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Giramenti di... bolle

Io compro italiano, un’iniziativa, vagamente autarchica, che la Meloni si poteva risparmiare

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E io, di destra come e forse più di lei, continuerò ad invitare a bere Champagne

Sono uno di quegli italiani che per storia personale, formazione politica e culturale, vicinanza di idee e senso di appartenenza ad una comunità umana, se domani potessimo andare finalmente a votare, per mandare a casa e consegnare all’oblio questo sciagurato sgoverno rosso-giallo, (discorso che naturalmente vale anche per quello, altrettanto fetido, quello giallo-verde, che l’ha preceduto), con ogni probabilità, turandomi montanellianamente il naso, voterei, come male minore, Fratelli d’Italia.

Questo nonostante l’accento insopportabilmente capitolino della sua leader (la mia vera leader si trova in Francia ed è quella splendida patriota che corrisponde al nome di Marine Le Pen, altra classe, altre idee, altra cultura), un personale politico che reputo di scarso valore, un radicamento soprattutto al centro sud e non nel mio nord dove, purtroppo, continua a dominare nelle preferenze, secondo i sondaggi, quel demagogo incolto e trucido di Salvini.

Con questi presupposti e la mia pluridecennale collocazione a destra (da ragazzo fui direttore di Radio Nuova Bergamo, 103.3, che trasmetteva dalla sede di Bergamo del Movimento sociale italiano in via Locatelli, e poi per anni ho scritto, di cultura e musica classica, sull’organo di quel partito che manca a tanti italiani come me, il Secolo d’Italia) e la mia totale indifferenza, me ne frego!, verso eventuali accuse di essere “fascista” che questa premessa mi porterà, non posso di certo essere tacciato di essere di sinistra (sono talmente a destra che finisco puntualmente a sinistra e con gente di sinistra, persone intelligenti, vado più d’accordo che con berlusconiani e legaioli…) quando dico che giudico demagogica e ridicola l’iniziativa, di cui ho letto qui e qui, annunciata nei giorni scorsi dalla leader dell’unico partito di destra che sia presente nel parlamento italiano.

Leggo trattarsi di “una campagna natalizia pensata appositamente per supportare le attività commerciali italiane, vessate dalla pandemia di Covid-19 e travolte in pieno dalle misure di contenimento anti contagio decise dal governo giallorosso”. Una campagna dal titolo emblematico: “Compra italiano, compra locale. Un Natale tricolore è un Natale solidale”.

L’intento sarebbe quello di rilanciare l’economia dell’Italia in un periodo dell’anno in cui, solitamente, gli affari vanno a gonfie vele. Leggo che la campagna natalizia di Fratelli d’Italia che durerà fino a Natale prevede che militanti e simpatizzanti di FdI allestiscano gazebo “in tutte le città italiane nelle vie centrali e più frequentate per gli acquisti natalizi. Tutti coloro che avranno acquistato un prodotto fatto in Italia, e comprato in un negozio di vicinato, potrà andare nei gazebo dove l’oggetto sarà impacchettato con una originale carta regalo che ripoterà la scritta della campagna “compra italiano, compra locale”.

La Meloni ha dichiarato: “Compra italiano, compra locale è una campagna di Fratelli d’Italia per invitare i nostri connazionali a comprare per questo Natale prodotti italiani e a comprarli nei negozi di prossimità. Questo significa difendere le nostre aziende, la nostra identità e i posti di lavoro di milioni e milioni di famiglie italiane”.  

Nobile l’intento, ma iniziativa di fatto demagogica che ricorda, molto ma molto in piccolo, la differenza tra i due personaggi è abissale e ingenerosa, le campagne autarchiche del cavalier Benito Mussolini, quando invitava gli italiani a boicottare ogni prodotto straniero, a bere karkadé invece di thé, il surrogato Okebon al posto del caffè, a consumare prodotti rigorosamente italiani.

Perché quando lanciava queste campagne, l’Italia era colpita dalle inique sanzioni, il Duce del fascismo cercava, tra mille errori e ingenuità e cazzate gigantesche, le discriminazioni razziali nei confronti degli ebrei e l’alleanza con Hitler che portò alla sciagurata decisione di dichiarare guerra alle potenze occidentali, con i risultati tragici di cui si legge nei libri di storia, e che sono nella memoria di tutti gli italiani, di forgiare una nuova Italia e nuovi italiani e quindi la scelta di boicottare i prodotti francesi, inglesi, americani era conseguente e naturale.

Nel caso della Meloni, però, le circostanze storiche sono completamente diverse, da combattere e far cadere è solo il governo di una marionetta con la pochette e di forze politiche che sono o dilettanti cialtroni allo sbaraglio o eredi del Partito comunista, i veri nemici sono il mondialismo ed il potere della finanza internazionale, la globalizzazione, e, anche se l’Europa di Bruxelles rappresenta, a sua volta, un aspetto di un’offensiva forsennata contro i popoli occidentali, le loro culture, la loro indipendenza, oggi viviamo, dei gratias, in un’epoca in cui fa parte del nostro sistema di vita consumare global e non solo local.

Un’epoca in cui, ancora dei gratias, viaggiamo (viaggiavamo prima che scoppiasse questo dannato coronavirus, vero “pericolo giallo” dei nostri giorni) in Europa e nel mondo, nei nostri negozi troviamo in vendita anche formaggi e vini e biscotti francesi, burro tedesco o austriaco, birre di ogni provenienza, salmone norvegese, angus beef inglese, agnello irlandese o della Nuova Zelanda, e l’elenco potrebbe continuare.

Quando vedo Giorgia Meloni invitare ad una sorta di autarchia natalizia, con nobili intenti, perché aiutare le aziende italiane è di certo una priorità, mi verrebbe voglia, da giornalista libero, che non ha padrini né padroni, di chiederle se la sua autovettura sia italiana, francese o tedesca, se non ha mai utilizzato in vita sua per gli acquisti quella benedetta invenzione (americana) che è Amazon, se in casa sua circoli solo birra italiana e non anche tedesca, olandese o danese, se lei beva solo Prosecco o Franciacorta o invece non abbia mai acquistato e stappato Champagne. Se lo smartphone che usa sia fabbricato in Italia o non invece negli Usa, in Cina o Corea del Sud.

Vorrei chiederle, visto che dice di essere una patriota italiana, perché per le sue esternazioni usi social, invenzione e proprietà yankee e non italica, come Facebook, Twitter, Instagram. E avrei altre domande sicuramente da farle, ad esempio, perché imbarchi nel suo partito furbi transfughi da altre formazioni che hanno trascorsi e pedigree raccapriccianti…

Per concludere, io che mi sento italiano e di destra quanto lei, ma forse essendo nato a Milano e non a Roma sono portato a pensare europeo e mi sento cittadino europeo, e non abitante di Trastevere o der Tufello o della Magliana, su questo blog continuerò a scrivere anche di bollicine tricolori, ma, proprio perché amo la qualità e sono dannatamente filo francese, continuerò a stappare Champagne e suggerire ai miei lettori, portafoglio permettendo, di fare altrettanto. E magari, se capita, anche vins de Bourgogne, Bordeaux, Cote du Rhone, Provence, Loire, Languedoc, Jura, Alsace. Dell’Australia e della Nuova Zelanda e della Spagna.

Se facendo questo io passerò agli occhi di qualche trinariciuto nazionalista, di qualche aficionado della Meloni come un traditore, come un esterofilo, beh, francamente, lo ripeto, me ne frego. A’ votre santé!

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Nevio
Nevio
13/12/2020 10:16

Ziliani, lei beve champagne perche non lo paga. Suvvia.

Riccardo
Riccardo
13/12/2020 10:38

Comprare italiano significa anche fare si che vengano pagate tasse allo stato italiano che poi vengono usate per pagare le nostre pensioni, il nostro servizio sanitario, la nostra pubblica sicurezza.
Questa è l’unica scelta politica che mi sento di applaudire di Giorgia meloni. Una che, giova ricordarlo, ha lo.zoccolo duro dell elettorato tra i sindacati e i dipendenti pubblici laziali. Contento lei…

Giancarlo
Giancarlo
13/12/2020 18:33

L’autarchia non ha mai portato da nessuna parte, le pensioni si pagano soprattutto con le tasse di chi investe e vende con successo all’estero e di tutta la filiera che ne deriva. Ho sempre considerato patetici i sostenitori del comprare solo nazionale: guardino da dove arrivano i loro tablet, smartphone, auto ecc ecc…Sig Franco, venerdì sono arrivate due bute di Oeil de Perdrix di Vesselle: i miei ultimi acquisti, recentemente è arrivata una buta di Pure Santorini. Ma da parecchi anni non mancano mai Dolcetto e Barbaresco Rivella o Blanc de Morgex di Celegato. Si fa così! A chi le dice che beve Champagne solo perché non lo paga auguro BollaCiao del suo amico Farinetti fino al resto dei suoi giorni.

Enrico
Enrico
13/12/2020 22:23

Se anche dall’estero cominciassero a consumare solo loro prodotti locali, noi non esporteremmo più le nostre eccellenze alimentari e sarebbe veramente la fine.

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