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Degustazioni

La Canna e L’Orzo Bianco Vsq Metodo Classico Bianco Roberto Ghio

Pubblicato

il

  • Denominazione: Vsq
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Caricalasino
  • Giudizio: 4
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Asini che non siete altro, ma come, non conoscete il Caricalasino?

Il titolo di bollicina, ma che dico, metodo classico più stravagante dell’anno non glielo toglie nessuno. A contenderglielo solo alcuni sparkling wines molto particolari, perché sono Coral wines affinati almeno un anno a 40 metri di profondità nello splendido mare della Croazia, che ho bevuto lo scorso agosto nella patria di Zvonimir “Zvone” Boban, Modric, Rebic, e, ahinoi fratelli interisti, di quella solenne “pippa” di Ivan Perisic…

Stravagante dal nome, La Canna e L’Orzo, che necessita di una spiegazione che vi darò più oltre, per la zona di produzione, un estremo lembo di Piemonte al confine con la Liguria, vigne nel comune di Bosio, il più alto della zona del Gavi e dell’Ovada, il lembo di terra più vicino al Mar Ligure di tutto il Piemonte, e per l’uva utilizzata per questo 24 mesi sui lieviti che non è il Cortese, (e il vignaiolo produce difatti anche Gavi), Chardonnay, Pinot nero o magari Erbaluce, bensì, tenetevi forte, un’uva praticamente sconosciuta, quasi leggendaria, una mosca bianca ampelografica, il Caricalasino.

E qui casca l’asino. Alzi la mano chi conosce o ha mai bevuto un vino espressione di questa antica varietà presente nelle zona della provincia di Alessandria e di Novara, dalle origini incerte, con ogni probabilità proveniente dalla Liguria, con analogie con il Pigato e il Vermentino, anche se di quest’uva, brutta a vedersi, con buccia spessa, acino allungato e acini difformi, tralci violacei, dalla acidità elevata come il Cortese ma con più zuccheri, si dice, bisognerebbe sentire in merito cosa ne pensi la massima esperta in materia, la divina Anna Schneider, che potrebbe essere una mutazione del Barbera.

Un’uva dal nome curioso, legato ad una tradizione locale, ovvero che nella zona di Acqui Terme era necessario in passato trasportare l’uva sul dorso dell’asino, a causa delle pendenze elevate del terreno, da cui deriverebbe la dizione “Carica l’asino”.

Non sono in molti a produrre vini da quest’uva, ad esempio la Cantina Carussin di San Marzano Oliveto in provincia di Asti, che preferisce però realizzare un uvaggio composto da 80% Caricalasino e 20% Cortese dell’Alto Monferrato scelta volta a bilanciare l’intensa componente sapido-minerale che caratterizza la vinificazione in purezza del vitigno. Oppure la Cantina Marenco di Strevi in provincia di Alessandria, che produce il “Carialoso”, da uve Caricalasino in purezza.

Proprio Patrizia Marenco ha aiutato Roberto Ghio, titolare dell’omonima azienda agricola sita in Bosio, 40 ettari, di cui 14 vitati, una buona parte in forte pendenza, a recuperare una storia di caricalasino che risale al bisnonno, che raccontava al nipotino di quest’uva particolare. Primo impianto nel 2009, con vigne a Bosio, a 360 metri di altezza, e poi un’altra, veramente sperimentale e ardita, a 800 metri in località Capanna di Marcarolo, a soli 10 chilometri di distanza dal mare nel cuore del Parco naturale delle Capanne di Marcarolo (area naturale protetta creata nel 1979, a metà strada tra Genova e Novi Ligure, compreso tra la Val Lemme, la Val Polcevera e la Valle Stura, l’area verde più distesa di tutta l’area metropolitana genovese) dove sono stati piantati anche Cortese e Pinot nero (pensando di produrre un Alta Langa) e oggi Ghio possiede ben 1,5 ettari sui 4 totali di Caricalasino presenti al mondo.

Da quest’uva versatile che in questa vendemmia è stata raccolta dopo il Cortese e prima del Nebbiolo, Ghio, produttore di diverse selezioni di Gavi e di Dolcetto di Ovada, di un Monferrato rosso da uve Nebbiolo, cultore di un’idea tutta particolare e nobile di Piemonte del vino, che si traduce nel progetto Piemontemare, ovvero i vigneti piemontesi più vicini al mare, ottiene due vini fermi, il Vinarancio da uve macerate, e il Monferrato bianco Zané, ma il vino che voglio consigliarvi e che trovate in vendita, come tutti gli altri dell’azienda sul sito Internet Vino dal produttPore (che propone anche le bollicine di Cantine della Volta, Deltetto, Pisoni, Ferghettina, tra gli altri) e ho conosciuto tramite il giovane e appassionato Giovanni Erba che ha voluto propormelo, è il metodo classico denominato La Canna e l’Orzo.

Nome singolare la cui spiegazione è demandata alla retro etichetta dove si legge: “L’astuto vignaiolo, vedendosi continuamente derubato di parte delle canne, che aveva scelto e lavorato nel tempo del riposo invernale, al fine di utilizzarle da sostegno dei filari della propria vigna, scovò il ladro con questo ingegnoso stratagemma: ripose un grumo di terra e un chicco d’orzo nell’incavo del giunco di ogni canna.

A primavera sistemò le canne nel vigneto. Quando cominciarono a mancare si mise ad aspettare la prima pioggia; fu l’orzo, germogliando, ad inchiodare il disonesto pelandrone. Giuseppe Pietro Manassero, vignaiolo tutto d’un pezzo”.

Una visione un po’ poetica del vino, del fare vino, che Ghio riassume anche in queste parole programmatiche: “Produrre un vino significa dare voce alla terra e conservare nel tempo la memoria di un’annata con le sue piogge, la neve, il sole, il vento e le lune. Questo inscindibile rapporto tra uomo e natura è la culla di quella tradizione che ha fatto grandi i vini piemontesi. Gesti, usi antichi e rispetto per l’ambiente permettono di proporre vini di carattere, lontani dalle mode, che esprimono con taglio originale il vigneto di partenza.

Senza l’uso di diserbanti in vigna, con il minimo uso di solforosa in cantina, con il riutilizzo del legno di vigna per il riscaldamento domestico, con l’uso di bottiglie leggere ed un parziale riciclo dei vuoti l’azienda si impegna a garantire una grande salubrità del prodotto, e a perseguire una sempre maggiore ecosostenibilità”.

Affinato sui lieviti per periodi varianti dai 18 ai 24 mesi (in futuro potrebbero essere di più) questo Caricalasino in versione spumante mi è piaciuto e mi ha divertito con il suo splendido colore paglierino oro squillante, il perlage sottile e continuo, il naso ben secco, deciso, sapido, marino, pietroso, fiori bianchi e frutta bianca, il gusto altrettanto secco, vivo, fresco, la bolla croccante e nervosa e una pienezza e consistenza che emergono e si impongono man mano che il vino si apre.

Non fate gli asini, datemi ascolto, provatelo questo Caricalasino!

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vinowww.vinoalvino.org!

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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