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Giramenti di... bolle

A Trento, alla Cesarini Sforza vanno di scena i miracoli

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Arrivato da solo due mesi il nuovo enologo fa già mirabilie!

Formidabili i trentini, riescono sempre a regalarti momenti di sana allegria! Non contenti di aver messo in scena il pasticciaccio brutto di Toblino, con i licenziamenti in tronco di due ex collaboratori (di cui uno un enologo) che gridano vendetta non solo davanti ad un giudice del lavoro ma davanti ad ogni elementare ragionamento di buon senso e umanità, a Trento e dintorni, mettono in scena, in una delle aziende spumantistiche leader, la Cesarini Sforza, il mistero buffo.

Una cosa che avrebbe fatto divertire persino l’ex volontario della Repubblica Sociale, poi finito in odore di brigatismo rosso, e poi incongruamente incoronato Premio Nobel della Letteratura (oggi le comiche: a lui il Nobel sì, a Giuseppe Ungaretti, Michel Houellebecq e Jorge Luis Borges no), il re del grammelot, Dario Luigi Angelo Fo.

bmd

Nell’azienda spumantistica fondata nel 1974 dal conte Lamberto Cesarini Sforza, dal dicembre 2019 controllata da Cavit (ah rieccolo, peggio di Fanfani, il dominus del vino trentino..), credono ai miracoli, fanno miracoli.

In un comunicato stampa che non ho ricevuto (strana gente, solo sei mesi fa scrivevo benissimo dei loro Trento, ma si vede che per i suoi responsabili – o per qualcun altro a Ravina? – io merito un piccolo editto bulgaro e l’essere bannato dalle loro mailing list…) ma che mi è arrivato da un collega, vedo (trovato anche su una compiacente stampa locale che pure sulla vicenda Toblino aveva avuto parole oneste e chiare,) dopo le solite “spataffiate” inutili, ovvero l’elenco dei premi attribuiti a loro cuvées dalle varie guide: ma chi se ne frega, ma chi le tiene in considerazione?, che viene portato sugli allori il signor “Andrea Buccella, enologo dell’azienda”.

Nulla da dire, Buccella è tecnico capace, nel cui curriculum vitae che ho trovato su Linkedin leggo che ha operato 15 anni in Franciacorta, due anni e mezzo nell’ottima Cavalleri e 13 anni  in un’azienda solida quanto può esserlo un castello di sabbia e dove pensano di menare per il naso per la gente assumendo come consulente un noto winemaker, ma perdiana Buccella è uno che fa miracoli, visto che nonostante sia responsabile di produzione solo dal settembre 2020 riesce già ad essere non solo portato in palmo di mano da Cavit (forse Zanoni ha trovato in lui un ossequiente yes man?) ma in qualche modo accreditato del miracolo di aver portato all’azienda messi di bicchieri, grappoli, sfere e palle (che palle!) varie.

Lungi da me voler insegnare al management di Cesarini Sforza e di Cavit il mestiere di comunicare (anche se penso che potrebbero imparare da me molte cose, innanzitutto il disprezzo per le menzogne e le trame di corridoio, la trasparenza e l’onestà, il metterci sempre la faccia) però io dico, nel vostro comunicato stampa invece di dare spazio ad un collaboratore di recentissimo arrivo a Ravina (al quale auguro buona fortuna, ce ne vuole tanta lavorando in determinati contesti) non potevate citare un signore che è stato (lo è tuttora?) vostro direttore generale dal 2012 dopo essere stato per undici anni brand ambassador di Cavit (a rieccola!)?

Un uomo, il meranese (non trentino) Luciano Rappo, tra i fondatori del Wein Festival, quando era ancora una cosa seria, che non sento da mesi e con il quale ho avuto in passato rapporti anche difficili e di cui non sono certo un tirapiedi, che è sicuramente cento volte più meritevole di Buccella di essere citato in un comunicato che celebra i successi guidaioli di Cesarini Sforza.

Lo sarebbe stato di certo più meritevole di menzione, ma la gratitudine non fa certo parte delle caratteristiche di quel potente uomo di stanza a Ravina che mi diverte pensare agitarsi sul palco brandendo il microfono come un frontman del rock urlando I believe in miracles, e che regge le fila, come un misterioso, ma non troppo, Grande Burattinaio, del mondo vitivinicolo cooperativo trentino.

no cure for love

Lui e gli altri grigi burocrati del mondo del vino della Provincia del Concilio, dove ci sono (ed è record) 7 dipendenti pubblici ogni 100 abitanti, e le Coop fanno il bello e il cattivo tempo, preferiscono gli usi obbedir tacendo, i silenti, quelli che tacciono e accettano. Li preferiscono a quelli con un po’ di carattere e personalità, a quelli che si ostinano a ragionare con la propria testa e ai quali, imputati d non accettare i diktat padronali, fanno le scarpe… Storia già vista e rivista purtroppo…

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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