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Champagne che passione!

Champagne Rosé Brut Oeil de Perdrix Jean Vesselle

Pubblicato

il

  • Denominazione: Champagne
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Pinot noir
  • Giudizio: 4.5
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Un Rosé raro e speciale dal Pinot noir di Bouzy

Ieri sera ero proprio di buon umore, contento, soddisfatto di aver infranto una regola, non scritta, che vorrebbe che i giornalisti del vino si limitino a scrivere solo di quello che sta nelle bottiglie e di chi li produce e che si guardino bene dall’entrare in vicende, tipo quelle relative alla vita dei Consorzi, che non dovrebbero riguardarli. Soddisfatto di aver invece detto la mia, da innamorato della Langa e dei suo vini, sul futuro del Consorzio Barolo Barbaresco.

Così compiaciuto che mi sono detto, perché non festeggiare stappando l’altro mio vino del cuore, ovvero uno Champagne?

Detto fatto e dunque mi sono regalato, l’abbinamento non era di quelli da super sommelier tipo Roberto Anesi o Nicola Bonera o Paolo Basso, ma delle normali pizze di una panetteria sotto casa, ma ben fatte, uno Champagne fantastico, un rosé (tipologia che adoro) speciale, non un Rosé normale, non un Rosé de Saignée (li adoro) bensì un raro, non sono in molti a produrlo, Oeil de Perdrix.

Che cosa sia questo “occhio di pernice” è presto detto, si tratta di uno Champagne che potremmo definire old style – ancien régime, che ha le sue origini nell’Ottocento, quando l’impossibilità di decolorare perfettamente il succo delle uve nere originava vini “macchiati”, di colore ramato, salmone pallido, simile all’occhio di pernice. Non è un rosé de saignée (salasso), né un rosé d’assemblaggio, dunque, ma un qualcosa di unico e raro che Marco Pozzali, con bella intuizione, ha definito come “uno Champagne di luce nei toni screziati del rosa”.

Un Rosé che nasce con una tecnica che prevede che il Pinot noir faccia una breve macerazione diretta (poche ore di contatto con le bucce), una tecnica che richiede grande attenzione, tecnica ed esperienza per evitare di portare sgradevoli toni amari nel vino. Un metodo antico che conferisce ai vini un carattere aromatico peculiare e una grande piacevolezza di beva.

A produrlo, in una piccola Maison, Jean Vesselle, posta nel celeberrimo village di Bouzy, vigneti classificati Grand Cru su suoli calcarei e argillosi, nella Vallée de la Marne, che conta su una quindicina di ettari, per l’80% coltivati a Pinot noir e produce 150.000 bottiglie circa è una donna dal nome delizioso, Delphine, figlia appunto di Jean Vesselle, famiglia di vignerons da tre secoli, rientrata in azienda nel 1993 alla morte del padre, oggi impegnata nella conduzione dell’azienda con il marito.

Come racconta il suo importatore italiano, quel conoscitore come pochi dell’universo dei piccoli récoltant manipulant champenois che risponde al nome del parmigiano Maurizio Cavalli, “Delphine Vesselle ha saputo costruire lentamente e pazientemente una vera e propria Maison, pur rimanendo fedele alla visione vigneronesca e agli insegnamenti del padre scomparso prematuramente molti anni fa. Le responsabilità di giovane produttrice sono diventate certezze, oggi.

Insieme al marito, con tenacia, lavoro, garbo e savoir-faire, è riuscita a creare un forte marchio e una identità di gamma davvero convincente. Nel tempo, ha ulteriormente esteso la superficie dei vigneti di proprietà con l’acquisizione di nuove parcelle nella Côte des Bar, portandola complessivamente a 15 ettari, quasi tutti a Pinot Noir. In cantina ha saputo ammodernare gli impianti e trovare una linea espressiva di alto valore enologico: la conseguenza è evidente nella definizione di tutti gli Champagne prodotti. La gamma delle bollicine è piuttosto estesa, con cuvée e Millesimati, Grands Crus e non, dosaggi minimali e generosi, insomma ce n’è per tutti i palati”.

Cavalli difatti importa oltre a questo splendente Oeil de Perdrix anche un Rosé de Saignée, poi Brut Réserve, Extra Brut, Grand Cru Blanc de Blancs de Bouzy, Grand Cru Le Petit Clos Brut, Grand Cru Préstige Brut, tutti Champagne espressione di un savoir faire artigianale, che cura tutti i dettagli e regala bollicine di grande personalità e finezza.

Questo Rosé Oeil de Perdrix, Pinot noir in purezza, riposa tre anni sui lieviti (la sboccatura del mio campione è di metà aprile di quest’anno), il dosaggio degli zuccheri è di sei grammi e mezzo, da Brut, ma sembrerebbe ancora minore bevendolo, e gustandolo, da Champagne gastronomico qual’é. Uno Champagne che non è nemmeno particolarmente costoso, visto che su una delle enoteche online più importanti, Callmewine, lo trovate a 39,50 euro.

Colore rosa pallido sangue di piccione – occhio di pernice, perlage finissimo, continuo, zampillante, nel bicchiere di Sophienwald che ho scelto.

Naso elegantemente vinoso, un bouquet ricco e complesso, dove si colgono note di lampone e ribes, sfumature di pompelmo rosa e scorza d’arancia, salato fresco e teso, leggiadro e aereo.

Cremoso e croccante in bocca, vivo, profondo, con una persistenza lunga, sapida, ben tesa, e una grande freschezza che agevola la beva.

 

Uno Champagne che spero di poter bere nuovamente, questa volta non a casa, ma, quando finalmente potrà riaprire (accidenti, in Francia i ristoranti non potranno riaprire prima del 20 gennaio, quando niente fine anno à Paris da Taillevent…) il ristorante che frequento più spesso a Bergamo, il Carroponte di quell’Oscar Mazzoleni, sommelier innamorato come me degli Champagne, che questo Oeil de Perdrix mi ha fatto conoscere. Su alcuni piatti del suo chef Fabio Lanceni tipo gli Spaghetti grandi di Carla Latini con aglio, olio, peperoncino e gamberi rossi, oppure il piccione come lo interpreta bene lui, sarebbe un abbinamento perfetto.

 

A’ votre et notre santé,  Mesdames et Messieurs!

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Luca
Luca
25/11/2020 19:10

Gentile Sig. Ziliani.
Ho letto con interesse ma ho un dubbio. Lei dice che giustamente non è un rosé da assemblaggio. Ma afferma che non è neanche un rosé de saignée. Allora mi sorge il dubbio. Come si ottiene? In quale altro modo?
Per quel che ne so, questi sono i due soli modi di ottenere rosé. E senz’altro un ruolo lo gioca il tempo di macerazione delle bucce. Più lungo sarà e più carico sarà il colore (senza andare a tirare in ballo il problema della componente di tannini). Quindi un periodo (ma si parla sempre di ore) lungo ed abbiamo un rosa intenso, poche, poche ore e si ottiene questo œil de perdrix o in altri casi anche chiamato buccia di cipolla.
Oppure mi sbaglio?
La ringrazio per il suo tempo e la compagnia

Luca
Luca
25/11/2020 20:15
Reply to  Franco Ziliani

Gentile Franco,
Ha ragione, concordo con lei.
Tra l’altro mi trovo in quarantena a casa e i suoi blog sono corroboranti.
Ho seguito la ricetta del Carroponte, ho acquistato due libri della Nothomb, insomma grazie della sua compagnia.
in attesa di poter tornare alla vita (e di potermi recare per la prima volta al Carroponte) un caro saluto.

Manuel
25/11/2020 20:36
Reply to  Franco Ziliani

Champagne meraviglioso che mi fece assaggiare proprio Marco Pozzali qui a Parma(credo parliamo della stessa persona),capace di regalare serate deliziose.Anche se non è a tema le chiedo Franco un parere sulla cantina Pedrotti,grazie mille

Manuel
26/11/2020 10:15
Reply to  Franco Ziliani

Grazie mille per l a risposta buona giornata

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