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Champagne che passione!

Champagne Brut Blanc de Blancs Grand Cru Ozanne Michell Fallon

Pubblicato

il

  • Denominazione: Champagne
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Chardonnay
  • Giudizio: 5
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Un capolavoro nonostante il vigneron sia allievo di Sélosse

La battutaccia, un po’ da caserma, lo so, l’ho usata postando una foto di questo splendore di Champagne sul mio account Instagram (@francozili): “Ho trovato una nuova tecnica per portarmi a letto delle belle donne, dire loro che ho un fallon…Poi però mi presento con questo Fallon, dite che rimorchio ugualmente?”.

Battuta goliardica a parte (viviamo tempi difficili, se non si scherza un po’ siamo veramente fottuti..) in effetti avrei voluto partager questa bottiglia sfolgorante con una bella Signora parigina che frequentavo e che era molto stimolante, anche intellettualmente. Ascoltavamo insieme Mozart, si discuteva di letteratura e del suo pensatore e filosofo preferito, Michel Onfray, e a me piaceva molto leggerle le adorate poesie d’amore di Paul Eluard mentre le accarezzavo, quasi commosso dal suo splendore, il suo trionfante lato B…

Ma poiché Elle ha pensato bene di scomparire d’emblé, lasciandomi in un mare di lacrime, che cerco di colmare bevendo Champagne, questa bottiglia ho pensato di condividerla, in totale innocenza e senza alcun arrière pensée (è più giovane di  mia figlia e non ho la sindrome del Berlusca…) con una dolce ragazza, Viorica, che è la ciliegina sulla torta, una preziosa collaboratrice, si occupa dei suoi social e di altro, del Masulé, patron del ristorante dove causa chiusura decretata dagli imbecilli al governo, andavo e ora non posso andare più, più spesso qui a Bergamo, il Carroponte.

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E la cui frequentazione mi manca non solo perché non poterci andare mi impedisce la bella visione di Viorica e di altre fanciulle che lo frequentano, da Francesca, anchorman di Mediaset ad altre di cui non conosco il nome, ma di cui ricordo bene curve e volti, ma perché si mangiava (si tornerà a mangiare, tranquilli) bene e ci si divertiva. Perché andare al ristorante deve essere una festa, boia fauss, e non si deve respirare quel clima di sala mortuaria, da laboratorio del dottor Mabuse che si respira in certi ristoranti pluristellati dove non solo ti pelano, ma sembra quasi che mettano te, cliente pagante fior di soldi, sotto esame…

Tutta questa premessa cazzeggiona, per dirvi che quella bottiglia bevuta insieme a Viorica e al Masulé rigorosamente prima che il Carroponte, (come tutti gli altri ristoranti lombardi, piemontesi e di altre regioni dichiarati zona rossa dalle zecche rosse) venisse chiuso per ordinanza di un pericoloso figuro con la pochette, ci ha lasciato, come suolsi dire, sans mots.

Il Masulé, che sa bene che io non amo il legno, la barrique, tanto più sugli Champagne (e sul mio amato Barolo, ça va sans dire) ha cominciato a prendermi in giro dicendomi “ma lo sai che è un allievo prediletto di quel Sélosse che a te, chissà perché, non piace e che questo Ozanne, da sole uve Chardonnay del grand cru di Avize, è vinificato in barrique?”.

Je le sais bien, nessuno è perfetto, che Michel Fallon è stato un giovane allievo di Jacques Sélosse, ma per fortuna, a differenza da altri tarantolati dal verbo sélossiano e dai suoi estremismi che non capisco (del resto non capisco nemmeno i vini di Gravner, sono un provinciale e ne sono fiero…) Fallon nel corso del tempo ha saputo definire un suo stile originale e molto personale, fortemente innovativo. Viticoltura nel rispetto della tradizione e senza uso di chimica sintetica, vinificazione in legno, lunghi invecchiamenti in bottiglia.

Quando uno scrive sulla retro-etichetta del suo capolavoro parole come queste, secondo me tradotte un po’ alla buona, “Nato da una passione e da una cultura ancestrale. È a ridosso della Côte des Blancs che questo vino dallo Chardonnay trae la sua ricchezza, tra i fiori di un giardino. È nei vostri calici che il passaggio in botti di rovere raggiunge il suo apice”, non sai se ammirarlo o dirgli, Michel, guarda che il tuo Champagne è splendido nonostante il passaggio in legno non grazie a quello… Ma che dire è il risultato quello che conta e questo Champagne Brut Blanc de Blancs Grand Cru Ozanne, nome che è un omaggio all’antico nome di Avize, Ozanne-la-belle, c’est une merveille. Quasi come il lato B della parisienne disparue…

Affinato 36 mesi sui lieviti, vigna Grand Cru su terreno calcareo e gessoso, prodotto a partire dal 2008, questa meraviglia, importata in Italia da un talent scout degli Champagne come Bepi Mongiardino, alias Moon Import (quello che negli anni 80 introdusse Philipponnat, che fece una grande fortuna tra i parvenu perché si era sparsa la voce che fosse lo Champagne prediletto dell’avvocato Agnelli: errore, a me risulta fosse Pol Roger…), questo Ozanne, che inutilmente cercherete in vendita online (Callmewine lo vendeva a 125 euro, Tannico a 128: entrambi esauriti) e che io venderei l’anima al diavolo per averne un’altra buta, è la conferma che Avize, dove operano altri vignerons da urlo, Franck Pascal, Agrapart, i Corbon, Erik De Sousa, e se volete anche Sélosse, gioca tutto un altro campionato.

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Il colore innanzitutto, un paglierino intenso, oro, perlage di una finezza inaudita, perline delicate nel bicchiere di Riedel, un “gioco delle perle di vetro” per dirla con Herman Hesse, e un naso di un nitore, di una finezza, di una leggiadria, un’eleganza (sembra quasi di guardare la divina Hélène Grimaud quando suona e noi che l’ascoltiamo cadiamo letteralmente ai suoi piedi incantati…), fuori misura, tutta nocciola, miele d’acacia, meringa, scorza d’arancia, sale, pietra, aria, sole, sogno… Una leggerezza, una clarté, una purezza irreali, con quel tocco appena accennato di ossidazione controllata che rende il bouquet ancora più intrigante…

E la bocca, mon Dieu, quelle souplesse, quale cremosità, quale carezza sul palato, quale dolcezza salata, quale armonia. Legno? Ma dove? Nemmeno la più impercettibile traccia, roba che il mio amico Pierangelo Boatti, dominus dell’oltrepadana Monsupello e il suo chef de cave, l’ammirevole Marco Bertelegni, si sognano, visto che il loro recentissimo sperimentale Blanc de Blancs di legno ne mostra una quantità che farebbe felice un falegname, accidentaccio!

Uno Champagne leggendario, una sfida, vinta, alla legge di gravità, tanto è leggero, impalpabile, tanto è capace di volteggiare nel bicchiere e di farti volare alto nell’Olimpo della Champagne. Uno Champagne sensazionale. Nonostante il buon Michel Fallon sia andato a scuola da Sélosse…

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Manuel
20/11/2020 13:47

Beve Fallon e lo fa mettendolo dentro una glacette ca del bosco…venduto venduto venduto…non l’ha scritto nessuno ancora?mi associo al farci una risata di questi tempi,buona giornata Franco

Manuel
20/11/2020 15:19
Reply to  Franco Ziliani

Se sa che comprano ancora,sono in vendita,vengo via a poco!!!

Daniele
Daniele
20/11/2020 15:52

Bere italiano mi pare una idea migliore, di sti tempi.

Manuel
20/11/2020 20:15
Reply to  Daniele

Stasera Mattia Vezzola rose,domani Perrier jouet belle epoque 2008…Daniele non è una cattiva idea la sua,ma poi compriamo anche auto italiane,telefoni italiani vestiti italiani?la vedo difficile,anche se sono italiano e ne sono orgoglioso…

Orfeo
21/11/2020 06:50

Buongiorno Signor Ziliani bevuto l’altra sera stupendo, ma ho sentito che ha smesso, non vinifica più. Vero?

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