria Toblino, dedicherò un doveroso articolo, perché ci troviamo di fronte ad uno veramente bravo.

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Ma c’è già un Trento doc bevuto ieri, che da solo ha giustificato il viaggio, una splendida scoperta, un vino che anche ieri sera che sono rimasto solo soletto in albergo a Trento, (la Locanda Le due travi, bed & breakfast e ristorante, bel posto, ve lo consiglio) me ne sarei scolato una buta.

E dopo aver scritto recentemente dell’ottimo Trento Doc Brut Antares 2016, eccomi qui a dirvi di non perdervi, di comprare (di me potete fidarvi…) del Trento Doc Rosé Antares 2015, Pinot nero in purezza, vigne poste tra 400 e 600 metri di altezza, 36 mesi sui lieviti, dosaggio calibrato degli zuccheri fissato a 5 grammi e mezzo, produzione di 5000 bottiglie e prezzo (per il canale Horeca) di 14 euro più Iva, sboccatura 2020.

Finalmente, dopo il Perlé di Ferrari (l’ultima annata di Giulio Ferrari Rosé l’ho in cantina da quasi un anno, ma aspetterò ancora fino a venerdì per stapparlo e gustarlo – l’ho invitata al Carroponte a Bergamo per conoscerla e imparare qualcosa – in compagnia della grandissima esperta di bollicine francesi Daniela Guiducci per metterlo a confronto con due Champagne Rosé che adoro, Amour de Deutz e Cuvée Rare di Piper-Heidsieck) il primo Trento Doc Rosé al quale mi senta di battere incondizionatamente le mani.

Certo, in passato mi sono piaciuti, abbastanza, i Rosé di Maso Martis, Endrici e Zeni, se la memoria non mi inganna, e di recente ho scritto molto positivamente del Trento Rosé 1673 annata 2013 di Cesarini Sforza, ma con questo, non so perché, amore a prima vista, coup de foudre. Anche se è trentino, masculo, e non una bella e crudele femme parisienne

Mi è piaciuto il suo bel colore, un cipria-corallo pallido, luminoso, brillante nel bicchiere, il perlage fine, il suo bouquet elegante, profumato di ribes, lampone e mirtillo, con striature agrumate, sale e pietra e la leggiadra dolcezza della rosa.

Mi ha convinto, senza se e senza ma, con la sua soave croccantezza in bocca, con quel bel gioco perfettamente bilanciato tra dolce e salato, la sua freschezza sbarazzina, la sua vivacità, la sua sincerità di accenti, una certa spensieratezza. Intendiamoci, non è un metodo classico rosé da leggenda, ma è una bellissima lettura del Pinot nero in terra trentina e una bottiglia di quelle che quando ne stappi una ne berresti due: what else?

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org !

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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