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Champagne che passione!

Champagne Rosé Line Mondet

Pubblicato

il

  • Denominazione: Champagne
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Chardonnay, Pinot noir, Meunier
  • Giudizio: 4
0.9

Un buon Rosé per celebrare lo Champagne Day

Domani, come ho scritto alcuni giorni fa, sarà la Journée Champagne, come preferisco chiamarla à la française o Giornata Champagne, e non con il nome ufficiale, nella lingua del business non dell’amore, che è Champagne day, e in questa occasione, invitandovi senza stancarmi di farlo di rendere ogni giorno che Bacco manda in terra una giornata Champagne per voi e per i vostri cari, voglio dirvi di cuore stappate Champagne!

Per farlo, domani e come ripeto ogni giorno (o quasi, a meno che abbiate il reddito della Ferragni, di qualche calciatore pluri-tatuato, della soubrettina televisiva di turno o della morosa, magari piena di sé e convinta di essere la più bella del mondo, di qualche miliardario) voglio consigliarvi – dichiaro il conflitto d’interessi, sono utenti pubblicitari e vedete il loro banner campeggiare a metà di questa pagina, insieme a quelli di altre prestigiose Maison (grazie ai loro importatori e distributori per la fiducia accordata: beh, penso di essermela meritata…) – di visitare e fare buon uso del sito Internet, dell’enoteca on line Bollicine di Francia creata da un duo di appassionati di Champagne che nella vita svolgono attività professionali di tutt’altro genere che venditori di vino, Marco Maini e Stefano Bazzoni.

I due non pretendono di proporre a noi appassionati gli Champagne da urlo, le cuvées che fanno impazzire volpini e lupetti e loro sabragesche devote aficionadas e vestali, ma Champagne dal prezzo ragionevole ai quali dare agevolmente del tu e che si possono acquistare e stappare senza svenarsi e senza scervellarsi in elucubrazioni cervellotiche per capirli (anche in Champagne c’è qualche fenomeno le cui cuvées per essere capite richiedono un’intelligenza da docente della Scuola Normale di Pisa o da Pico della Mirandola + Leonardo da Vinci..).

Champagne, ad esempio, come il Nature di Parmantier – Rigaut, di cui ho scritto recentemente e che loro mi hanno fatto assaggiare nel corso di una cena al Carroponte a Bergamo dove i due soci hanno deciso che dei Cotes du Rhone che ho fatto loro conoscere (prodotti da una vigneronne il cui nome di battesimo mi suscita ricordi contrastanti) facevano al caso loro e che inseriranno presto, anche se non sono bollicine ma rossi fermi e bien costaud, in catalogo. Per vostra e nostra delizia…

E come gli Champagne di una Maison di cui ho scritto due anni fa e che mi ha fatto conoscere un’amica di Facebook (a proposito non cercatemi più lì, i servi e scherani di Zuckerberg hanno pensato bene di cancellare la mia pagina e sospendere il mio account manco fossi un pericoloso terrorista islamico, ‘sti infami…), la super guapa española, anzi Valenciana in Castel San Pietro vicino a Bologna che corrisponde al nome di Lola Gomar, la Maison Mondet. Nel 2018 scrissi molto bene del Brut Nature Dosage Zero che ora, grazie alla mia introduzione, Marco e Stefano hanno introdotto  in catalogo insieme ad altre cuvées che potete trovare qui. E che vi consiglio tutte caldamente.

Qualche notizia sulla Maison, che desumo direttamente da Bollicine di Francia. Maison fondata nel 1926 da Jules Mondet e consorte, azienda oggi condotta dalle loro due figlie e generi, Line e Laurent Beaupuits, Laurence e Frédéric Bernardin.

La Maison utilizza i tre vitigni tipici della Champagne; lo Chardonnay che apporta finezza ed eleganza; il Pinot Noir che dà struttura, robustezza e fruttato; il Pinot Meunier che conferisce rotondità equilibrio ed il fruttato.

I vigneti sono situati sui terroir di Cormoyeux e Romery, non lontano dall’abbazia Dom Perignon d’Hautvillers, con una superficie totale coltivata di 11 ettari, di cui una piccola parte a Passy Grigny. Il terreno è caratterizzato da un sottosuolo gessato che funge da vero e proprio regolatore termico, cattura l’umidità e la restituisce quando la vite ne ha più bisogno ed è in larga parte a base di craye. L’età media dei vigneti è di 30 anni, e alcuni appezzamenti selezionati per le migliori cuvée è di 60 anni.

Nella vinificazione dopo un primo riposo di diversi mesi in vasca d’acciaio, vengono degustati “vins clair” per determinare gli assemblaggi tra i diversi vitigni e diversi anni di raccolta. Il vino viene poi imbottigliato e invecchia da 3 a 7 anni nelle cantine della Maison. I 200 metri di cantine naturali di gesso a 30 metri sottoterra permettono una conservazione e un invecchiamento ottimale delle bottiglie di Champagne ad una temperatura costante di 10-12 ºC. La prima parte della cantina risale al 1886, è stata estesa negli anni ’70, poi si è aggiunta una seconda galleria parallela. Oggi, i fossili incastonati nella volta in tufo da 95 milioni di anni, vegliano sul riposo delle bottiglie di champagne. Il tempo necessario per elaborare gli champagne della Maison è quindi molto lungo (minimo 3-4 anni), è il tempo necessario per fare un grande vino.

Quale cuvée ho scelto di Line Mondet? In questo momento di grande ottimismo, alla faccia del coronavirus e della sua seconda fase, delle strane donne nelle quali ultimamente mi imbatto, una più “stravagante” (eufemismo) dell’altra, in cui, incredibile ma vero, vedo la vie en rose, non poteva essere che il Brut Rosé, che su Bollicine di Francia vedete proposto ad un costo, grande rapporto prezzo-qualità, di 37 euro, una cuvée composta per il 65 % da Pinot Meunier, per il 20 % da Pinot noir e per il 15% da Chardonnay. Va notato che l’assemblaggio prevede l’aggiunta di una piccola quantità di vino rosso champenois che proviene da vecchie viti di Pinot noir. L’affinamento sui lieviti é di 36 mesi.

Lo so, il dosaggio è importante, 8 grammi, e il mio gusto, calibrato su vini più secchi e decisi, io prediligo difatti gli Extra Brut e i Dosage Zéro sui Brut, vorrebbe un dosaggio minore (ma anche i miei adoratissimi: si può dire? Non so io lo dico, Champagne Deutz, l’Amour de Deutz in primis, sono molto dosati e io vado pazzo per loro) ma perdiana, Madame Line, che ormai, nonostante fatichi ad orientarsi con i miei articoli, e per la loro traduzione si affidi, orrore, a Google translator, è una lettrice, divertita, di questo blog, è davvero brava, perché ha messo a punto uno Champagne Rosé ben fatto, esemplare e paradigmatico, una di quelle bottiglie che quando si stappano finiscono inevitabilmente per richiedere il bis e una seconda buta.

Il colore è un rosa intenso, direi tra il corallo e il melograno, il perlage è fine e continuo, ovviamente apprezzato nel bicchiere del mio privilegio, quello di Luca Bini, e il naso è intrigante, sensuale, caldo e avvolgente e ti porta nel bicchiere, ti seduce (le francesi in quanto a seduzione non le batte nessuno, ne so qualcosa..), ti promette e mantiene le promesse: lamponi, ribes, una leggera vena agrumata, una bella consistenza calda e suadente.

E la bocca corrisponde alle attese, non tradisce, soddisfa, con un bel frutto rotondo e succoso, goloso e morbido al punto giusto senza essere ruffiano, cremoso, avvolgente, e con un finale lungo e un’assoluta piacevolezza…

E bravi i Mondet e bravi Marco Maini e Stefano Bazzoni e lunga vita a Bollicine di Francia!

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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