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Degustazioni

Alta Langa 2016 Marcalberto

Pubblicato

il

  • Denominazione: Alta Langa
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
  • Giudizio: 4,5
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Occhio franciacortini: arrivano i piemontesi e i trentini!

Io non mi stanco di ripeterlo: occhio amici della zona spumantistica bresciana, la zona di produzione di metodo classico a denominazione d’origine che oltre a produrre il maggior numero di bottiglie gode, presso il consumatore, della migliore immagine e della più vasta notorietà, reperibilità e percezione. Del migliore feeling con le varie guide, che attente al marketing (e quella zona lo sa fare eccome) le riservano, spesso prendendo cantonate colossali, tipo questa, troppo sul serio…

Occhio perché la concorrenza, ad eccezione di quella bella addormentata ed eterna incompiuta chiamata Oltrepò Pavese, si è svegliata ed è sempre più agguerrita. I numeri, oltre venti milioni di pezzi contro 9 e meno di due e una presenza ramificata di tante etichette nelle carte dei vini dei ristoranti, sugli scaffali delle enoteche e della migliore GDO, sono ancora dalla vostra parte cari bresciani, ma Trento Doc e Alta Langa stanno crescendo, stanno diventando competitors sempre più pericolosi. E mostrano una gamma di bollicine, proposti da aziende note e meno note, classiche ed emergenti, che sono sempre più appetibili e interessanti, anche a livello di rapporto prezzo qualità, per gli appassionati…

Premessa indispensabile questa, confortata da due degustazioni direi piuttosto rappresentative, di 45 Alta Langa a fine giugno e di 77 Trento Doc un mese fa, che hanno confermato le convinzioni sopra espresse, prima di parlarvi, benissimo, non potrei fare altrimenti, dell’Alta Langa Millesimato 2016 di un’azienda di Santo Stefano Belbo (celeberrima località moscatista) creata dall’enologo Piero Cane nel 1993, prima produzione nel 1996, e oggi condotta, ecco spiegato il nome dell’azienda, Marcalberto, dai figli Marco, diplomato Perito Tecnico e Agrario e addetto alla parte commerciale e ai rapporti con la clientela, Alberto, laureato in Viticoltura ed Enologia, che si dedica alle tecniche di cantina e alla sperimentazione.

L’azienda dispone di 6 ettari di vigneti con età variabili tra i 15 e i 30 anni, a Pinot Nero e Chardonnay, situati nei di comuni di Calosso, Cossano Belbo e Santo Stefano Belbo, ad altezze comprese tra i 300 e i 550 metri su terreni di composizione marnoso-calcarea.

La cantina di Marcalberto (azienda intelligentemente distribuita da Partesa) è ricavata dall’abitazione storica risalente al tardo ’800, è costruita in pietra e tufo; ospita il locale per l’affinamento del vino in legno piccolo, per una produzione confidenziale che per ora è intorno alle 30.000 bottiglie.

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Quale Alta Langa di Marcalberto voglio consigliarvi senza esitazioni? Il millesimato 2016, tipologia Extra Brut, quindi dosaggio degli zuccheri intorno ai 3 grammi e mezzo, sboccatura di quest’anno (mese non precisato, ma credo possa essere primavera) una cuvée credo paritaria di Pinot nero e Chardonnay che fermenta in legni piccoli di rovere francesi non nuovi. Le operazioni di cantina prevedono che dopo i primi quattro mesi di batonnage, il mosto venga fatto illimpidire naturalmente per altri due mesi con decantazione statica, senza mai essere filtrato né chiarificato e riposi sui lieviti almeno 24 mesi.

A me questa bottiglia, che ho bevuto tra uno Champagne e l’altro (dura vita la mia, ma qualcuno deve pur fare questo “sporco” mestiere, solo nell’interesse di voi lettori, ovviamente, io mi sacrifico per voi…) è piaciuta assai.

Ricca presa di spuma quando l’ho versato nel bicchiere (questa volta Sophienwald non quello di Luca Bini) perlage fine e continuo, per un colore paglierino oro brillante che mette allegria.

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Naso elegantissimo (quasi champagnoso oserei dire…), ben secco, preciso e teso, con note di ananas, pompelmo, frutta secca, fiori bianchi e un filo di pasticceria (meringa) in evidenza.

Attacco in bocca vibrante, molto preciso, incisivo, andamento verticale, bolla fine e croccante, persistenza lunga, un frutto nitido e succoso il giusto e grande piacevolezza.

Come avrebbe detto Giacomo Bologna,  Ai suma! Occhio franciacortini che arrivano i piemontesi. E quando arriviamo “noi”, non ce n’è per nessuno. Detto da un piemontese d’adozione, barolo e champagne dipendente…

Un grande bell’Alta Langa, da bere ascoltando questa meravigliosa incisione, Alleluja, della soprano russa, brava e bella, Julia Mikhaylovna Lezhneva, e la sua lettura sorridente e gioiosa del meraviglioso Mottetto di Mozart Exsultate, jubilate, K 165, scritto quando il genio aveva solo 17 anni…

E se penso a quanto possano essere stupidi e vacui tanti diciassettenni, ma anche diverse/i 35enni, oggi mi viene da piangere… Mala tempora, currunt, stappiamo una buta che l’è mei

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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