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Degustazioni

Alta Langa millesimato Pas Dosé 2015 Contratto

Pubblicato

il

  • Denominazione: Alta Langa
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Pinot nero, Chardonnay
  • Giudizio: 3.5
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Niente da fare: un rinoceronte resta un rinoceronte e non potrà mai essere una gazzella

Lo confesso, sono perplesso e deluso. Vi spiego. Ieri sera al termine di una bella giornata avevo voglia di gratificarmi con una bella bottiglia di bollicine metodo classico. Avevo l’imbarazzo della scelta, potevo scegliere un grande Franciacorta, quello di Colline della Stella, il Dosaggio Zero Nero 2015, e una serie di Champagne, Guiborat, Charles Heidsieck, Bollinger, Laherte Frères, Jacquesson e altro.

Non so perché, anzi, lo so bene, la colpa è del richiamo fortissimo di quel “mio” Piemonte da cui manco da troppo e dove voglio tornare, (in Langa ça va sans dire), prima di fine anno, che ha avuto la meglio (le coeur as des raisons que la raison ne connait point scriveva Pascal), la nostalgia di bricchi e sorì ha avuto la meglio sulla ragione che mi diceva di restare in Francia o “accontentarmi” della Francia..corta.

E così, anche perché amo questa denominazione, credo nel suo grande futuro, ci scommetterei che farà sempre meglio, ho deciso di puntare su un Alta Langa Docg. Non avevo sotto mano nessuna bottiglia di quell’azienda che, gira che ti rigira, resta la migliore, Cocchi (anche se altre realtà come Colombo, Valter Bera, Paolo Berutti, Cerutti, Deltetto, Marcalberto, Coppo, il mio amico Sergio (Ettore) Germano e, datele tempo, anche Fontanafredda, costituiscono ottime alternative) e mi sono deciso di stappare una cuveé di Contratto.

Intendiamoci, siccome sono una persona onesta, e magari anche un piciu, vedete voi, ero pronto, nonostante del tipo che è proprietario dell’azienda da qualche anno abbia la più bassa considerazione e se dicessi fino in fondo quello che penso di lui rischierei una querela, ma qualcosa qui l’ho già detto e lo ribadisco, ero pronto a scrivere che resta un animale, precisamente un rinoceronte, ma quel tizio, tale G.R., qualche vino lo sa fare. Io sono onesto, l’avevo già dimostrato, la scorsa estate, con questo articolo che aveva stupito molti

Errore, il vino, a modo suo, lo sa vendere (non si sa come e con un pelo sullo stomaco lungo da qui a Miami, così mi hanno raccontato suoi colleghi), ha scoperto l’arte di fare soldi e di continuare a comprarsi aziende in Piemonte e Toscana nonostante sia partito solo come valido moscatista, ha avuto anche una moglie o compagna, credo tedesca, da mille e una notte, però, riferendomi alla bottiglia aperta ieri sera, il barolista con vigne di serie B a Grinzane Cavour, sull’Alta Langa, sul concetto di finezza di un metodo classico deve tornare a scuola. Ripartendo dalle basi (spumante) e da zero.

Perché se un metodo classico è sinonimo ed epitome di finezza, di eleganza, di piacevolezza di beva, di fragranza e leggerezza, no, con questa Alta Langa 2015, per l’85% Pinot nero (notizia che ho avuto rompendo le balle alle 8 di sera al direttore commerciale dell’azienda, Luca Cigliuti, perché sul sito Internet di Contratto di questo vino non v’è menzione… ahi ahi rinoceronte di Castiglione Tinella, pecchi anche in comunicazione…), 42 mesi sui lieviti e sboccatura del 26 marzo di quest’anno, non ci siamo proprio.

Già il colore mi aveva lasciato perplesso, più vicino ad un orange wine, paglierino oro acceso, quasi ambrato, che al colore di un méthode champenoise, il perlage mi era sembrato abbastanza fine nel bicchiere che più esalta il perlage, ovvero quello di Luca Bini, ma poi i profumi, quel naso fitto, stramaturo, da frutta esotica, molto maschio, assertivo e un po’ volgare (proprio come il produttore…) mi ha lasciato interdetto.

E peggio ancora una volta passato all’assaggio – e intanto mangiavo e mangiavo, per reggere l’assalto, l’impatto, lo sgomitare caciarone e da osteria di fuori porta del vino, vino da guide, vino da palati parkeriani – con un gusto pieno, anzi pienissimo, largo, potente, massiccio, di forte impatto e grande sostanza, carnoso, tanta roba, ma clamorosamente carente di finezza, di eleganza, di delicatezza. Insomma una sorta di Pamela Anderson delle bollicine che a me che adoro l’eleganza anche nelle donne, annoia e non dice nulla…

Monocorde e un po’ noioso, tanto che dopo un bicchiere e mezzo mi sono deciso, per rifarmi la bocca, per ritrovare quell’armonia e quell’equilibrio in una bottiglia di bollicine metodo classico che qui erano totalmente mancati, di stappare il Franciacorta di Colline della Stella. Altra musica, Mozart invece che heavy metal o la banda di paese…

E la bottiglia di Alta Langa stappata, si chiederà qualcuno, che fine ha fatto? Non nel lavandino, perché ho rispetto del lavoro che c’è dietro ad una bottiglia di vino, anche se mediocre come questa, ma portata al piano di sotto ad un mio simpatico vicino, che di vino non capisce nulla, ma sicuramente appunto per questo troverà questo Alta Langa di Contratto molto buono… Un vino che ha un solo vantaggio, non è caro, visto che viene intorno ai 20-22 euro in enoteca.

Mi sono ricreato andando avanti a bere Arici, persuaso che anche se avessi messo a confronto quel Pas Dosé 2015 di Contratto con un Franciacorta Prestige, io, che non amo proprio quel grande successo commerciale (oltre un milione e mezzo di bottiglie vendute, 30,50 sullo scaffale di Esselunga) l’avrei preferito.

E la prossima volta che mi verrà l’insana tentazione di stappare una bottiglia del sor Rivetti, mi prenderò a sberle, mi dirò non fare il piciu Franco, e mi ricorderò, come dice quel motto latino, che errare humanum est, sed perseverare…

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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