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Champagne che passione!

Champagne Brut Aubry

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il

  • Denominazione: Champagne
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Chardonnay, Pinot noir, Meunier
  • Giudizio: 4.5
0.9

Online costa 2 euro in meno del Prestige di CdB: fate vobis…

Io, che su questo blog da gennaio ad oggi ho pubblicato qualcosa come 51 articoli dedicati al mondo Champagne e che in maggio, nel pieno della prima ondata del coronavirus, io cittadino italiano innamorato della France avevo lanciato un appello a “salvare il soldato Champagne” ovvero a stapparne una bottiglia al giorno (che leva il medico e il fottuto covid-19 di torno) non mi stanco di ripetervelo anche a questo di apparire snob e contrario agli interessi nazionali a qualche stordito: si possono (e si devono) bere dei validi Champagne anche senza svenarsi.

Dirò di più, addirittura spendendo di meno e bevendo meglio che se acquistaste bollicine della “concorrenza” italica, che portino in etichetta scritto Franciacorta oppure Trento Doc.

Vi dico questo non perché condizionato da conflitti di interessi, perché da qualche mese sui miei blog sono comparsi (e altri ne sono in arrivo) banner di importatori di Champagne in Italia (ringrazio tutti: non mi chiedono niente in cambio, non mi condizionano, mi domandano solo di continuare a fare quello che faccio, in totale libertà e indipendenza…) ma perché lo Champagne lo adoro (quasi come il Barolo…) perché lo bevo e non mi tradisce quasi mai (lui, mica le parigine o altre donne troppo complicate per provare a capirne le logiche contorte). Perché mi tiene compagnia, mi riscalda la vita, insomma mi fa star bene e spesso aiuta a dimenticare in quale Italia di cacca, in quale mondo di pupù, noi viviamo.

Leggete attentamente il sottotitolo di questo articolo: Comprato online costa 2 euro in meno del Prestige di Cdb…: penso dica già tutto, perché, incredibile ma vero, questo eccellente, non eccezionale ma buonissimo, affidabile, ben fatto Champagne Brut della Maison Aubry di Jouy-lès-Reims, village posto nel cuore della Piccola Montagna di Reims, se lo acquisterete online tramite l’eccellente enoteca online Callmewine di Paolo Zanetti, lo pagherete, in offerta, 28 euro (invece di 36,50).

Mentre su Vinissimus viene via a 31, e su su un sito Internet francese di un benemerito marchand des vins, che consiglio a tutti di visitare con attenzione perché propone una ricca selezione di vini interessantissimi a prezzi très raisonnable (lo Champagne Brut Réserve di Pol Roger lo vende a 35,50, lo Champagne Prélude Grands Crus di Taittinger a 45 euro, il sensazionale Bandol Rosé di Pibarnon a 22, lo spaziale Tavel 2019 di Château  d’Aqueria a 11,30, un signor Pouilly-Fuissé a 17,80 e uno Givry 2016 a 18,50) viene proposto, tenetevi forte, a 22,50 euro.

Lo stesso Champagne che un ristorante italiano (a proposito: “complimenti” al cialtrone con la pochette che li ha fatti chiudere, il premio lo stupido dell’anno è tutto suo…) oggi costa 32 euro scarsi, comprandolo dall’importatore italiano Moon Import del mitico Bepi Mongiardino.

E qui potremmo aprire un lungo e complesso discorso sulla formazione dei prezzi, (Zanetti di Callmewine mi ha detto che può vendere questo Champagne di Aubry a 28 euro perché acquista direttamente in Francia), che ci porterebbe lontano e affronteremo. Perché se io fossi nei panni del ristoratore che lo paga 32 euro ivato e poi se lo trova a 28 online (su Tannico a 33,50) avrei un turbinoso tournement de couilles

Ciò detto, torniamo al Brut del récoltant-Manipulant di Jouy-lès-Reims, ad una Maison che amo anche perché da diversi anni ha attivato una vera e proprio ricerca archeologica sui vecchi vitigni, al fine di fare rivivere i vini della fine del XVIII secolo. Come dicono loro “une véritable oeuvre de mémoire en décidant de faire renaître quelques cépages perdus, autrefois cultivés en Champagne”, vitigni come Arbanne, Petit Meslier, Fromenteau e Enfumé, oltre al Pinot blanc, che troviamo in cuvées come Le Nombre d’Or o Campanie Veterae Vites, che ogni volta che li si beve regalano emozioni uniche.

Ci sarà modo (Mongiardino prenda debita nota, merci…) di parlare ancora degli Champagne di Aubry, maison fondata nel 1970 da Pierre e Philippe Aubry, discendenti da una stirpe di proprietari viticoltori, che oggi controllano 16 ettari composti da più di 60 parcelles.

Oggi il focus è su questo Brut non millesimato da applausi, una cuvée composta da uve Pinot Meunier, Chardonnay e Pinot Noir, coltivate nei prestigiosi villaggi di Jouy-lès-Reims, Pargny, Villedommage e Coulommes-La-Montagne, tutti incastonati nel cuore della Montagne de Reims. Uno Champagne dal rapporto prezzo qualità da urlo, la cui tecnica di vinificazione prevede che le parcelle di vino base invecchinoin botti di rovere con una sosta sui lieviti, a seconda delle annate, dai 18 ai 24 mesi con un dosaggio calibrato intorno ai sei grammi litro.

Uno di quegli Champagne sui quali non ci sarebbe tanto da dire, ne stappi una bottiglia e ne berresti due, soprattutto se accanto tu avessi ancora una Elle (tipo la Signora, moje kochanie, grande Maestra di bollicine e di rosé, che ho frequentato per 8 anni fino al maggio 2018…) al tuo fianco.

Colore paglierino oro intenso, perlage finissimo, naso elegante, ben secco e salato, giocato tra note di nocciola e agrumi, di meringa e miele d’acacia, sfumature di cioccolato bianco, di pera e pesca bianca.

Bocca avvolgente, calda e setosa, di bellissima consistenza e larghezza, con frutto integro bella avvolgenza, finezza croccantezza delle bulles sul palato. Uno Champagne equilibrato piacevolissimo, senza tante balle.

Io ve l’ho detto, poi fate voi, decidete se acquistare questo Brut di Aubry o andare da Esselunga e pagare 30,50 euro per il Franciacorta Prestige di Cà del Bosco. De gustibus non disputandum est, faites vos jeux Mesdames et Messieurs!  

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Luca m.
Luca m.
11/11/2020 20:10

In momenti come questo, mi sento moralmente obbligato a comprare italiano. Dando il mio piccolo contributo al produttore e allo stato, tramite le tasse generate .

Manuel
14/11/2020 16:44
Reply to  Franco Ziliani

Io cerco di aiutare le enoteche,acquistato cassa di brut classic spedita a casa con 157€…potevo scegliere altro Franco?

Manuel
14/11/2020 21:40
Reply to  Manuel

Mancava deutz prima di brut classic,chiedo scusa!!!

Damiano
Damiano
15/11/2020 15:22

Altro prodotto con rapporto qualità/prezzo incredibile, almeno per i miei standard.
C’è poco da fare… quando i galletti calano una carta così vuoi ad essere nazionalista, tradizionalista, sostenitore dell’economia locale (e qui si può aprire un dibattito infinito), ecc… gli altri possono solo battere le mani.
Alla lingua ed al portafoglio vince lui.

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