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Krug Rosé a 300 euro? No grazie, io preferisco Pouillon, Deutz e Franck Pascal

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Non sarò mai krugiste, non sono un eno-fighetto…

Le sento già le urla, un po’ isteriche (e l’isteria, insegna Freud, è segnale e sintomo di tanti disturbi della psiche umana…) degli e soprattutto delle eno-fighette che si riempiono la bocca quando pronunciano il nome Krug e per i / le quali di Champagne c’è solo Krug e tutti gli altri sono banalità. E magari, perché fa figo, dicono che in alternativa loro solo Sélosse o Salon…

Snobbettine e snobbettini che non sono altro, e magari anche radical chic, gente che ha la casa in Sardegna o a Ponte di Legno, o a Cortina e Gallipoli, magari il domestico filippino con i guanti bianchi, e poi finisce per votarti la Bonino o peggio ancora PD e Cinque Stalle. Scritto con la a, volutamente…

Sento già le accuse di non capire niente, di essere un provinciale (cosa che rivendico con orgoglio, erano provinciali, ma di lusso, Attilio Bertolucci, il sublime poeta papà del regista Bernardo, Bruno Barilli, Alfonso Gatto, il più grande scrittore italiano, Aldo Busi…), di fare dello snobismo, di essere (io!?) di sinistra, contrario alle leggi del mercato che prevedono che se un bene di lusso si vende, ha dei compratori, il suo produttore e venditore ha ragione, e che se lo si accusa di vendere troppo caro lo si fa solo per invidia, perché quel bene non ce lo si può permettere…

Bene, a costo di apparire provinciale, di attirarmi il biasimo e le accuse un po’ acide delle eno-fighette (ne conosco qualcuna, una che credeva di essere una stra…a invece era solo un pallone gonfiato…) voglio dire alto e chiaro che io al Krug Rosé, sia pure le 24ème édition, rara e preziosa e soprattutto costosa, troppo costosa, preferisco e preferirò sempre il più buono, per me, più umano, nel prezzo e non solo, Champagne Rosé de Saignée di Roger Pouillon.

Da 280 a 300 euro lo Champagne prediletto da quelli che sanno, pardon, dicono di sapere, e meno di 60 se lo comprate su Callmewine, il Pinot noir 100% di uno dei récoltant-manipulant fra i più importanti della Vallée de la Marne, meritoriamente importato in Italia dai miei amici Pietro ed Emanuele Pellegrini.

Attention, non parlo a vanvera (quello lo lascio fare, lo fanno benissimo, ad altri colleghi e ai cosiddetti wine influencer) ma a ragione veduta, avendo avuto la chance (è un’arte saper essere nei posti giusti al momento giusto, magare sapersi “imbucare”) di gustare entrambi gli Champagne Rosé.

Ieri pomeriggio mi trovavo in un posto il cui nome non rivelerò nemmeno se mi metterete sotto tortura (tipo costringermi a bere una bottiglia di Prosecco o assistere ad una puntata di un programmino scemo di Daria Bignardi, ormai confinata su una rete minore come la Nove..) un posto che secondo le “geniali” pensate del governo più scemo della storia della Repubblica italica, è chiuso, e cerca di cavarsela, come tutti i colleghi che si trovano nelle regioni rosse (ma rossa, fottutamente e maledettamente rossa, post comunista e grillina, è tutta l’Italia), con il delivery e la consegna dei piatti a domicilio.

Mi trovavo lì, perché volevo fare le mie scuse ad un’affascinante trentaduenne che stupidamente avevo accusato di essere solo bella e non capire un tubo di vino (invece non è solo molto charmante e sexy, ma di vino mi ha dimostrato di capire…), come se fosse colpa sua essere bella e maledettamente troppo giovane per ogni mia ipotetica mira, e nel locale dove è avvenuta la riconciliazione, ancora le mie scuse Francesca, nel locale dove ci si diverte e si mangia(va) – oggi è chiuso e certi piatti sono un ricordo.. – molto bene, è arrivato un cliente per ritirare alcuni piatti per la sua cena.

dav

Non un cliente normale, ma un habitué, uno con il quale il titolare del locale (chiuso) che non nomino, uno che riesce a vendere Champagne anche agli eschimesi, scambia battute feroci, ha deciso, perché aveva sete, di offrire una bella buta… Era di buon umore, ha iniziato ad adocchiare (buongustaio) Francesca, vedeva (si vede che gli affari gli girano bene) la vie en rosé e dunque via con uno Champagne Rosé e la scelta, eccellente, è caduta sul Rosé de Saignée (una tipologia che adoro) di Roger Pouillon.

Guardatemi, la foto é di una gentile ragazza che era anche lei, con il suo moroso, lì a cazzeggiare, me lo sono davvero goduto il mio bicchiere del Rosé di questo vigneron le cui cuvées mi piacciono tutte e di cui spero di scrivere presto diffusamente, colore splendiderrimo, un melograno carico, una freschezza, una tensione, una verticalità da sballo, il frutto succoso e goloso senza essere mai ruffiano, insomma, una di quelle bottiglie che per me ci vorrebbe un magnum…

sdr

Sembrava finita lì, ma quel sacramento del patron, visto che martedì sarà il compleanno (auguri!) del cliente e amico, gli ha buttato lì, dai, offri una grande buta, e la paghiamo a metà.

Detto fatto, è sparito dietro le quinte (ormai era come essere a teatro, con battute e lazzi e dibattiti su temi alti, tipo, donne: mutandine con o senza? Oppure, questo l’ho lanciato io, donne: pelo o senza pelo?) ed è tornato con la bottiglia fasciata nella carta argentata.

Mica tanto furbo il patron sommelier, dalla forma particolare la bottiglia si riconosceva facilmente, ma, Francesca era d’accordo con me e anche lei aveva pensato subito trattarsi di quella celebre griffe, abbiamo abbozzato e siamo passati all’assaggio.

Lo dico subito, il colore era di una bellezza inaudita, più chiaro, sgranato, trasparente, brillante, luminoso del Rosé de Saignée di Pouillon, il gioco delle bollicine nel bicchiere di Riedel magnifico e sottile, danzante, piroettante, leggiadro, e i profumi suadenti, caldi ma freschi, leggeri, profondi, molto complessi…

Però, io che pure oggi ho a che fare (devo pur pagare le bollette di telefono luce e gas, del cellulare e di Internet), con le barrique e, incredibile ma vero, sto aiutando un tonnelier francese geniale a venderle in Italia (ne abbiamo piazzate alcune a Tenuta San Guido e altre le sta sperimentando nientemeno che il celebre winemaker Riccardone Cotarella, hai visto mai..), sulla presenza del legno nei vini, e nello Champagne, ho sviluppato una sensibilità tutta particolare. E le mie personali idiosincrasie, se un vino sa di legno, profuma di legno, può averlo prodotto anche la divina Hélène Grimaud o la Binoche di Chocolat, ma avrò sempre da eccepire.

E così nella bottiglia che ancora ufficialmente non si sapeva di chi fosse (ma Francesca ed io, ormai rappacificati e complici nell’assaggio, avevamo sgamato) ho cominciato a trovare, pur in una tessitura aromatica preziosa, sublime, complessa, un qualcosa che non mi garbava. Qualcosa che mi richiamava le noci brasiliane, un filo di caffè, o di cacao amaro.

E in bocca, pur in un contesto di grande personalità, di ricchezza di gusto, di variegate sensazioni gustative, un finale di bocca che non mi convinceva, una nota leggermente dura che tendeva ad asciugare, un finale che non mi faceva affatto sognare. Come gli occhi (ma anche il resto..) di Francesca, ad esempio…

dav

Il patron, noto enofighetto, subito ad esaltare la grandezza della bottiglia, il festeggiato (martedì) contento ma minga trop, anche perché poi gli sarebbe dovuto pagarne la metà, io, spudorato come sono, subito a dire: ma non era meglio bere un’altra bottiglia del Rosé de Saignée di Pouillon che bere questo Krug?

Il nome ormai era fatto, il mistero (di Pulcinella) svelato, e una volta tolta la carta argentata dalla bottiglia era chiaro a tutti che la scelta era caduta su quella, rara e preziosa, circa 300 euro il prezzo, del Rosé 24ème édition della Maison Krug. E qui si è aperto, credo che si sia trattato solo di un antipasto, une amuse-gueule, rispetto a quello che mi attende dopo questo articolo, un fuoco di fila, capitanato dal patron, che doveva pur difendere la propria scelta scellerata (aveva in carta rosé fiammeggianti come l’Oeil de Perdrix di Vaisselle, il Rosé Réserve di Charles Heidsieck, l’Ambonnay di Egly-Ouriet, quelli di Pol Roger e Ulysse Collin, di André Beaufort e Chartrogne-Taillet…) e che mi ha accusato di non capire nulla. Che nel Rosé di Krug non c’è traccia di legno, mentre invece lo usano, anche se “esausto”, e si sente. Che non capisco nulla, sono una bestia…

dav

Cosa volete che gli dica, gli voglio bene e nel suo locale voglio tornare non appena potrà riaprire, magari per gustare per l’ennesima volta un cavallo di battaglia che mangerei tutti i giorni come Spaghettoni di Carla Latini con peperoncino e gamberi rossi, magari per offrire a Francesca e senza arrières pensées, Elle est trop jeune, una bottiglia di uno dei miei Champagne del cuore, Amour de Deutz, e quindi non ho detto a O. quello che penso…

Voi fate pure come volete, io il vostro Krug, che pur rispetto, ammiro, ma che non mi affascina più di tanto, ve lo lascio tutto. Se volete farmi sognare en Rosé de Champagne, offritemi Deutz e Franck Pascal, oppure Morel, Goutorbe, l’ineffabile Grande Cuvée Alexandra di Laurent Perrier, Fleury, Ulysse Collin, ecc).

In quelle bulles e non in quelle del Krug Rosé, tout n’est qu’ordre et beauté, Luxe, calme et volupté, per dirla con Baudelaire…

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Luca
Luca
16/11/2020 10:40

Sono contento. La tempestività è stata incredibile. Ieri ho aperto un Krug rose (ma la 21 edizione) e sono rimasto molto deluso. Credo che gli ultimi Krug veramente fuori dal comune siano stati gli 88. Ora è un vino non solo legnoso ma normalissimo, soprattutto come sottolinea giustamente lei, a quel prezzo. Credevo che fosse il mio palato fuori dai registri ma il suo scritto mi conforta. Purtroppo sensazioni simili me le hanno donate anche le ultime edizioni della grand cuvee…
Mi tengo Savart o Bollinger oltre a quelli da lei citati,

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