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Giramenti di... bolle

Trento Doc e Franciacorta Docg per me pari sono…

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Quando c’è da calare i prezzi e scendere a 8,90 nessuno si tira indietro

È sempre utile e istruttivo, soprattutto in questo periodo che precede il Natale, quel cosiddetto Natale che i cialtroni al governo concedono a noi italiani (troppo pazienti, troppo buoni, troppo fessi), farsi un giro in supermercati e centri commerciali e sostare, smartphone alla mano (da Esselunga un addetto mi ha apostrofato dicendo che non potevo fare foto: indovinato dove l’ho mandato…), nello spazio dedicato ai vini.

Si fanno scoperte molto interessanti, si scoprono gli altarini, i segreti di Pulcinella. Si vede chiaramente che i produttori di bollicine, charmat e metodo classico, c’è poca differenza, di casa nostra, calano sistematicamente le braghe, pardon, i prezzi, e lo fanno in maniera scoperta, con una spudoratezza quasi da pornostar, in questo periodo.

Ieri durante un sopralluogo alla Conad (ex Auchan) di Bergamo in viale Carducci ho scoperto che calano i prezzi dei prosecchisti, e troviamo un Docg, mica un Doc, a bancali se lo si desidera, a 3,99 euro.

E se vi garba quello che dovrebbe essere un cru di Prosecco, il Cartizze, che alcuni vendono oltre i 15 euro (roba da metodo classico) ve lo potete portare a casa (e magari regalarlo al portinaio o alla cugina zitella che vi sta un po’ sui maroni…) a 8,98 euro.

Ma è nella fascia, affollatissima, tra gli 8 e 10-11 euro che trovate un ricco assortimento e avete, se proprio non potete farne a meno di certi marchi, certe bollicine, certe denominazioni italiche Doc o Docg (io preferisco andare sul sicuro e stappo Champagne: ne ho ordinate 48 bottiglie che pagherà, insieme a due mesi di vacanze per me e morosa in un residence a cinque stelle nel paradiso dell’isola di Murter in Croazia, uno spudorato che perderà la causa per diffamazione che gli ho intentato oggi per aver scritto menzogne e insulti sul mio conto, peggio per lui), l’imbarazzo della scelta.

Alla Conad ad esempio c’è un ampio spazio dedicato alla zona spumantistica bresciana, quella che dice di non ispirarsi alla Champagne ma si presenta come Francia, seppure in versione mini e con accento bresà, una Francia…corta e a prezzi corti, insomma, e qui c’è l’imbarazzo della scelta. C’è l’immancabile Prestige di Cà del Bosco che qui costa un euro in meno rispetto all’Esselunga, ci sono anche un paio delle cuvée più importanti, che piacciono, e tanto, pure a me, c’è qualcosa dell’altra grossa azienda di Erbusco dalla volgare etichetta arancione, ci sono Quadra, Antica Fratta, Ferghettina.

E poi cominciano le sorprese, si scende tranquillamente sotto i nove euro. Ma se, incredibilmente, un’azienda che secondo me fa vini mediocri, Villa Crespia della famiglia Muratori, che da qualche mese ha assunto the wine wizard Riccardo Cotarella come consulente, rimane a corretti livelli, e vende a 12,90, e Quadra resta a 13,51, e un marchio inedito o quasi, Triumph, rimane a 11,49, la palma del prezzo più stracciato se la aggiudica…

Beh, calma, il gradino più alto del podio non va al mitico Evangelista Ziliani (nessuna parentela please!) che dalla cantina che porta il nome della figlia, Chiara Ziliani, fa uscire cuvées pret à porter (tu dimmi quanto vuoi che costi il vino che te lo faccio…) ad ogni prezzo, e ieri ho avvistato due loro cuvées con il marchio Duca d’Iseo a 9,90 euro, e nemmeno un’altra new entry del prezzo basso, Borgo Alto, che si ferma a 8,90, ma, rullo di tamburi, a 8,29 euro, la Guido Berlucchi di Borgonato di Cortefranca. Quella diretta magistralmente per anni dall’inventore della Franciacorta, l’unico, il vero, inimitabile Franco Ziliani (non quel pirla del sottoscritto, ma l’enologo nato a Travagliato nella bassa bresciana) e oggi condotta, no comment please, dai tre figli Cristina, Paolo e Arturo (il migliore del trio).

E qui tutti a sparare sulla Guido Berlucchi, un’habitué del prezzo in ribasso sotto Natale, come potete leggere qui, ma spostandoci dalla zona spumantistica bresciana, prendendo l’Autostrada A 4 (quella dove arrivando da Bergamo prima del casello di Rovato potete ammirare alcune vigne ecologiche e verdi del sor Moretti, alias Bruttavista) e salendo a nord e arrivati nella città del Concilio, a Trento, capitale del Trento Doc, arrivati in casa Ferrari, proprietà della famiglia Lunelli (titolari anche dell’acqua minerale Surgiva e di una buona fetta di un marchio storico del Prosecco Docg, Bisol), troviamo il consueto, anche loro sono dei veterani del prezzo basso, Trento Doc base.

In un Esselunga di Bergamo ne ho visto un bancale, ma quanto ne fanno?) a 8,90 euro.

Divertente, sempre presso Conad Bergamo, guardate la foto, l’offerta della bottiglia di Trento Doc Ferrari da sette decimi, a 8,90 euro, e accanto quella del magnum a 29,90 euro. Il magnum equivale a due bottiglie e se ne prendo due spendo 17,80 euro, ma perché dovrei essere tanto pirla da spendere 12,10 euro in più per avere il magnum?

Se proprio non posso fare a meno (credetemi, si può vivere senza) di bere il Trento Doc base di Ferrari, se voglio regalarlo alla zia, all’idraulico che è venuto a farmi dei lavori urgenti e non ha voluto fattura, alla nuova vicina della casa di fronte appena arrivata, che sembra bona, ma non so se capisca di vino e quindi mi guardo bene dall’offrirle Champagne, ne compro tre bottiglie in offerta e spendo 26,70 euro e risparmio due euro e 20.

Valle a capire le strane offerte dei bollicinari e della GDO. Avete riso un po’? Allora intonate con me, siamo o non siamo l’Italia un po’ stracciacula pizza e mandolino, dove le annunciate crisi di governo finiscono a tarallucci e vini? una canzone napoletana, Funiculì funiculà:

Jammo, jammo,
‘ncoppa jammo ja’…
Jammo, jammo,
‘ncoppa jammo ja’…
Funiculí – funiculá,
funiculí – funiculá…
‘Ncoppa jammo ja’,
funiculí – funiculá….

Per concludere uno slogan: a euro 8,90 il prezzo non incanta, la cantina è piena e tutta la notte canta… Salutamme’ paisà! Trento Doc o Franciacorta Docg, questa o quella (denominazione) per me pari sono…

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Nevio
Nevio
10/12/2020 20:13

Qualcuno le ha fatto notare che ci sono champagne a meno di 10 euro. Perche non li citiamo nell articolo?

Nino Rocca Felicin
Nino Rocca Felicin
11/12/2020 09:34

Beh ma nella teoria classica economica questo è semplicemente un aggiustamento portato da un eccesso di offerta e di un riposizionamento causato dalla domanda debole e permesso da costi di produzione bassi (non si possono imputare al costo gli ammortamenti dei prezzi dei terreni che nella stragrande maggioranza dei casi sono stati comprati a prezzi lontani dalle quotazioni attuali o ereditati). Dio bono, si sono sentiti tutti dei manager di successo ma hanno avuto come aziende agricole un sacco di vantaggi, le politiche dei prezzi hanno seguito più l’ego dei produttori che valutazioni effettive di mercato o studi seri di sostenibilità di filiera

Alessandro
Alessandro
05/01/2021 12:18

Caro Ziliani, si è mai chiesto perchè il Dom Perignon, mica uno qualsiasi (cito questo champagne visto che lei schifa qualsiasi cosa sotto una certa cifra, roba da pezzenti insomma) vende le bottiglie Magnum Vintage ad un prezzo variabile tra i 450 e 500 €, mentre la 0,75 cl viene venduta a 170 € ? Ecco, se lo chieda, anzi si informi, poi forse riuscirà a rispondere alla sua bislacca domanda sul perchè un idiota dovrebbe comprare un Magnum di Ferrari a 28 € quando la 0,75 cl costa 9 €.

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