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Champagne che passione!

Champagne Brut Nature Zéro Tarlant

Pubblicato

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  • Denominazione: Champagne
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Pinot noir, Chardonnay, Pinot Meunier
  • Giudizio: 4.5
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Grande qualità ad un prezzo accessibile

Quante volte devo ripetervi che se tenete alla salvezza della vostra anima dovete evitare l’insana tentazione di farvi catturare dai loro prezzi bassi e rifiutarvi risolutamente di bere Prosecco (vada retro Satana!) e che se volete star bene e sentirvi in armonia con voi stessi e con le bolle (pardon i pianeti) che vi circondano dovete bere Champagne? L’ho già detto e lo ripeto ad libitum che una bottiglia (di Champagne) al giorno leva il medico, il coronavirus, e magari anche Conte, proviamo!, di torno e fa bene allo spirito.

Lo so che i méthode champenoise francesi sono più cari delle modaiole bollicine metodo Charmat veneto-furlane, ma volete mettere? Scegliere Prosecco è un po’ come accontentarsi di Rosy Bindi, della Bonino e, lo dico per par condicio, della Santanché, invece di scegliere risolutamente la Carfagna, la Bonafé e la Boschi. O, de gustibus, a me non piace, è troppo truzza e romana per i miei gusti raffinati, la Meloni…

Basta rinunciare (meglio bere acqua o un buon Lambrusco di Sorbara) a cinque sei bottiglie di Glera e potete regalarvi una bottiglia di Champagne con i contro fiocchi. Certo, non sto parlando di Billecart-Salmon, Gosset o Cristal o delle cuvées di Franck Pascal, ma di Champagne di esemplare valore che potete acquistare online (mi scusino gli amici enotecari di Vinarius, ma l’acquisto online è diventato ormai per molti un automatismo, una comodità irrinunciabile) ad un prezzo variante tra i 35 e i 40 euro.

Se non ci credete venite con me su Callmewine dove a 36, 50 euro (24 ostriche escluse) trovate un eccellente Champagne come il Brut Nature Zéro di Tarlant, che viene a 39,90 su DrinksCo, a 43 su Plus de bulles e a 37,90 su Vins étonnants.

Con gli Champagne di Tarlant, Benoit e Mélanie Tarlant, il primo addetto alle vigne e alla cantina, la seconda che si occupa della parte commerciale e della comunicazione, meritoriamente importati in Italia da Teatro del vino di Firenze, si va sul sicuro.

Famiglia di vignerons le cui origini risalgono al 1687, al capostipite Pierre Tarlant, il quale, mentre era in corso la guerra della Grande Alleanza,  quella fra i Borbone e gli Asburgo, iniziò a coltivare le sue vigne nel villaggio di Gland nel distretto di Aisne (regione del Nord-Passo di Calais), e che è stata tra le protagoniste, nell’Ottocento, di quella che viene definita la Révolution Champenoise.

Oggi i Tarlant controllano 14 ettari di vigneto suddivisi in 60 parcelles, localizzate nei villaggi di Oeuilly, Boursault, St-Agnan and Celles-lès-Condé, tra cui spicca un appezzamento a piede franco (Les Sables), sopravvissuto all’epidemia di filossera grazie al terreno molto sabbioso. Benoît Tarlant, rappresentante della XIV generazione dei Tralant, coltiva questi vigneti con sensibilità ambientale, attenzione alla micro-territorialità e alle peculiarità di ogni singola parcella, dimostrando grandi doti di vigneron e di enologo. In cantina si procede a vinificazioni separate in barrique, ma si usano anche tini di acciaio e di cemento. Si tende a non svolgere la fermentazione malolattica.

Tarlant è stato un precursore, negli anni ’90, dei dosaggi zero e oggi tutta la produzione, limitata a poco più di 100.000 bottiglie l’anno, è composta da pas dosé ed extra brut. Le varietà impiantate sono Pinot Noir, Chardonnay, Pinot Meunier, ma anche piccole quantità di Pinot Blanc e Petit Meslier. Come da Aubry.

Oeuilly, il villaggio posto sulla riva sinistra della Vallée de la Marne dove i Tarlant hanno buona parte delle vigne, non figura tra i villages più quotati della AOC e conta su 139,30 ettari, di cui oltre il 50% a Meunier, ma fornisce uve di qualità che danno vita a cuvées eccellenti.

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Tarlant è solito utilizzare una quantità significativa di vins de réserve nelle sue cuvées e nel Brut Nature Zéro che ho scelto, una cuvée composta per il 33% da Pinot noir, per il 33% da Chardonnay e per il 34% da Meunier, figura un quaranta per cento di tre vendemmie precedenti. La fermentazione dei vini dello Zéro avviene interamente in barrique e, dopo il tiraggio lo champagne è rimasto 6 anni sui lieviti.

Conto di tornare presto a parlare dello stile di Tarlant, ma questo Nature Zéro mi è parso avere un solo difetto (non imputabile al produttore né tantomeno al distributore) non essere stato fornito, per défault, di 24 huitres. L’avessi saputo, io che adoro le ostriche e che una volta anni fa, ad Archachon arrivai a mangiarne ben 80, prima di stappare questo Champagne di Tarlan me ne sarei procurate almeno 12. Ma 24 sarebbe stata la cifra perfetta. Magari con un bel magnum al posto di questa bottiglia da sette decimi…

Uno Champagne non da guide, da lupi e lupetti, da effetti speciali, ma uno Champagne di quelli che ti fanno capire come gli champenois abbiano una marcia in più. Colore paglierino oro squillante, luminosissimo, perlage molto fine, continuo nel bel bicchiere ampio, questa volta di Riedel, dove l’ho gustato, naso freschissimo, aereo, giocato tra nocciola, agrumi, pietra e sale, e un gusto di quelli che ti titillano il palato, verticale, nervoso, teso e croccante, pieno di sapore e di energia, ampio sul palato ma diritto e sapido in maniera perfetta.

Gran bello Champagne, avessi avuto le mie ostriche sarebbe stato ancora migliore.

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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