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Champagne che passione!

Champagne Cuvée 743 Jacquesson

Pubblicato

il

  • Denominazione: Champagne
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Chardonnay, Pinot noir, Pinot Meunier
  • Giudizio: 5
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Jacquesson, ou la qualité absolue…

Con quale Champagne chiudere questo 2020 nel corso del quale questo blog, ritornato a gennaio dopo una pausa di riflessione, ve ne ha proposti qualcosa come ben 49 trasformandosi quasi in un Lesmillesbullesblog?

Con una cuvée splendida e splendente di una Maison che ho amato d’istinto sin dalla prima volta che mi sono imbattuto in una sua bottiglia, subendo uno di quei coup de foudre enoici (quelli per le donne, soprattutto se parigine, ve li sconsiglio, possono avere effetti devastanti…), che quando ti capitano ti segnano e danno vita ad un legame forte e stretto con quei vini che ti hanno colpito e con chi li produce.

La Maison, che ha sede a Dizy, alle porte di Aÿ, è Jacquesson, un nome, una garanzia, fondata nel 1798 e diventata in breve tempo produttrice delle bulles preferite da Napoleone, che nel 1810, a seguito di una sua visita le conferì il più alto riconoscimento dell’epoca per un’impresa commerciale, una medaglia d’oro assegnata per “la Beauté et la Richesse de ses Caves”.

Una Maison di piccole e medie dimensioni, una produzione intorno alle 250.000 bottiglie, condotta dai fratelli Chiquet, Jean-Hervé e Laurent, che ho avuto il piacere di incontrare in diverse occasioni (una volta nientemeno che in Langa nel corso di un memorabile summit Barolo & Champagne) che elabora Champagne da uve provenienti in larghissima parte, intorno all’80% (il resto viene acquistato da vicini di vigna, cosa che consente di avere un controllo diretto della produzione e la consegna rapida di tutte le uve direttamente al locale di pressatura) dai vigneti di proprietà di 28 ettari, di cui 11 situati nella Côte de Blancs, ad Avize.

Le loro vigne sono situate in due differenti regioni della Champagne: un Grand Cru, Ay, e due Premier Cru, Dizy e Hautvillers, nella Grande Vallée de la Marne, dove hanno pendenze notevoli, sono orientate a est, sud o sud-ovest e dove la craie è sempre presente sotto strati di terreno più o meno profondi. L’altra, la Côte des Blancs, in due Grand Cru, Avize e Oiry, dove le parcelles sono orientate a sud pieno e dove la craie è sempre affiorante. Dizy e Ay sono a 49°04 di latitudine nord, Avize a 48°58.

La vinificazione avviene in grandi botti di rovere, il contenitore, a loro avviso, che meglio permette al vino di respirare e, usato più volte, permette anche di evitare l’aromatizzazione e l’assunzione di sentori estranei all’uva dovuta al legno nuovo. I fratelli Chiquet utilizzano anche dei demi-muid, fusti da 500 litri, ma solamente per bisogno o per lo stoccaggio di alcuni vins de réserve.

Le loro cuvée presentano un dosage molto basso (tutti i millesimati sono elaborati come extra-brut) scelta che preserva la finezza e la purezza del vino.

Lo Champagne di Jacquesson che ho scelto per chiudere, scrivendo, (domani sera almeno un altro o due partiranno), questo 2020, ripromettendomi di raccontarvi il prossimo anno non “solo” 50 ma almeno 80 capolavori del savoir faire champenoise (perché la vita a 64 anni diventa troppo breve per stappare solo buone bollicine, e occorre godere quelle grandi) è uno Champagne iconico dei fratelli Chiquet, è l’Extra Brut che porta un numero che aumenta ogni anno in etichetta, a partire dalla Cuvée 728, nato con la vendemmia 2000.

In questa serie che inizia con 728 e oggi è arrivata al 743 non vengono usati solamente i vini di riserva di ogni millesimo, ma addirittura l’assemblaggio delle Cuvèe precedenti; “siamo di fronte, quindi, a un vero multimillesimato. Uno Champagne che nasce da una piccola rivoluzione, da una filosofia che prende il vino come riferimento dell’annata, come specchio dell’andamento climatico della stessa. Una filosofia esplicitata alla perfezione nel retro dell’etichetta, dove ogni anno troviamo la percentuale di uve utilizzate, ma anche il diverso rapporto fra vino d’annata e vino di riserva.

Importato e distribuito in Italia, come tutte le altre cuvée di Jacquesson, da Pietro ed Emanuele Pellegrini (artefici in casa loro, in Toscana, nella Fattoria di Petrognano, a Montelupo Fiorentino, di un succoso e super beverino Chianti Superiore Meme 2019 che vi racconterò domani su Vino al vino) il 743, che su Callmewine viene via a 75 euro, è espressione di uve della vendemmia 2015 più vins de réserve, con le seguenti percentuali: Chardonnay 57%, Pinot Meunier 22%, Pinot Noir 21% e si affina 36 mesi sui lieviti. Le uve sono Chardonnay provenienti dal Grand Cru di Avize, Pinot Noir provenienti dal Grand Cru di Ay e dal Premier Cru di Dizy e Pinot Meunier dal Grand Cru di Oiry e dal Premier Cru di Hautvillers. La vinificazione prevede la fermentazione in grandi fusti di rovere con sosta sulle fecce fini e assemblaggio con vini di riserva per il 33%.

L’andamento dell’annata e della vendemmia 2015 fu impeccabile: “inverno e gran parte della primavera miti e piovosi, seguiti da un periodo secco, con picchi di calore fino a metà agosto. La stagione si è chiusa con alternanza di giorni freschi/umidi e caldi/secchi. La vendemmia è iniziata il 10 settembre ed è terminata l’ultimo del mese. La raccolta è stata molto omogenea, con grappoli sani e perfettamente maturi e con la giusta resa, con un buon livello di acidità”. 

Il risultato è impeccabile come sempre: colore paglierino oro leggermente tendente all’oro antico, perlage finissimo danzante nel bicchiere, naso compatto, di grande sostanza e impatto, con note di frutta bianca (pera e pesca), e pompelmo, accenni di nocciola fresca e pasticceria che aprono ad un’impronta iodata, super sapida, quasi ostricosa, leggiadra, tesa, con un leggerissimo accenno di ossidazione perfettamente maitrisée.

Bocca larga, ricca, vibrante di energia, con andamento verticale, diritto, nervoso e una suadenza e larghezza sul palato, una ricchezza di sapore, un perfetto bilanciamento di tutte le componenti che solo i grandissimi Champagne, i fuoriclasse, possiedono.

E con questa trionfante Cuvée 743 di Jacquesson, splendente esempio dell’inimitabile grandezza della Champagne, voglio salutarvi e ringraziarvi per aver seguito così in tanti Lemillebolleblog in questo 2020 che non dimenticheremo e augurare a tutti voi, ai vostri cari, tutto il meglio, tutto quello che sognate.

A’ votre santé e buon 2021 a tutte/i!

 

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Damiano
Damiano
02/01/2021 12:24

Già…in due parole: buonissimo e concreto. Nulla fuori posto, nulla lasciato al caso.
Tra l’altro, gentile Ziliani, ho notato un aspetto: a metà di una cena con (pochi) amici (molto) peccatori e molto (loro) spendaccioni abbiamo tirato un magnum di 743.
Siccome sul tavolo c’era ancora una ottima bollicina e che era stato contemporaneamente tirato un minaccioso e decisamente inopportuno magnum di Bricco Dell’uccellone, il magnum di 743 era stato lasciato scaldare un pelino di più in un angolino.
Ebbene…ha cambiato carattere in modo incredibile, non mi era mai capitato che una bolla cambiasse così.
Suadente, armonico, totalitario… anche la parte superiore delle guance ha capito ed apprezzato (non sono un tecnico ma quella zona viene interessata nella mia bocca solo da grandissimi bianchi lisci).
Mai successo prima, una gran bella sensazione.

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