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Degustazioni

Trento Doc Extra Brut riserva Vervé 2013 Roverè della Luna

Pubblicato

il

  • Denominazione: Trento Doc
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Pinot nero, Pinot bianco, Chardonnay
  • Giudizio: 4.5
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Che verve questo scintillante Vervé !

Devo proprio dire grazie a due persone se oggi mi trovo nella fortunata condizione di parlarvi di questo Trento Doc, un’assoluta sorpresa, uno dei migliori Trento tra i tanti che ho assaggiato quest’anno. Un bel numero, visto che solo lo scorso 5 ottobre, in una entusiasmante degustazione maratona nel cuore della bellissima e civile città del Concilio, ne ho degustati, divertendomi, non sentendo mai la fatica, trovando una marea di vini buoni, ben 77…

Delle due persone vi posso fare solo il nome di una, Mario Federzoni, champagnista in servizio permanente effettivo, visto che ne importa di eccellenti, come quelli di De Venoge, Bolieu, Pierre Legras, Morel, con la sua società Première Italia, e sulle bollicine che ci fanno tomber amoureux, proprio come le belle donne, ha scritto fior di libri. Mario accanto agli Champagne, a sparkling wines internazionali, anche quelli del Sud Africa di Graham Beck, ha selezionato e distribuisce una serie di metodo classico italiani e di recente ha introdotto questo che tra poco vi andrò a decantare.

Della seconda persona vi mostro solo il volto, splendido, dolcissimo, da guardarla e rimanere folgorati con un coup de foudre, e vi basti dire che è una export manager che lavora da tempo nel campo del vino, parla cinque lingue, abita in una città veneta dove è nato il Pandoro e dove Giulietta ciacolava d’amor con il suo Romeo, e che è stata lei, è una mia lettrice (io vorrei tanto che diventasse anche altro, but impossible dream…) e partecipando qualche mese fa ad un evento bollicinoso organizzato da Federzoni nella sua città si imbatté in questo Vervé e ne rimase folgorata. Come io di lei, tanto che le ho chiesto, cosa che ha fatto spiritosamente, di fare il video di presentazione del mio nuovo blog, che vi invito a guardare qui.

È una export manager bravissima, che in questo momento della propria vita ha deciso di cambiare e di aprirsi a nuove esperienze lavorative, tanto brava che se io avessi un’azienda e volessi conquistare nuovi mercati (a me basterebbe conquistare lei…) non esiterei un attimo a metterla sotto contratto. Diciamo che si chiama con un nome beethoveniano e che assaggiato quel Trento Doc Extra Brut me l’ha segnalato dicendomi “devi provarlo”.

E poiché davanti ai desiderata di cotanta beltade io mi metto sull’attenti e obbedisco, mi sono affrettato a chiedere a Mario, mandami una buta di Vervé, è un ordine! E Mario, che è un amico, e quest’anno mi ha mandato da assaggiare diverse cose buone di cui ho scritto e che aspetta pazientemente che provi un abbinamento a suo avviso geniale, a mio, almeno sulla carta, da manicomio, ovvero acciughe del Cantabrico sposate ad un grande Maury di Mas Amiel, me l’ha inviato e finalmente oggi (dapprima ero stato tentato di stapparlo degustandolo insieme ad un Trento Doc di Rotari in svendita a 7,90 euro, poi mi sono detto, perché rovinarmi il palato?) l’ho stappato.

E per dirla con Mozart e la divina Cecilia Bartoli, Exultate, jubilate! Perché ci troviamo di fronte ad un grande Trento Doc, che se voi siete dei ristoratori o enotecari e voleste seguire il mio consiglio di metterlo in carta paghereste solo 16 euro più iva.

È una vita che non assaggio i vini di questa cantina sociale, fondata nel 1919 da 24 viticoltori, con sede dapprima a Salorno poi a Roveré della Luna, località dove sono passato un sacco di volte quando non avendo fretta e dirigendomi verso il Süd Tirol percorrevo la strada divertente, tutta curve, che da San Michele all’Adige mi portava fino a Malgré, borgo reso immortale da un genio, Alois Lageder, e poi lungo la Weinstrasse fino a Bozen.

Però a Roveré mi legano bellissimi ricordi, perché nativa di quel borgo è una cara dolce amica che non vedo da anni, Monica Casatta, per anni bravissima ufficio stampa interna della Cantina di Mezzacorona – Rotari, quando il suo boss era il mitico Fabio Rizzoli.

Due parole sull’azienda. La Cantina di Roveré della Luna Aichholz è una cooperativa, con 270 soci conferenti. Ogni socio è titolare della propria azienda agricola. Dal 2015 ne è presidente Diego Coller, direttore generale l’enologo Corrado Gallo, coadiuvato dal tecnico di cantina Carlo Alberto Gasperi, che cura la vinificazione e l’affinamento dei vini, nonché dal tecnico viticolo Oliviero Sandri che segue, con criteri ispirati alla salubrità ed ecosostenibilità, l’aspetto agronomico delle produzioni.

E ora veniamo al Trento Doc Vervé, Extra Brut riserva 2013, la cui verve mi ha colpito tanto oggi. Si tratta di una cuvée composta per il 50% da Pinot Nero, e per il 25% ognuno da Pinot Bianco e Chardonnay. Uve provenienti da vigneti del conoide di Roveré della Luna, dell’alta Val di Cembra e della collina ad est di Trento, terreno di origine calcarea sul conoide di Roveré della Luna, di origine porfirica in Val di Cembra e ricco di scaglie di calcare marnoso sulla collina di Trento. Resa per ettaro 70 ettolitri, e una vinificazione che prevede che il mosto fermenti in barriques e tonneaux di rovere francese dove rimane in affinamento fino alla primavera successiva. Seguono le fasi di assemblaggio e rifermentazione in bottiglia. La maturazione sui lieviti si protrae per oltre 60 mesi.

A me questo Vervé di una Cantina cooperativa che, come tutte in Trentino, orbita nella galassia Cavit ha fatto pensare, come stilistica, ai Trento Altemasi o un Graal della cantinona di Ravina diretta con polso da lider maximo di stampo cubano da quel grande manager (che è meglio non farsi nemico, altrimenti si rischia grosso, chiedere a Toblino…) che è il lombardo Emilio Zanoni.

Buono buonissimo, elegante, con la freschezza delle migliori bollicine di montagna targate Trento Doc, ma con una complessità, una ricchezza, un’armonia davvero degne di una grande bollicina made in France. Non in Bourgogne, Alsace, Limoux, mais, ça va sans dire, en Champagne.

Colore paglierino oro intenso squillante, perlage fine e continuo, naso solare, maturo, avvolgente, di grande presa e intensità, con note di frutta esotica, frutta gialla (mela della Val di Non) un tocco di pasticceria, di frutta secca non tostata e un filo di miele.

Bocca ampia, ricca, carnosa, di notevole consistenza e buona ampiezza, nerbo saldo, gusto ben strutturato con bollicine fini e croccanti non aggressive che accarezzano il palato, ha cremosità e grassezza ma grande freschezza, armonia ed equilibrio.

Una sorprendente eleganza e complessità, una piacevolezza assoluta, uno charme pari quasi a quello della misteriosa Donna veronese decantata in esordio. Perbacco che vervé questo Vervé! Secondo il mio modesto parere, a star is born

Attenzione!: Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Antonio
16/12/2020 10:20

Da degustare assolutamente durante il mio prossimo viaggio italico!

Giacomo
Giacomo
04/01/2021 09:11

Per meglio tessere le lodi di questa bollicina del 2013, piu’ che il presidente di oggi servirebbe nominare chi era il presidente al tempo del Verve’ riserva, che dal 2011 al 2014 era L’ enologo Rossi Giacomo, titolare oggi di cantina Zehnhof a Rovere’ della Luna.

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