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Degustazioni

Champagne Brut Préférence J. Lassalle

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  • Denominazione: Champagne
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Pinot Meunier, Pinot noir, Chardonnay
  • Giudizio: 4.5
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Bottiglia esemplare (anche nel prezzo) ne stappi una e ne berresti due

No, non devono essere nobili i Lassalle, produttori dell’ottimo, esemplare, anche per il rapporto prezzo qualità, intorno ai 26 euro per gli operatori Horeca, Champagne Brut Préférence, da vigne classificate premier cru a Chigny-Les-Roses sulle Montagne de Reims, che ho bevuto ieri sera.

Per la legge del contrappasso (tranquilli ciarlanti wine influencers, non sto parlando dello strumento musicale che suonava meravigliosamente Charles Mingus, ma del contrappasso, roba che rimanda ad uno di cui voi sicuramente non sapete nulla, voi siete esperti di Ferragni al massimo, tale Dante Alighieri), se in Italia capita che nobildonne, tanto per non fare nomi e cognomi, penso ad altezzose e algide contessine oltrepadane, quando producano “méthode champenois” finiscano con il produrre bollicine che non si bevono manco se sei nel deserto e muori di sete, voi che producete uno Champagne che quando ne stappi una bottiglia ne berresti due, dovete essere come minimo baroni, visconti, duchi o principi…

Scherzo, ma non troppo, un giorno mi divertirò a scrivere (bene e male) dei vini prodotti in Italia nelle tenute di personaggi di sangue blu (ce ne sono di ottimi, ad esempio quelli del marchese Carlo Guerrieri Gonzaga a San Leonardo in Trentino, del duca Giovanni Carlo Guarini in Salento, della contessa Giulia Barzanò Barboglio in Franciacorta, del marchese Alberto di Gresy a Treiso, del barone Franchetti in Toscana e sull’Etna, del conte Francesco Marone Cinzano a Montalcino, della principessa Coralia Pignatelli in Chianti, ma sempre in Chianti Classico penso a vini di principi e baroni e mi viene il mal di pancia…) intanto plaudo e consiglio, lo importa e distribuisce in Italia Pevarello ovvero P.A. Selection di Due Carrare (paselection@libero.it), uno che importa nientemeno che Mochel dall’Alsace e i fenomenali Bandol di Domaine Tempier, (il cui Rosé mi evoca ricordi parigini da sogno e da incubo) a questo Champagne di una maison nata nel 1942.

Maison dal 1982 condotta solo da donne, da quando morì Jules Lassalle e l’azienda venne prese in mano dalla moglie Olga e dalla figlia Chantal Decelle-Lassalle. E dal 2006 come chef de cave è entrata in azienda Angéline Templier, la figlia di Chantal.

Il motto della Maison, giustamente (ah, viva le tante donne che sanno fare bene vini, mica come talune altre che non nomino, ma penso avrete già capito a chi mi riferisco…), è “une femme, un esprit, un style” e dai Lassalle, che negli States hanno un importatore prestigioso come Kermit Lynch, uno che dall’Italia importa i miei amici Benevelli di Monforte d’Alba, Villa Diamante, Kante, Carlotto, Gregoletto, Guido Porro, Poggio di Sotto, Tenuta Anfosso, Quintarelli e dalla Francia nomi da urlo, andateveli a vedere qui, cito solo Clape e Coche-Dury, Robert-Denogent, Grange des Perès, Méo-Camuzet, Vieux Télégraphe, escono Champagne che hanno nell’eleganza, in un indubbio charme la loro forza.

Loro vendono per l’80% all’estero la loro produzione, soprattutto States, Giappone, Russia, ma anche Australia e Hong Kong. E poiché Madame Angéline Templier ha una figlia, in futuro probabilmente avremo una quarta generazione di “dames du Champagne” alla Maison.

Loro hanno sedici ettari di vigneto, tutti premier cru, dove sono presenti Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier) e nei loro vini amano fare la fermentazione malolattica, come nei grandi bianchi della Côte d’Or in Bourgogne. La permanenza sui lieviti non è mai inferiore ai cinque anni.

Il Brut Préférence che vi consiglio viene da una vigna di 50 anni di media, e la cuvée è composta orientativamente per il 60% da Pinot Meunier, 20% Pinot Noir e 20% Chardonnay, con un 30% di vins de réserve.

Uno Champagne perfetto da aperitivo, di quelli che non la mettono giù dura, che mettono d’accordo tutti (quelli che capiscono di vino e non gli preferiranno mai uno spumante bresciano dall’orrida etichetta arancione) che ti danno la misura di una classe innata, della forza di terroir che fanno davvero la differenza, di un’eleganza naturale, che o la si ha o nisba…

Paglierino oro intenso, antico, la robe, perlage finissimo e continuo, e subito la finezza e la dolcezza naturale, lo charme di uno Champagne, quel naso dove giocano insieme, si armonizzano nel bicchiere (ieri Sophienwald) piccoli frutti rossi, agrumi, ananas, un tocco leggero di pasticceria che ricorda la meringa, fiori bianchi freschi, sale.

E poi in bocca un sorso che non scalpita, non sgomita, non cerca effetti speciali, pura setosa piacevolezza, equilibrato, salato ma dolce nel suo modo di porsi, terribilmente beverino.

Come canta divinamente la deliziosa Tatiana Eva-Marie con la Avalon Jazz band “il suffit dans la vie, il suffit bien souvent, de dire adieu tristesse, bonjour sourire”. A’ votre santé e buon week end confinati in casa Mesdames et Messieurs!

n.b.

non dimenticate di leggere anche il nuovo blog personale www.francoziliani.it e Vino al  vino www.vinoalvino.org

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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