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Bevo Champagne, ma sono di larghe vedute…

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..per questo ignoro e disprezzo certi Franciacorta arancione ma amo quelli delle Vedute…

A che numero di produttori della zona spumantistica bresciana, quella di cui non ricordo mai il nome, ah, ecco, Franciacorta, siamo arrivati? 120? 130? Boh, per me non lo sanno esattamente nemmeno al Consorzio. Che è uno dei pochi che funziona in Italia, e ha addirittura non un semplice direttore, ma un amministratore delegato, il buon Giuseppe Salvioni, persona seria e capace.

Ad ogni modo, anche se aziende e aziendine tra il Monte Orfano e il Lago d’Iseo spuntano come funghi sulla Cisa ad ottobre, e se tra tanta roba che finisce sul mercato, a volte con prezzi da manicomio, bisogna saper scegliere, e poiché io, pur preferendo bere Champagne, sono uno di larghe vedute, non posso che consigliarvi i Franciacorta di un’aziendina, zona Monte Orfano (quindi zona di eccellenti aziende come Faccoli, Castello Bonomi, Vigneti Cenci) che vale la pena conoscere. Anzi andare a visitare, perché il posto, soprattutto in queste giornate dove il cielo novembrino risplende in maniera meravigliosa, è stupendo. Sì, io sono di larghe vedute e pertanto vi suggerisco i Franciacorta de Le Vedute

Le etichette delle bottiglie e l’habillage, come dicono in Francia, non sono il massimo, ma i due, Graziano Manenti e Andrea Gozzini, entrambi  laureati nel corso di Viticoltura ed enologia a Milano, persone che hanno maturato una bella esperienza nel mondo del vino, Graziano nel settore barbatelle alla Vitis Rauscedo, Andrea in un’azienda che fa imbottigliamento per conto terzi e facendo consulenze enologiche in giro per l’Italia, hanno le idee chiare.

E mi piace utilizzare in presentazione le parole con le quali hanno raccontato sul loro sito Internet la loro azienda e la loro filosofia: “un’avventura che porta due amici uniti dalla passione per il mondo del vino a lavorare assieme per trasferire le loro diverse esperienze viti-eno-culturali nella creazione di un proprio progetto. La ricerca della qualità accomuna ogni vino, qualità non solo sensoriale ma che passa anche attraverso un processo di ricerca della qualità etica intesa come rispetto dell’ambiente, del territorio e della cultura delle persone che lo vivono”.

La loro cantina è piccola, racchiusa da un antico brolo, si inerpica sulle pendici del Monte Orfano, un territorio legato al vino fin dai tempi antichi dove a mio avviso si fanno Franciacorta di personalità. E per loro la tecnologia deve essere “al servizio dell’enologo che non deve costruire ma deve preservare ciò che nell’uva c’è già cercando di elevarne le caratteristiche intrinseche”.

I loro vigneti, in conversione a regime biologico, “sono sparsi sul territorio franciacortino in modo da coglierne le varie sfaccettature e cambiamenti in base alle annate. La conduzione ricerca il massimo rispetto della natura evitando l’utilizzo di diserbi e minimizzando gli interventi meccanici”.

Come logo dell’azienda, dove in passato ha operato un personaggio leggendario come Capoferri, hanno scelto “la farfalla come simbolo di eleganza. Il volo leggero e suadente del macaone; attimo da cogliere come espressione della natura nella sua forma più estetica”.

Tutto bello, pulito e giusto, direbbero a Bra, ma come sono i loro vini? Molto buoni, altrimenti non sarei qui a parlarvene. Franciacorta diretti, verticali, pieni di energia, croccanti, che hanno una piacevolezza, una franchezza, una pulizia, che invogliano a bere. Persino il loro Satèn, tipologia che io non amo affatto, e di cui farei a meno se fossi un produttore (Faccoli ad esempio non la produce e nemmeno l’ottimo Andrea Arici di Colline della Stella) mi è piaciuto, un Satèn che non sembra un Satèn, diretto, nervoso, senza ombra di legno e senza le sdolcinature proseccheggianti di molti Satèn.

Bello, franco, teso, con una esemplare lunghezza e freschezza, il Brut (da uve dell’annata 2017, quella in cui in Franciacorta ci fu una rovinosa gelata in aprile, ma, guarda te i miracoli, quasi tutte le aziende hanno prodotto più o meno gli stessi quantitativi… N.B. in Oltrepò Pavese quella gelata non ci fu…), bocca fresca e salata, profumi nitidi, dosaggio degli zuccheri limitato a 4 grammi, e tanta piacevolezza.

Altrettanto esemplare il Dosaggio Zero 2016 (Pinot nero 80%, sboccatura marzo 2020) un Franciacorta in stile Faccoli e Arici (quindi per me, come avrete capito, un grosso complimento) profumi intensamente agrumati, di ananas, mandorla, pietra e sale, largo in bocca, ma rigoroso e ben teso, con una lunghissima coda salata, un Franciacorta da ostriche e crostacei, nu’ babà

E poi sia io che la dolce Elisabetta Manenti, giovane mia lettrice di Chiari che mi ha accompagnato in questa bella visita (autrice della foto delle bottiglie tutte insieme), siamo rimasti colpiti, io adoro questa tipologia e vorrei tanto vedere la vie en rose, mais c’est difficile, dal Franciacorta Rosé delle Vedute, Pinot nero in purezza, uve provenienti dal Ronco di Gussago.

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Un corallo intenso e brillante il colore, perlage molto fine, largo e succoso nei profumi nitidi di mandarino, arance rosse, lampone, con sfumature di erbe aromatiche e tanto sale, bolla fine e croccante, diretto, verticale, ne stappi una bottiglia, meglio se in piacevole compagnia, e ne bevi due…

Evviva, benvenuti amici delle Vedute nel novero dei Franciacorta “del mio privilegio”, quelli, amici lettori di questo blog, ai quali vi consiglio di dare fiducia, di sostenere, soprattutto in questi momenti difficili, con i vostri acquisti. Fidatevi di me, non vi ho mai fregato, non vi pentirete…

Le Vedute

tel. 333.9524571 mail infolevedute@gmail.com

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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