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Giramenti di... bolle

Maurizio Zanella, la furia ambientalista, la stupidità grillina e un vigneto contestato

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Quando le logiche idiote della politica e del fanatismo verde prevalgono sul buonsenso

In Italia il successo non si perdona, il successo suscita invidie, risentimenti e gelosie. Accade così che un imprenditore e uomo del vino di successo, un uomo dalla riconosciuta intelligenza, che spesso ho criticato, anche duramente, per un certo suo spiccato egocentrismo che sfiora il culto della personalità, Maurizio Zanella, che ha portato l’azienda vinicola Cà del Bosco di Erbusco, produttrice nella bresciana Franciacorta di straordinari “spumanti” metodo classico in grado di non sfigurare di fronte ai cugini francesi della Champagne decida, a 64 anni, invece di tirare i remi in barca, di fare una cosa nuova e coraggiosa.

Ha scelto di recuperare una zona boschiva in totale abbandono, dove però nell’Ottocento, il Catasto napoleonico del 1810 lo attesta, ci sono testimonianze di attività vinicola, e sussistono tracce di vigneti terrazzati, per piantare un nuovo vigneto. A poca distanza da uno dove nel 1982 aveva piantato, a 466 metri di altezza, senza che nessuno gli rompesse i maroni, la prima vigna di Erbamat (e Maiolina) della Franciacorta, e dove oggi c’è un Pinot nero speciale al suo strepitoso Franciacorta Vintage Collection Dosage Zéro Noir. Il tutto con le necessarie, complesse, autorizzazioni da parte di Comune, Comunità montana, autorità varie, manca solo quella del Papa e di Mattarella e semm a post...

Un lavoro che in altri Paesi gli avrebbe procurato applausi, visto che Zanella vuole fare qualcosa nell’interesse della Franciacorta tutta, e che mostra alla zona spumantistica bresciana minacciata dal global warming che crea seri problemi a chi ha i vigneti a Erbusco, Adro e dintorni, la via da seguire, portare le vigne più in alto che si può, restituendo a nuova vita un territorio che senza alcun tipo di manutenzione franerebbe a valle.

Cosa succede invece? Accade che senza attendere il completamento dei complessi lavori, che procedono speditamente e con tutte le cure possibili, basandosi sul solo aspetto attuale, la vista dal Lago d’Iseo e foto aree prese da droni circolate su Facebook, che apparentemente farebbero pensare ad un’opera di violenza e prevaricazione sul territorio, gli ambientalisti locali, con rara miopia, abbiano sparato a zero, su stampa locale e social, sull’operazione, accusando Zanella di “intaccare il patrimonio paesaggistico naturale della zona”.

Eppure sarebbe bastato attendere sei-otto mesi e che i lavori finissero e che la zona ritrovasse bellezza e armonia, pazientare fino a che le ruspe completassero le operazioni e le vigne cominciassero ad entrare in produzione, eppure si è preferito sparare a zero. Storie di ordinario fanatismo e talebanismo ambientalista, non solo bresciano.

Gli ambientalisti in Italia hanno sensibilità a corrente alternata, in Franciacorta rompono le scatole a Zanella ma non hanno detto nulla quando in zona Barolo hanno costruito cose immonde come il relais Boscareto opera dei ricchi e spregiudicati Dogliani di Batasiolo a Serralunga d’Alba, la volgarissima cantina dell’Astemia pentita a Barolo, il primo insediamento di Terre da vino ai piedi dei Cannubi. E non mi risulta siano insorti quando in Valtellina, in zona vinicola di montagna, di viticoltura eroica celebrata in tutto il mondo, hanno costruito ai lati della strada statale che da Colico conduce a Sondrio e da Sondrio a Tirano immondi capannoni e centri commerciali. Questo ai piedi delle vigne sacre della Sassella, di Grumello e Valgella.

Un mese fa, dopo aver pubblicato questo post scritto non lucidamente, condizionato da miei scazzi personali con Zanella oggi chiariti, sono andato a vedere e ho scoperto che le cose non solo sono perfettamente in regola, ma il progetto, condotto con minuzioso rispetto delle regole e del paesaggio, si rivela geniale. Siamo in località Belveder sul Monte Alto alle spalle di Clusane d’Iseo, e l’intervento, suddiviso su due lotti di 12 mila e 4 mila metri quadri. Come racconta l’agronomo Gianpietro Bara progettista dell’intervento non ci si trova di fronte a nessuna forzatura ed esistono tutti i permessi necessari. Ente forestale, Comune e Belle arti.

Ma c’è di più. Non solo Zanella non si è comportato, come i Torquemada del verde locali lo accusano di aver fatto, da Attila, ma oltre ad aver speso, l’investimento lo fa come cittadino privato, non come presidente della Cà del Bosco, un sacco di soldi, oltre 450 mila euro, mica noccioline, investimento di cui rientrerà solo tra dieci anni, quando andranno ragionevolmente in commercio le prime bottiglie di Franciacorta ottenuto da questo vigneto tra poco messo a dimora, ha fatto anche il filantropo.

E di comune accordo con un gruppo di “pericolosi” cacciatori (altri nemici giurati degli ambientalisti, che sbraitano contro chi va a caccia poi magari di nascosto vanno a gustarsi lo spiedo bresciano in versione con uccellini in trattoria, bevendo, spero, Botticino…), che presidiano e tengono come campi da golf cinque roccoli, ha messo a dimora la bellezza di 924 piante (querce, aceri, carpini, ciliegi, sambuco) in una mirabile operazione di recupero agricolo di superfici forestali. Il tutto per nemmeno un ettaro e mezzo di vigna.

Il progetto dell’agronomo Giampietro Bara e di Zanella è lineare e trasparente (non c’è trucco e non c’è inganno cari ambientalisti con la bava alla bocca) e prevede la trasformazione del bosco, anzi di una boscaglia disordinata, con l’ampliamento del terreno agricolo con un nuovo impianto di vite e il recupero dei terrazzamenti che negli anni sono stati invasi dal bosco. Ma quale scempio ambientale! Piantando su quei terrazzamenti Pinot nero, Chardonnay, Pinot bianco, nella parte più alta a forte componente calcarea e forse Erbamat, Zanella intende restituire dignità ridare dignità a un posto abbandonato da anni: una volta terminato, questo lavoro ridarà al paesaggio il suo antico splendore, con un intervento intelligente che esorcizza il rischio idrogeologico a cui il terreno è per sua natura sottoposto.

Zanella a proposito delle polemiche sollevate, si spera in buona fede, dagli ambientalisti trinariciuti, è molto chiaro: “se prima di creare inutili polemiche sui social mi avessero interpellato avrei potuto spiegare che i lavori agricoli che sto facendo al Belvedere di Clusane riprendono aree coltivate riportate già dal catasto napoleonico dei primi dell’Ottocento. Mi spiace che abbiano deciso di agire così, ma sono pronto a confrontarmi con loro quando e se lo riterranno opportuno”.

Non sono stati solo gli ambientalisti a contestare il vigneto del Belvedere, ma ci sono messi, confermando di essere dei cialtroni pericolosi, dei demagoghi da strapazzo, i Cinque Stelle. Sul sito Internet di tale Claudio Cominardi, che, ahinoi, è portavoce del Movimento 5 Stelle alla Camera, membro della XI Commissione Lavoro Pubblico e privato, e dal 13 giugno 2018 al 5 settembre 2019 è stato Sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali nello sciagurato governo giallo verde, è stato pubblicato il post farneticante di un portavoce in Lombardia dei grullini, tale Dino Alberti, che tirando in ballo le solite tiritere, alla Greta Thunberg (a proposito, che fine ha fatto la suffraggetta svedese, diciasettenne ma più decrepita di una novantenne?) su sconvolgimenti ambientali e climatici, su terra, ambiente, pianeta ad uso e consumo dell’uomo blatera dicendo “assurdo che Zanella utilizzi l’alibi dei cambiamenti climatici proprio per devastare un bosco secolare che invece dovrebbe essere preservato e tutelato”.

E poi definisce il futuro vigneto “un vigneto inutile non è certo un bosco che regala molto più ossigeno e riduce l’anidride carbonica in atmosfera” e, colmo della stupidità, definisce il progetto di ampliare i filari di viti “un’autentica follia. Una follia ancor più perché si sta sposando con convinzione il concetto di devastazione verticale, andando sempre più in alto”. Per questo signor nessuno “un vigneto non è una scelta green. Il suo impatto ambientale è decisamente importante”.

La conferma che la devastazione è quella della sua mente e di quei cialtroni pentastellati che sgovernano Roma, Torino e esprimono una “cima” come il ministro degli Esteri (siamo su Scherzi a parte!) Giggino “nullità” Di Maio.  

In un Paese normale, non l’Italia dei Conte, dei Briatore, delle Ferragni e dei Lapo Elkann e dei Salvini, per quanto sta facendo Maurizio Zanella si parlerebbe di imprenditorialità moderna illuminata. Invece lo si contesta per partito preso, per stupidità di default dettato da furor ideologicus. Ma questa è l’Italia di oggi…

p.s. Qualche imbecille o minus habens (ce ne sono anche tra coloro che vengono a leggere i miei blog tanto per rompere le palle..) letto questo articolo mi accuserà di alto tradimento (ma de che?) e di essermi venduto al ricco e potente presidente della celebre Maison di Erbusco. Ha ragione. Zanella mi ha comprato. Mi ha dato un passaggio nel suo pickup dalla Trattoria al Porto di Clusane, dove terminato il sopralluogo al vigneto sotto processo la stampa locale ed il sottoscritto hanno gustato uno squisito spuntino, sino alla stazione ferroviaria di Rovato dove ho preso il treno per tornare a Bergamo.
E durante il tragitto, lui milanista ha offerto a me interista, che non faccio il tifo per questa schifosa juvinter infarcita di gobbi malefici, di diventare supporter del Monza del suo amico Galliani. Non ci penso nemmeno, come non penso, fatta pace con un coetaneo che conosco da 36 anni, di mettermi a cantare le lodi, come ha fatto il sor Lupetti, del suo Prestige. Io bevo altri Franciacorta, anzi, scusa Zanella, io bevo Champagne.

dav

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Giancarlo
Giancarlo
04/11/2020 09:25

Buongiorno Sig. Franco. Tutto condivisibile, tranne la parte dei cacciatori e dei poveri uccellini. Se non ricordo male, lei tempo fa scrisse che non sarebbe più tornato in Trentino dopo l’abbattimento di un’orsa che difendeva i suoi cuccioli. Ora loda gli spiedini di piccolissimi uccellini, assurda abitudine in cui i coraggiosi cacciatori bresciani eccellono. Oggi La Stampa cronache di Cuneo riporta la notizia di un prode bresciano in trasferta nel Parco del Po saluzzese sorpreso con trofei vari, tra cui 4 pispole. Multa di 554 euro (troppo poco) e sequestro. Ben fatto! Ma quando finirà questa assurda e deleteria abitudine???

Giancarlo
Giancarlo
04/11/2020 20:59

Sig. Franco, forse capiterà solo a me però da qualchegiorno non si possono più leggere i commenti. Saluti !

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