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Degustazioni

Alta Langa Brut 2016 Vite Colte

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Una bollicina cooperativa mi desta incubi e mi mette in crisi di identità

Che notte amici miei, che notte stanotte! Non pensate male, soprattutto voi maschietti, non scrivo così perché sono reduce da una nottata de fuego trascorsa con la donna dei miei sogni (che è, beh, sono affari miei, l’importante è che lei abbia capito quanto mi piace e che dovrà rassegnarsi, prima o poi, speriamo prima, a cadere tra le mie braccia…) bensì macerato da una notte atroce di dubbi, riflessioni, angosce.

Tranquilli, non ho scoperto di avere il Covid-19, l’AIDS o chissà che. Ho semplicemente il timore di essere diventato un eno-conformista, magari di sinistra. Come quelle “signorine di larghe vedute” di cui cantava Lucio Dalla in questa canzone. Il che sarebbe per me un’onta insopportabile.

Perché stanotte sono stato divorato da incubi al cui confronto quello di Kafka di diventare, con un’orribile metamorfosi, uno scarafaggio è una bazzecola? Semplice, perché ieri sera ho stappato un Alta Langa Docg e mi è piaciuto. E che ci sarà mai di strano, direte voi, a lei Ziliani basta che ci sia scritto in etichetta Langa o Langhe e va in brodo di giuggiole. Vero, ma non sempre, perché anche in Langa c’è qualche coglioncello che riesce a fare vini stupidi e perché di recente un Alta Langa animalesco l’ho castigato.

Il “problema” è che quell’Alta Langa, Brut 2016, è la prova di esordio di una cantina che, stando al mio “approccio ideologico” al vino, come lo definisce, bontà sua, il collaboratore di Daniele Cernilli che si chiama Riccardo Viscardi, che di Brunello di Montalcino ne capisce ma quando si avventura a ciarlare di Barolo dice sesquipedali scemenze, io dovrei bollare a priori.

Quell’assaggio di ieri sera è stato l’ultimo episodio di una serie di eventi inquietanti, l’elemento scatenante del mio incubo kafkiano. Mettetevi nei miei panni. Scrivo, benissimo, di un Barolo prodotto da un’azienda di proprietà di un ex parlamentare del famigerato PD, sono amico del “compagno” (alcuni di sinistra sinistra dicono che compagno non lo sia proprio e mi sa che hanno ragione) Oscar Farinetti, sono talmente a destra che vado più d’accordo con un marxista leninista che con uno che vota il puttaniere di Arcore o il demagogo della Lega, oggi degusterò quattro Barolo 2016 tra cui uno in vendita a 9,90 euro da Esselunga prodotto da una cantina cooperativa rossa e c’è il rischio che mi piaccia, ci manca solo che assaggi un vino dell’azienda umbra di Massimo D’Alema fatto dall’enologo Riccardo Cotarella e mi convinca e ne scriva bene e sun’t a post

Ma di chi sarà mai quell’Alta Langa fonte delle sue inquietudini vi chiederete? Forse di quel Rivetti che è notoriamente in quota PD e molto amico, veniva addirittura a trovarlo in cantina con tanto di scorta, di Baffino? No, quello mai, ma l’Alta Langa è prodotto proprio da quella cantina cooperativa di cui sopra, una cantina che quando fu inaugurata io ne scrissi e dissi, e mi trovavo a farlo insieme a Bartolo Mascarello, Beppe Rinaldi, Baldo Cappellano, le peggio cose, mentre il compagno Carlin Petrini, il cosiddetto profeta della sinistra golosa (golosa in tutti i sensi…), era presente e mangiava tartine e plaudiva alla nuova sede dell’azienda proprio ai piedi della sacra collina dei Cannubi.

L’Alta Langa Brut 2016 oggetto delle mie inquietudini è prodotto da Terre da Vino, la cantina cooperativa, molto left oriented, di cui parlavo sopra, o meglio di quella sua branca che si chiama Vite Colte e si presenta così: “Vite Colte è l’arte di coltivare la vite. 180 viticoltori. 300 ettari di vigneto”.

E più precisamente, riporto le parole che appaiono sulla loro pagina Web, ben fatta, così: “Vite Colte è l’arte di coltivare la vite. Una conoscenza che nasce dal dialogo tra mondi e generazioni diverse: da una parte i saperi contadini, l’esperienza, la tradizione, la passione tipicamente piemontese per il lavoro accurato; dall’altra la ricerca e la conoscenza scientifica.
Al progetto Vite Colte partecipano centottanta viticoltori che coltivano trecento ettari, una parte dei quali in conversione a biologico, gli altri in gestione integrata.
Ogni viticoltore dedica solo una parte della sua proprietà al progetto Vite Colte, per poter assicurare ad essa le cure più assidue, in un costante dialogo con l’assistenza tecnica agronomica. È un vignaiolo vero, che ci mette tutta l’abilità, la passione e la faccia. Dietro ogni vino Vite Colte ci sono volti, storie, famiglie.
Si vendemmia alla data stabilita e si vinifica secondo rigorosi protocolli, dedicando al vino tutte le attenzioni che la ricerca dell’eccellenza richiede.
C’è tutto quel che serve per ottenere ottimi vini: un vasto patrimonio di vigneti, che vuol dire poter scegliere il meglio; viticoltori motivati ed esperti; impianti enologici moderni, la tecnologia necessaria a preservare e valorizzare la qualità dell’uva; una squadra tecnica di primordine coordinata da Daniele Eberle in vigneto e da Bruno Cordero in cantina”. Boia fauss, che prentasiun!

Venendo alla bottiglia che mi ha messo in crisi, Alta Langa Brut 2016, loro la presentano in questo modo: “L’Alta Langa Brut di Vite Colte è uno spumante Metodo Classico di grande eleganza e freschezza che nasce da viti di Chardonnay e Pinot Nero coltivate sulle splendide colline del cuneese. Siamo proprio nel cuore della celebre denominazione spumantistica piemontese che negli ultimi anni sta riscuotendo un successo crescente e meritato, battezzando il Piemonte come una terra vocata sia per grandi rossi che per sorprendenti bollicine.

Il merito è anche di grandi cantine e cooperative, come Vite Colte, che fin dai primi istanti hanno creduto nella valorizzazione di questa DOCG e, più in generale, hanno contribuito alla diffusione della cultura viticola del territorio. Oggi la cooperativa Vite Colte, che può contare su oltre 180 soci, rappresenta un modello di produzione di qualità e un grande punto di riferimento per molte realtà regionali. Lo testimonia anche questo piacevole e raffinato spumante, che incarna alla perfezione il profilo più ricercato delle bollicine piemontesi.

Il Brut Vite Colte prende vita da giovani viti che affondano le radici su antichi terreni sedimentari di origine marina, coperti da argille e strati di marne e sabbie. I filari svettano tra i 500-600 metri di altitudine e, beneficiando delle favorevoli condizioni ambientali della zona, danno alla luce grappoli ricchi di profumi e sapori. Le uve Chardonnay e Pinot Nero vengono raccolte manualmente e vinificate separatamente. Dopo la pressatura soffice, vengono fatti fermentare a temperatura controllata sino alla primavera successiva. La rifermentazione avviene in bottiglia secondo i dettami del Metodo Classico e si protrae per almeno 30 mesi sui lieviti”.

E, andando al dettaglio tecnico, con queste parole: “I vigneti di Pinot Nero e Chardonnay destinati alla produzione di questo spumante sono posizionati nell’Alta Langa, ad un’altitudine tra i 500 ed i 600 metri s.l.m. I terreni sono sedimentari di origine marina; calcarei con alternanza di strati marnosi e sabbiosi. Dopo raccolta manuale in cassette e pressatura soffice viene utilizzato il mosto fiore con resa al 50%. Si procede con la fermentazione a temperatura controllata ed il vino riposa ed illimpidisce sui lieviti (separatamente) sino alla primavera successiva quando si procede all’assemblaggio tra Pinot nero e Chardonnay ed al tiraggio.

Dopo minimo 30 mesi di affinamento in bottiglia a temperatura di 15°C si procede alla messa in punta, al successivo dégorgement e al dosaggio.
Dopo alcuni mesi di ulteriore affinamento in bottiglia, si ottiene un Alta Langa Brut elegante ed armonico, adatto preferibilmente come aperitivo”.

Un metodo classico che, mettendomi un po’ in crisi, mi ha convinto e che ha un ottimo rapporto prezzo-qualità, visto che l’enoteca online Callmewine lo propone a euro 19,90.

Uvaggio composto per l’80% da Pinot nero e per il 20% da Chardonnay, un dosaggio, calibrato e non ruffiano, di 6 grammi zucchero, l’Alta Langa di quelle Vite Colte – Terre da Vino guidate dal conducator Piero Quadrumolo (che un paio di giorni orsono, ma ne parleremo su Vino al vino, in un simpatico articolo di Christian Benna sul Corriere della Sera edizione Torino, intitolato “Il re (dei vini) è nudo” articolo chiaramente ispirato ai miei senza citarmi, e bravo Benna, che correttezza!, ha dichiarato “Dieci anni fa il Piemonte produceva 6-7 milioni di bottiglie di Barolo, oggi con l’attuale annata in commercio del 2016 abbiamo superato quota 14 milioni. Se volete sapere perché vendo etichette a 9 euro la risposta sta in questi numeri. Ebbene sì: ho abbassato la soglia psicologica dei 10 euro. Ma evitiamo psicodrammi. Abbiamo prodotto troppo vino in questi anni, e oggi dobbiamo vendere. E di certo non sono il primo a distribuire Barolo a prezzi contenuti, altri lo fanno a 13-15 euro”) non mi ha entusiasmato, Cocchi resta tuttora su altro pianeta, ma mi ha convinto.

Colore paglierino oro brillante, un bel perlage fine e continuo, naso incisivo e complesso fresco ed elegante, con note di agrumi, fiori bianchi, nocciole in evidenza, attacco vivo in bocca, una bella cremosità e vinosità ed un indubbio equilibrio e piacevolezza.

Ormai quello che, onestamente, dovevo scrivere l’ho scritto, se domattina risvegliandomi mi ritroverò con ali da libellula o svolazzerò come un macaone con panza, ora lo sappiamo tutti perché…

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Antonio
Antonio
09/12/2020 11:22

Già importiamo Alta Langa in Uk e non siamo in molti a spingere questa eccellenza italiana su questo difficile, per le bollicine, mercato. Grazie per la segnalazione!

Giancarlob
Giancarlob
09/12/2020 19:16

Gentile Franco, si rallegri, è semplicemente uno di destra…noi di destra siamo così. Lasciamo ai sinistri mettere davanti a tutto l’ ideologia.

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