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Pensierino bollicinoso della domenica

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A proposito di Oltrepò Pavese e Franciacorta e di un’eterna promessa…

Più che le parole bastano queste fotografie a spiegare, a mo’ di editoriale flash, perché l’adorato Oltrepò Pavese abbia ancora tanta strada da percorrere prima di raggiungere un’immagine seria e affidabile presso i consumatori di vino, di metodo classico, ma anche di vini fermi, più esigenti.

Quanta biada debba ancora mangiare prima di aspirare, seppure lontanamente, a raggiungere l’immagine che, ad esempio, ha raggiunto, pur avendo una storia vitivinicola molto più recente, risale al 1961 la prima bottiglia di bollicine, pur avendo solo 500 ettari scarsi di Pinot nero contro 3000, pur essendo molto meno affascinante, ampia e variegata della patria della Bonarda e del Buttafuoco, la zona spumantistica bresciana, al secolo nota come Franciacorta.

E’ bastato che questa mattina mi recassi all’Esselunga (dove, oggi le comiche, ho potuto acquistare generi alimentari ma il governo cretino guidato da un cialtrone con la pochette mi vietava di acquistare lenzuola, pentole e asciugamani…) e raggiungessi la zona dove sono esposte in bella mostra le bottiglie di vino, per averne l’ennesima conferma.

Sullo scaffale a 9,90 euro il metodo classico Oltrepò Pavese della Tenuta Il Bosco acquistata nel 1987 dalla famiglia Zonin, che venne in terra oltrepadana con grandi progetti, portando gli ettari vitati da 30 a 152, ma poi si è arresa di fronte all’evidenza e oggi sembra quasi disinteressarsi alla bella tenuta di Zenevredo. Un Oltrepò Pavese metodo classico con etichetta diversa da quelle della linea Oltrenero che figurano sul sito Internet.

E parimenti sullo scaffale, ma a 30,50 euro (il prezzo più alto raggiunto sinora in Esselunga che io ricordi) un Franciacorta che non amo, che non bevo, che ha una grandissima immagine a mio avviso superiore al suo effettivo valore (ma quando se ne vendono, spesso contingentando la domanda, oltre 1.500.000 bottiglie si ha ragione, rien à dire…), il Franciacorta Prestige della mediatica Cà del Bosco di Erbusco.

Il cui prezzo, detto per inciso, è di cinque euro superiore (per me la giusta differenza sarebbe almeno di dieci euro se non 15…) alla stucchevole, noiosa, banale cuvée arancione di un’altra super sopravvalutata azienda di Erbusco che non nomino non volendole fare alcuna pubblicità e avendone la peggior opinione possibile.

Ecco la differenza tra le due zone spumantistiche metodo classico lombarde: oltre venti milioni di bottiglie prodotte e vendute in tutta Italia, un undici per cento anche all’estero, per la Franciacorta; mezzo milione di bottiglie di Docg più altrettante, credo, di VSQ, vendute al massimo a Milano o in Lombardia (all’estero manco le conoscono…) per la patria del salame di Varzi e del miccone.

L’Oltrepò eterna incompiuta: terra di contesse presuntuosette che vorrebbero essere regine ma non lo saranno mai, cantine sociali ultrapotenti, imbottigliatori ancora più potenti e strafottenti, piccoli vignaioli di gran pregio, vignaioli che pregi ne hanno invece ben pochi. Di furbi generi di mammasantisima che controllano ancora il mercato delle uve, nonostante siano stati al centro di scandali (che fine ha fatto la vicenda della Cantina di Canneto?) di amministratori delegati furbetti e incapaci (io li avrei licenziati in tronco fossi il loro titolare) che svendono bottiglie a prezzi vergognosi.

E di giovani arroganti che provano a vendere loro bollicine a prezzi da grande Champagne ma purtroppo li frega la qualità del contenuto della bottiglia, che è solo a livello di Oltrepò. E nemmeno dei migliori, tipo Monsupello, Bruno Verdi, De Cardenas, Olmo Antico, Scuropasso…

Adorato Oltrepò Pavese, terra di Gioann Brera fu Carlo e di Gualtiero Marchesi, del Duca Danari, di Carlin Boatti e di Mario Musoni chef sopraffino, diventerai mai grande, farò in tempo prima di morire bevendo Barolo e Champagne a vederti finalmente  mettere la testa a posto? Temo di no, accidenti…

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Antonio
08/11/2020 14:33

Un film tipicamente italiano già visto, purtroppo…!

Gaetano
Gaetano
09/11/2020 21:00

Buonasera
Mi sono affacciato al mondo del vino da 4 anni all’età di 56 dopo aver fatto una cena con un amico Belga. Abbiamo bevuto un vino Alsaziano Pinot grigio un ortrugo piacentino e una Malvasia di Candia sempre della zona Ziano piacentino. Da allora ho cercato di assaggiare quante più etichette possibili per capirne di più ho anche fatto 4 lezioni con Slowfood .
La prego senza alcun pregiudizio non riesco a comprendere il suo giudizio così negativo su due vini ( prosecco e Franciacorta) che pensavo fossero una eccellenza del ns panorama vitivinicolo.
Apprezzerò qualsiasi commento vorrà dedicare alla mia richiesta.
Grazie
G.

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