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Champagne che passione!

Champagne Derrière le Mont Aigu n°12 Extra Brut Blanc de Blancs Pertois-Lebrun

Pubblicato

il

  • Denominazione: Champagne
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Chardonnay
  • Giudizio; 5
1

Una cuvée rare dalla Côte des Blancs per cominciare alla grande il 2021

Devo farmi perdonare, siamo arrivati a metà giornata del secondo giorno di questo promettente 2021 e non vi ho ancora proposto uno Champagne? Excusez moi Mesdames et Messieurs, provvedo subito con un grande Champagne di un domaine familial condotto dai due fratelli Clement e Antoine Pertois-Lebrun, vignerons nientemeno che in quel di Cramant nella Côte des Blancs. Un nome che basta evocarlo e ci si mette tutti in ginocchio.

Una cuvée rare e preziosa, prodotta solo in 3140 esemplari, che su internet potete trovare a 52,90 euro, in enoteca 60/70€, ottenuta da una vigna di Chardonnay piantata dal padre nel 1955, che in Italia è arrivata grazie alla selezione fatta da una donna che di Champagne ne sa e ne mastica, una vera Dame du vin, la comasca ora torinese di residenza Livia Riva, che con il suo compagno Fabio Gallo (vecchia lenza di quell’A.I.S. sui cui vertici è meglio mi taccia…) ha creato una piccola società denominata Atelier vini e cultura, che non solo importa Champagne, vini di Loire, Provence, Alsace, ma distribuisce fior di aziende come Scarzello, Trediberri Nicola Oberto, Palladino e Sobrino in Piemonte, Ballabio in Lombardia, Kuenhof e Franz Gojer in Süd Tirol, Canalicchio di Sopra e Poggerino in Toscana e il mio amico Pino Cianciulli in Campania.

Qualche notizia sul domaine dei  due frères Pertois-Lebrun. La famiglia ha espresso vignerons e élaborateurs de champagnes intimamente legati alla Côte des Blancs dai primi del Novecento, e appare come marchio autonomo nel 1955, con Paul Pertois vigneron à Cramant, e Françoise Lebrun vigneronne au Mesnil-sur-Oger, ai quali ha fatto seguito una delle tre figlie, Odile.

Clément e Antoine rappresentano la quinta generazione di vignerons e dopo aver vissuto in quel posto magico che è la Provence hanno sentito il richiamo delle radici e hanno fatto ritorno alla base. Dapprima Clément, che ha raggiunto la zia Odile nel 2004, con la “mission” di rivalutare il terroir e svelare l’identità dei vini dei lieux dits di proprietà e poi il fratello minore Antoine nel 2013, lasciando un’avviata attività professionale di consulente in quel paradiso che è Paris.

Clément e Antoine esprimono con parole bellissime il senso del loro lavorare insieme: “l’unione fraterna è la nostra forza, la complementarietà delle nostre personalità le assicura lunga durata. Clément, l’idealista, incarna la terra e le radici del domaine, Antoine, il razionale, dimostra le sue ramificazioni e l’apertura verso il mondo esterno. Insieme condividiamo la stessa visione del mestiere di vigneron: i nostri gesti quotidiani sono il prolungamento della Natura e noi stessi li compiamo per dare un’anima ad un prodotto vivo. Questo procedimento ci trascende.

Al di là delle convinzioni personali si rivolge alle generazioni future, attiene alla nostra responsabilità trasmettere questa eredità fragile e preziosa. Oggi le nostre motivazioni e il nostro impegni sono inalterati: noi perpetuiamo una tradizione familiare instillando la nostra personale sensibilità per offrirvi il frutto del lavoro di due fratelli e di numerose vite”.

I due fratelli controllano 9 ettari  e mezzo distribuiti nei villages di Cramant, Le Mesnil-Sur-Oger, Chouilly, Oger, Oiry, classificati Grand Cru nella Côte des Blancs, nove ettari e mezzo che comprendono qualcosa come 44 parcelles.

Loro praticano una viticoltura che definiscono “eco-responsabile”, che favorisce la vita vegetale e microbiologica dei suoli e diminuisce il vigore e la resa delle vigne. Privilegiano i trattamenti biologici e l’aromaterapia, trattamenti e decotti di origine naturale che rinforzano le difese naturali della vite. Niente insetticidi e erbicidi, lavorazione dei suoli meccanica e inerbimento naturale in vigna. Queste pratiche si ripercuotono favorevolmente sulla qualità delle radici ed esaltano le sfumature aromatiche e la franchezza minerale dei suoli.

Dal 2019 la Maison ha ricevuto il certificato di Haute valeur Environnementale et Viticulture Durable en Champagne. Nessun interventismo nemmeno in cantina, per preservare l’anima e l’identità di ogni vino, che viene affinato per nove mesi sui propri lieviti fini senza filtrazione né collage. Le vinificazioni avvengono in cemento, acciaio, in grès e fûts de chêne.

La cuvée che vi consiglio spassionatamente senza alcuna esitazione si chiama Derrière le Mont Aigu n°12 ed è la seconda cuvée parcellaire della collection Les Fidèles, espressione dell’omonimo lieu dit, Chardonnay 100% della vendemmia 2012, vino che ha visto la fermentazione malolattica, un élevage sui lieviti fini durato dieci mesi in acciaio, tirage nel luglio 2013 e sei anni di affinamento sui lieviti. È un Extra Brut con un dosaggio di due grammi litro.

Io l’ho gustato, in compagnia della mia ex moglie (ebbene sì, quella santa mi sopporta ancora) un paio di giorni prima di Natale ai tavoli del Carroponte del pirotecnico patron sommelier Oscar Mazzoleni a Bergamo, pranzo divertente perché ad un tavolo vicino c’erano due amici barolisti, Rodolfo Migliorini e Federico Ceretto, e di Champagne siamo poi finiti a berne altri tre (un bicchiere di Krug, un memorabile Délamotte 2008 e sempre di quell’annata un magnum di Winston Churchill Pol Roger), e l’ho trovato Champagne di grande integrità, personalità, vitalità ed energia.

Colore paglierino oro squillante, perlage fine e continuo, un naso dove gli aromi di gesso e un’impronta minerale la fanno da padrone, con sfumature di fiori bianchi, agrumi, sale, pietra e nocciola fresca a comporre un insieme di grande eleganza e leggerezza.

Bocca viva, cremosa, di grande tensione, con bolle croccanti sul palato, molto sapido, diritto, pietroso, incisivo e verticale ma dotato di una grande suadenza cremosa.

Noi l’abbiamo abbinato a degli scampi e gamberi crudi e ad un uovo con tartufo bianco di Langa cadeau di amici barolisti (grazie Valter e Nadia!), ma per gli amanti dei mariages più ricercati segnalo che la Maison ne consiglia questi abbinamenti: poissons et fruits de mer, une aiguillette de St Pierre et crémeux de Chaource à l’huile de noisette, un carpaccio de Saint-Jacques, fleur de sel et mousse de pomme granny, un simple tartare de saumon à l’aneth ou encore un filet de bar et coquillages au lait de coco.

Pas mal, Mesdames et Messieur pour commencer bien cette année, non?

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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