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Giramenti di... bolle

Franciacorta Dosaggio Zero riserva 2013 Lo Sparviere e altri Franciacorta

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Lettera aperta a Marco Sabellico, Gianni Fabrizio e alla banda del Gambero rosso

Caro Marco Sabellico, voglio inviarti questa lettera aperta sine ira ac studio, con il doveroso rispetto che devo ad una persona che, come me, è nel mondo del vino italiano da una vita. Lo sai che non posso che volerti bene, dopo il meraviglioso indimenticabile viaggio che abbiamo fatto insieme, long time ago, tanti chili e anni fa, sono ben 24, nel novembre 1996 Down Under, in Australia.

Non posso non volere bene ad un simpaticone dai “baffetti da sparviero” in compagnia del quale, c’era anche la nostra accompagnatrice Lucia Vimercati, do you remember?, alla faccia di Eraclito e del suo celebre aforisma del Panta rei, “Non si può discendere due volte nel medesimo fiume”, a Sidney, prima di rimpinzarci di fish e chips, abbiamo fatto il bagno (che acqua fredda!) nello stesso oceano e ricordiamo bene le facce di quelli, in visita a Penfolds, si chiedevano chi diavolo fossimo visto che ci servirono in degustazione non una sola annata del preziosissimo Grange, ma ben cinque… Tutto merito di Angelo Gaja, importatore del supremo Shiraz australiano, che si era raccomandato che ci trattassero bene…

Però, caro Marco, non posso dimenticare che tu insieme ad una persona che stimo tantissimo professionalmente e che mi è anche simpatico, quel grande naso (in tutti i sensi) di Gianni Fabrizio, sei curatore di quella che solo con supremo sprezzo del ridicolo all’estero definiscono “The Italian Wine Bible”, ovvero la guida, che non guida, Vini d’Italia edita dal Gambero rosso.

Una guida alle cui due prime edizioni collaborai, in un’altra vita, nel 1987-1988, curando da solo la Lombardia, questo quando la vostra guida era una coedizione tra voi gamberisti di Roma, rappresentati dall’indimenticabile Stefano Bonilli e dal mio amico Robert Parker der Tufello Daniele Cernilli ora Doctor wine e la masnada di Bra, alias Slow Food, leggi il tizio, tale Carlin, che oggi, dopo aver flirtato con l’estrema sinistra, dialoga con il papa (rigorosamente con la minuscola) Bergoglio e Gigi Piumatti (e scusami la parolaccia…).

Bene, caro Marco, caro Sabellico: posso farvi una domanda diretta, molto franca, com’è nel mio stile? La faccio ed è semplice: ma non vi vergognate?

Badate bene, non vi sto insultando, vi sto rivolgendo una domanda che si fanno e vi fanno e facendola hanno preso una sana decisione, non acquistare più, sono soldi sprecati, la vostra guida, miriadi di appassionati del vino, che dopo aver preso, come dite voi a Roma, tante sole, acquistando vini che voi avete tribicchierato negli anni (alcuni, ripensandoci, premi che gridano vendetta al cospetto di Bacco e giustificherebbero che veniste presi a frustate sulle terga su una pubblica piazza, esponendovi al pubblico ludibrio) oggi quando sentono che un vino ha beccato i famosi, anzi, famigerati “tre bicchieri”, sgranano gli occhi e si dicono, alla piemunteis, “atensiun!”. Perché vini buoni riuscite anche a premiarli, ma quanti abbagli, quante lucciole per lanterne, voglio credere ancora alla vostra buona fede e non cedere alla tentazione di pensare altro, quello che pensano in tanti, sui criteri diciamo così geopolitici, da Manuale Cencelli applicato al vino, con i quali degustando rigorosamente alla cieca, dite (ma sono degustazioni alla cieca o degustazioni cieche?) assegnate il vostro massimo riconoscimento.

Anch’io, come tanti, non acquisto più la vostra e le altre guide, (l’ultima guida che ho stimato è stata la guida dell’Espresso, dapprima quando la curò Alessandro Masnaghetti da solo, poi quando nel team di degustatori c’erano persone serie e capaci come i due ex gamberisti Fabio Rizzari ed Ernesto Gentili, e poi l’amico fraterno Pierluigi Gorgoni, Giampaolo Gravina, Massimo Zanichelli, Fernardo Pardini, per citarne solo alcuni. Gente con due maroni (rigorosamente con la minuscola) così, gente sulla cui onestà e capacità metterei la mano sul fuoco. Sicuro di non scottarmi.

Non acquisto la guida e mi limito, quando arriva ottobre, a scorrere on line l’elenco dei premi che regione per regione assegnate, regalandomi qualche minuto di sana allegria. Molto meglio che guardare le comiche di Gianni e Pinotto, e Stanlio e Ollio, qualche vecchia puntata del Drive In o di Scherzi a parte, o vedere un tizio 34enne nato ad Avellino ma cresciuto a Pomigliano d’Arco dire di essere il nostro Ministro degli Esteri… O un tale con la pochette proporre misure contro la nuova ondata del coronavirus talmente idiote e liberticide che io, su Vino al vino, ho proposto e facevo e faccio sul serio, di andare a Roma e cacciarlo a calci in culo

Recentemente ho letto sul vostro sito Internet l’elenco dei tre bicchieri dati a produttori di vino della mia Lombardia (sono milanese e lombardo, con nonni materni pugliesi, e sono orgoglioso di esserlo e ringrazio i potenti dei di avermi fatto nascere nella patria di Alessandro Manzoni e Carlo Cattaneo, di Giuseppe Meazza e Peppino Prisco, di Nanni Svampa e Delio Tessa e non in quell’angolo d’Africa chiamato Roma…), e dopo aver rischiato di farmi la pipì addosso dalle matte risate ho scritto quello che pensavo in relazione ai premi dati alle bollicine di una zona che tu, ed io, conosciamo molto bene, la Franciacorta.

C’è di più. Di recente ho preso uno dei tuoi/vostri “tre bicchieri” più incredibili, quello prodotto dall’azienda di proprietà di un tipo potente e arrogante (do you remember Varsavia, mister Riccardo?) e l’ho messo a confronto in un blind tasting con un outsider, pari tipologia e pari annata. Morale: il tuo tre bicchieri è stato, giudizio mio e di due super sommelier, massacrato.

Caro Sabellico, se avessi tempo e voglia da sprecare potrei, regione per regione, prendere gli elenchi dei vini che avete tribicchierato e pescare, fior da fiore, vergogna da vergogna, decine di vini che, a mio modesto parere (ma di vino ne capisco quantoe più di te, Marco…), avete premiato senza alcuna giustificazione.  

La scorsa settimana sono stato cinque giorni in Roero, esperienza illuminante che mi ha indotto a scrivere una serie di articoli e altri ne scriverò, e quando penso che, parlando di Alta Langa e bollicine piemontesi, voi vi ostinate a premiare l’Alta Langa Pas Dosé Zero Ris. 2014 di Enrico Serafino e non, come ho scritto, il Dosage Zero base Arneis di Giovanni Negro e figli, mi viene voglia di prendervi a pernacchie.

E altrettanto quando penso che, parlando sempre di Roero, premiate vini come il Roero Arneis Cecu d’La Biunda 2019 di Monchiero Carbone o il Roero Arneis Renesio 2019 di Malvirà (persona anche simpatica a differenza del presidente del Consorzio Roero) e non gli Arneis di Valfaccenda, Cornarea, Deltetto, Almondo. E meno male, una volta tanto ci azzeccate, avete premiato il Roero Mompissano Riserva 2017 della Cascina Ca’ Rossa del mio amico Angelo Ferrio, ma quanti sfondoni, quanti granchi e gamberi prendete anche nella terra dove il Nebbiolo si esprime con leggiadria ed eleganza come nel caso del Roero 2017 dei Fratelli Rabino e di tanti altri che voi, con suprema ignoranza (nel senso che li ignorate stupidamente) non portate, come meriterebbero, in palmo di mano.

Torniamo alla vexata quaestio della Franciacorta e delle bollicine che premiate, ad esempio, aspetta che rido, il Franciacorta Non Dosato Grande Cuvée Alma di Bellavista, e non premiate.

Nei giorni scorsi mi sono procurato un altro vostro tre bicchieri guida edizione 2021, il Franciacorta Dosaggio Zero riserva 2013 dello Sparviere, azienda serissima proprietà della famiglia Gussalli Beretta. L’ho assaggiato e mi ha convinto, molto di più, beh, ci vuole poco, dell’imbarazzante Extra Brut 2015 dell’azienda del potente presidente di FederDoc, ma mi ha lasciato qualche riserva visto che degustandolo a casa ho annotato: colore paglierino  oro intenso brillante, bella densità nel bicchiere, perlage fine, naso fitto, denso, elegante, suadente, di grande intensità e tessitura serrata, con note di frutta secca, più nocciola che mandorla, miele, agrumi, fiori bianchi, alloro, cioccolato bianco e una vena leggermente affumicata. Ampio in bocca con salda struttura, molto ricco ma fresco, ha larghezza e profondità, sale e pietra, coda lunga viva molto piacevole di grande personalità e saldo carattere ma con un finale leggermente duro e amaro forse dovuto alla non esaltante annata 2013 e ai terreni calcarei dove l’azienda ha parte dei vigneti.

I tre bicchieri, visto che li date, sfidando il ridicolo, all’Extra Brut di quell’azienda di Capriolo, un borgo che se comandassi io sarebbe fuori dalla zona di produzione del Franciacorta Docg (anche un’altra azienda che fa i vini da vigne di quel villaggio, noto per una boccaccesca vicenda di amanti terribili finita sui giornali nel lontano 1997, non ottiene grandi risultati) ci stanno, mi sono detto.

Poi ieri sono stato in Franciacorta, accompagnato da una deliziosa lettrice che ha l’età di mia figlia, classe 1985, Elisabetta Manenti, in visita a due aziende i cui vini già conoscevo, Elisabetta Abrami e Le Quattro Terre, e ad una nuova che è stata una rivelazione, Le Vedute (se non la conosci vacci, che anche tu come me impari qualcosa…), ho assaggiato con crescente meraviglia, la giovane e dolce Elisabetta mi può essere testimone, i vari Franciacorta e davanti a due in particolare, all’Extra Brut Blanc de noir 2012 degli Abrami (accanto alla mamma ora, back from Dublino, c’è un ragazzo di trent’anni che mi ha colpito molto, Giuseppe) e al Dosage Zero 2014 delle Quattro Terre o all’Extra Brut,  (a proposito: andateci anche per il ristorante, pardon, agriturismo, c’è una cucina da applausi) mi sono chiesto: ma Marco Sabellico e i gamberisti ci sono o ci fanno? E che sporco, anzi sozzo, gioco fanno in Franciacorta e altrove?

Caro Sabellico, a me non può fregare de meno che alle vostre premiazioni, a queste autentiche fiere delle vanità, parate inutili, cerimonie trionfo del politicamente ed enologicamente corretto e sagre dell’ipocrisia, partecipino ricchi, potenti, ministri e mammasantissima (parola che il mio Maestro Indro Montanelli usava con suprema sapienza) vari. A me non interessa affatto che i numeri, le statistiche, dicono che quella 2021 della vostra pubblicazione è la guida dei record.

Per me, con i tre bicchieri dati quest’anno in Franciacorta e altrove avete sicuramente battuto un record: quello del ridicolo. Vergognatevi, se avete ancora cognizione di cosa siano la vergogna e la decenza e ricordatevi il motto latino: errare humanum est, perseverare autem diabolicum.

La vostra perseveranza negli errori, negli sfondoni, nelle castronerie (Santa Margherita cantina dell’anno: dai Marco facce ride! Sei peggio di Petrolini… ) meritano vendetta al cospetto di Bacco. Ricordati, Marco, un indimenticabile motto del 68 francese: la fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà..

 

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Roberto tutone
25/10/2020 18:49

Concordo i responsabili delle guide non girano più,per cantine,è passato di moda,concordo totalmente il riferimento alla serietà dei vecchi numeri delle guide.Sul mio comodino ho ancora,e consulto spesso!,la guida dell’espresso 2002

Agostino Nappi
Agostino Nappi
25/10/2020 22:49

Sono perfettamente d’accordo con lei dottor Ziliani anche se non ci conosciamo. Ho comprato la guida sperando nell’inserimento della mia azienda in essa, credendo che il vino portato a giudizio da questi mercenari del buon bere, fosse risultato all’ altezza delle loro papille gustative. 89 punti e medaglia di bronzo alla prima uscita ai Dwwa e 84 punti al concourse mondial di Bruxelles, non merita giudizi da Gambero Rosso? Con ciò non voglio vantare il mio vino e sminuire il loro dire,ma vorrei che si rispettasse il lavoro che svolgiamo e i giudizi buoni o brutti che siano che ci siano. Gambero Rosso non è attendibile. Se mi permette le vorrei spedire qualche bottiglia giusto per avere un giudizio. Il suo è Sacrosanto.

Alessandra
26/10/2020 18:21

Commento 1 : ma le guide le legge ancora qualcuno? Tanto più “certe” guide
Commento 2: i premiati sono sempre gli stessi anni e anni che leggo sempre gli nomi

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