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Bollicine... a tavola

Metodo classico Rosé 2017 Lamorémio Benanti

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Un diamante grezzo dalla spalla acida imponente

Lo so bene che avevo promesso di non pubblicare articoli su metodo classico italiani, a meno di folgorazioni celesti, prima del 2022, ma poiché simpaticamente l’amico Renato Gangemi, sommelier AIS e titolare dell’enoteca Vin-canto di Zaffarana Etnea, (che raccomando a tutti coloro che amano come me i vini della Muntagna e non hanno la possibilità di procurarseli là dove vivono) letta questa promessa mi ha fatto sapere che in caso di mancata pubblicazione avrei ricevuto la visita di compare Turiddu e di un certo Badalamenti, e immagino che non sarebbero venuti a trovarmi per parlare della filosofia di Schopenhauer, ecco subito spazio all’articolo che Renato ha dedicato ad una fresca uscita, il Metodo classico Rosé Lamorémio di Benanti, nome simbolo dell’affascinante panorama del vino della Muntagna, il fiammeggiante vulcano chiamato Etna.

Buona lettura e baciamo le mani Renato…

L’abitudine al buon bere, per fortuna, non sente ragioni. Come le emozioni che si fa fatica a controllare o i gesti quotidiani ai quali non è possibile rinunciare, anche se condizionati dalla pandemia mondiale che ci ha colpiti, ci troviamo pur sempre in un periodo denso di festività. Pertanto nulla fermerà noi, amanti del vino, dallo stappare numeri imprecisati ma mai impressionanti di bottiglie di spumante e non solo.

La passione per l’Etna, i suoi vigneti e di conseguenza i suoi vini ci portano oggi a conoscere un nuovo Metodo Classico prodotto sul vulcano. Un dono natalizio gradito dalla Muntagna. Dati per certi e verificati i lusinghieri risultati ottenuti dalle bollicine etnee, con una crescita di produzione nel 2020 del 30%, va rilevato che al momento la DOC riconosce come etichettabili “Etna” solo gli spumanti in versione blanc de noir, prodotti da Nerello Mascalese; la tipologia blanc de blanc, prodotta da Carricante, è in fase di discussione per l’inserimento nel disciplinare.

La storia degli spumanti metodo classico attorno al vulcano è antichissima; già sul finire dell’Ottocento, il Barone Spitaleri produceva il primo “Champagne” dell’Etna. Dal 1990 in poi, varie cantine portano alla ribalta i Metodo Classico etnei. Apripista è decisamente Murgo, con le sue varianti di Murgo Brut, poi la Cantina Russo con i suoi MonPit e la cantina Nicosia con i Sosta Tre santi.

I due vitigni principali autoctoni etnei, il nerello mascalese ed il carricante si prestano benissimo alla spumantizzazione; le uve vengono raccolte anticipatamente, rispetto alla normale vinificazione, per mantenere un’acidità più accentuata.

Oggi i brut prodotti sull’Etna sono almeno una ventina. L’ultimo nato, appena degustato ed a mio avviso degno di essere raccontato su questo blog, in quanto piacevole sorpresa, è figlio di una delle cantine che ha fatto la storia sull’Etna: Benanti.

L’Azienda è conosciuta in tutto il mondo per le etichette Pietramarina, Rovittello e Serra della Contessa e produce già da tempo un metodo classico blanc de blanc da uve Carricante, il Noblesse. Appena il mese scorso è stato presentato un metodo classico brut rosè da nerello mascalese, Lamorémio.

L’accento, accuratamente spostato senza per questo spoetizzarne il nome, ripreso da un amato ed antico rosso di famiglia ormai fuori produzione, non è l’unica attenzione dedicata a questo prodotto. Le uve di varietà Nerello Mascalese provengono da vigneti posti sul versante sud, ad altitudini piuttosto elevate. La felice esposizione consente a questi terreni di essere baciati dal sole per quasi l’intera giornata. Le grandi escursioni termiche tra il giorno e la notte e la ventilazione quasi continua chiudono il cerchio delle caratteristiche uniche appartenenti a questi vigneti vulcanici.

L’impianto non supera i venti anni di vita ed è collocato tra i 700 e i 750 metri di altitudine. In cantina, dopo la raccolta rigorosamente manuale, il vino viene lasciato sui propri lieviti fino alla primavera successiva, per poi iniziare l’affinamento su lieviti selezionati per 24 mesi. Poi riposa per ulteriori 3 mesi prima di essere messo in commercio.

La curiosità del test aumenta non appena Lamorémio si spande nel calice. Rosa brillante, tendente al ramato, il perlage è fine e persistente. Al naso offre subito una succosa melagrana, seguita dalla rosa canina, dalla scorza di arancia, dal ficodindia e da gradevoli note di crostata con crema pasticcera e fragoline di bosco. Niente male davvero. Obbliga in fretta al sorso. Secco, potente, forse lievemente spigoloso ma sicuramente di gran carattere.

 

Diamante grezzo dalla spalla acida imponente, racchiude quella mineralità assiomatica e coerente, in perfetto equilibrio con un’eleganza spudorata, che ci si aspetta da un Etna fuori classe. Un’ eruzione da seguire nella sua evoluzione temporale. È un metodo classico abbinabile a tutto pasto, ma la brezza marina che emerge nelle note di fondo suggerisce il matrimonio d’amore con i crudi di pesce siciliani: primo fra tutti, un voluttuoso gambero rosso di Mazara. E che almeno a tavola, possano essere delle buone feste. Auguri a tutti!

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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