Seguici su
Attenzione: questo sito è impostato per consentire l'utilizzo di tutti i cookie al fine di garantire una migliore navigazione. Se si continua a navigare si acconsente automaticamente all'utilizzo. Continua Leggi l'informativa completa

Degustazioni

Franciacorta Brut Rosé Elisabetta Abrami

Pubblicato

il

  • Denominazione: Franciacorta
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Pinot nero, Chardonnay
  • Giudizio: 4.5
1

Freschezza, piacevolezza e un vero bernoccolo da Pinot nero

Ci avrei scommesso, ho una sorta di sesto senso per certe cose, che l’articolo di ieri, con il quale ho salutato i primi dieci anni di questo blog avrebbe suscitato qualche strano commento. In questo primo decennio Lemillebolleblog si è sicuramente fatto qualche nemico visto che ha detto, fuori dai denti, com’è mio stile, quello che andava detto, ad esempio che il Prosecco, pur con tutto il rispetto per i produttori seri che pure ci sono, soprattutto nella zona classica, quella della Docg Conegliano Valdobbiadene, è soprattutto un fenomeno commerciale e di sapiente marketing, e che il vino in sé ha dei limiti e una mediocrità intrinsechi che sono evidenti a chiunque. A chiunque non faccia marchette o abbia un palato disgraziato.

Si è fatto qualche nemico, questo blog, anche nella zona spumantistica bresciana, dove insieme a produttori e vignaioli seri, ci sono fior di tondinari e industrialotti e cementieri che avranno anche soldi, ma quanto ad intelligenza e sensibilità, beh, peggio dei proseccari

E sulla zona spumantistica posta tra Monte Orfano e Lago d’Iseo, che per chi non l’avesse capito si chiama Franciacorta, un bel nome per un contenitore ben infiocchettato, ben presentato e con ingenti investimenti di marketing e comunicazione, che oggi gode di un’immagine e di una credibilità superiore al suo effettivo valore, ho espresso il mio pensiero e le mie perplessità.

Perché troppi Franciacorta sono mediocri, banali, prevedibili, perché espressione di vigneti che quando la zona è nata, sessant’anni fa, avevano ragione d’essere ma oggi, con il riscaldamento globale, con le estati dove le temperature che toccano e superano i 40 gradi, e le acidità vanno a farsi benedire, andrebbero meglio per il frumento.

Dire questo per alcuni, che credono di essere i “padroni della melunera” è una bestemmia, è intollerabile, come porsi l’interrogativo come sia possibile che quasi tutti producano rosé quando le vigne vitate a Pinot nero sono solo intorno a 500 ettari, o come siano andate le cose veramente dopo la gelata del 2017…

Ma io me ne frego altamente di loro, del potere di personaggi che beccano i tre bicchieri per i loro Franciacorta e che degustati veramente alla cieca, non come fanno determinate guide, mostrano tutta la loro triste mediocrità e vado avanti per la mia strada, scrivendo dei Franciacorta che meritano e scrivendo sempre di più, excusez moi, di Champagne. Questo perché questo blog non ha padrini né padroni e forse ha successo proprio per questo.

Dunque me ne frego altamente se questa mattina, da una cialtrona, che non avuto il coraggio di firmarsi, ma immagino chi possa essere, ho ricevuto questa mail che vi presento nella sua desolante banalità. “Allora Ziliani, il suo blog ha festeggiato i dieci anni e oggi lei ha dimenticato grazie a chi è nato ed è esistito per anni. Oggi sputa nel piatto dove ha mangiato a lungo e della nostra zona e dei nostri vini dice peste e corna ed è andato a cercare nuovi padroni in Champagne. Lei è uno spudorato senza vergogna e noi in Franciacorta l’abbiamo conosciuta e pesata e abbiamo ben capito chi sia. Presto se ne accorgeranno anche i francesi, come se ne sono accorti anche in Oltrepò Pavese e Trentino dove ha cercato sponda e un appoggio che non sono arrivati. Festeggi pure ma lei resta una persona squallida”.

Questo ha scritto la “coraggiosa” che se è chi penso io dovrebbe, invece di insultarmi, provare a produrre Franciacorta meno grami e tristi di quelli che produce. Nulla da rispondere se non richiamare la stordita ai fatti, ovvero che questo non è e non è mai stato un house organ della zona spumantistica bresciana e che se per ipotesi ho avuto qualcosa dai franciacortini, in un onesto computo dare avere relativo a oltre trent’anni che scrivo delle bollicine bresciane, che ho contribuito, come pochi altri giornalisti del vino, a farle conoscere, credo di essere alla pari, se non in credito.

Io di Franciacorta scriverò solo quando mi troverò di fronte ad aziende e vini seri, non tacendo il mio disprezzo per taluni personaggi e la mia noia e indifferenza di fronte a tante bollicine che “vorrei ma non posso”. E di cui tanti consumatori cominciano ad averne piene le scatole, preferendo loro bollicine targate Alta Langa, Trentino e Oltrepò Pavese. Che avrebbe un potenziale pazzesco se solo gli oltrepadani finalmente collegassero il cervello e decidessero cosa fare da grandi.

Eccomi pertanto, fatta questa lunga premessa, a parlarvi di un’azienda franciacortina seria, una di quelle che fa qualità senza tanti clamori, dove sono stato per la prima volta in visita un mesetto fa, accompagnato da una deliziosa (ha l’età di mia figlia quindi non pensate male) lettrice franciacortina, Elisabetta Manenti, conosciuta via Instagram (a volte i social sono utili e non vanno demonizzati).

Parlo, siamo a Provaglio d’Iseo, della cantina di Elisabetta Abrami. E del giovane figlio Giuseppe, che da quest’anno dove ti fa vini splendidi di cui scriverò prestissimo su Vino al vino? Nientemeno che sulla Muntagna, sul mitico vulcano, l’Etna, a Sciare dell’Alba.

Datemi più tempo, oggi l’ho tirata un po’ lunga con la premessa, per parlare diffusamente di questa bella realtà produttiva che conta su 15 ettari di vigna dislocati tra Provaglio d’Iseo, Passirano e Paderno Franciacorta, che produce circa 50 mila bottiglie (4000 sull’Etna) e che crede tantissimo nel Pinot nero, visto che il 70% degli ettari vitati sono dedicati al nobilissimo vitigno rosso. Azienda che lavora, senza clamori, in regime biologico.

Tutti i Franciacorta, ripeto, tutti, sono eccellenti, e quando li abbiamo assaggiati, Elisabetta ed io, (è brava e ha un bel palato, ragazza intelligente e sensibile, dolce e bella, trenta, trentacinquenni fatevi avanti…) non facevamo che ammiccare e dirci a vicenda, perbacco!

Per cominciare, segnalandovi l’esemplare freschezza del Brut millesimato 2014 (70% Chardonnay) che ne stappi una bottiglia e vola via veloce, l’eccellenza del Blanc de Noir 2012 (solo 3000 bottiglie) un Extra Brut potente, suadente, cremoso, di grande equilibrio, voglio catturare la vostra attenzione (a me gli occhi, please!) sul Brut Rosé, 70% Pinot nero (vigna intorno ai 25 anni) venduto in cantina a 24 euro e 16,5 al canale horeca, uno di quei Rosé che mi confermano l’idea (ricordate cosa ho scritto di recente dell’Anthologie noir Extra Brut 2016 di Camilucci?) che messo nei posti giusti e affidato a mani sensibili come quelli della Signora Abrami, il Pinot nero in Franciacorta dia belle soddisfazioni.

Bellissimo il colore, un rosa tenue brillante, fine e continuo il perlage, ancora più apprezzabile nel bicchiere che avevo appositamente portato da casa perché gli Abrami (e le altre due aziende che ho poi visitato in seguito, Le Quattro Terre e Le Vedute) lo conoscessero e testassero, ovvero quello di Luca Bini.

dav

Naso molto delicato, fragrante, giocato tra lampone, ribes e sale, e note agrumate che richiamano arance sanguinelle e mandarino, bellissima dolcezza al gusto, intesa non come sensazione zuccherina ma come delicatezza, uno spiccato carattere cremoso e suadente, con larga spalla (beh, di Pinot nero, tutto franciacortino, ce n’è), freschezza e coda lunga sapida e tesa. E una piacevolezza e facilità di beva, come in tutti i Franciacorta targati Abrami, da applausi.

E scrivere in questo modo di Franciacorta vorrebbe dire essere diventato un nemico della zona spumantistica bresciana e un traditore? Come direbbe Mughini, ma dai!

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

Print Friendly, PDF & Email

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

Continua a leggere
Fai click per commentare
Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments

Seguimi su Facebook

SPAZIO PROMOZIONALE











I SUGGERIMENTI DI VINOCLIC


LEGGI IL MIO BLOG PERSONALE!

Tendenza

Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
Privacy Policy

0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x