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Champagne che passione!

Champagne Extra Brut Blanc de Noirs Terre d’Illite 2015 Moussé fils

Pubblicato

il

  • Denominazione:: Champagne
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Meunier, Pinot noir
  • Giudizio: 5
1

Un’ennesima dimostrazione della grandezza del Meunier

Povero (Pinot) Meunier, nel mondo Champagne, nei discorsi di chi pretenderebbe di sapere, ma in realtà non sa un tubo, finisce spesso con il fare la figura del brutto anatroccolo, del tipo limitato e un po’ goffo, non dico lo scemo del villaggio ma quasi, tra l’eleganza fiammeggiante degli Chardonnay, soprattutto quelli supremi della Côte des Blancs, e la potenza, a volte un po’ mascolina, dei Pinot noir.

Le cose non stanno così, provate a dirlo ad un fuoriclasse come Jerome Prevost, che dai 3 ettari scarsi del suo domaine La Closerie tira fuori cuvée da sogno (che quel rabdomante della Champagne di un Bepi Mongiardino alias Moon Import distribuisce in Italia) o ai miei amici Coulon, con il Meunier fanno cose egregie, soprattutto in Rosé, ma il Meunier che pure, dati freschissimi forniti dalla gentilissima Julie Busson che ha da poco preso il posto dell’ottimo Thibaut Le Mailloux (passato alla Gosset) come responsabile comunicazione al Comité Champagne, conta su un 31% degli ettari vitati in Champagne proprio come lo Chardonnay (10.516 ettari contro 10.523, mentre il Pinot noir assomma 13.120 ettari pari al 38% delle superfici vitate).

Il Meunier, dicevo, a volte mi ricorda quel personaggio di uno dei tanti capolavori di Charles Aznavour, Et moi dans mon coin (E io tra di voi) che finisce con il fare la parte del terzo incomodo, perdente, tra un nuovo lui vincente e una lei un po’ stronza che ha deciso di cambiare uomo. Cosa che le “infide femmine” (come amava definirle l’indimenticabile barolista Beppe “Citrico” Rinaldi) sanno fare, con suprema perfidia.

Io amo il Meunier, il cui fascino mi ricorda quello delle donne un po’ curvy, burrose, molto rotonde, da “percorrere” curva dopo curva, il cui charme (avendone frequentata una “molto da vicino” parlo con cognizione di causa) e il cui sex appeal sono incredibili anche se non hanno la silhouette perfetta delle modelle. O di certe magroline stinche, se mi è concesso evocarle, pensando ad una un po’ permalosetta based in California…

Ultimo coup de foudre champagnoso per un Meunier quello per un Extra Brut (la tipologia che forse amo di più), dove il Meunier si accompagna ad un 5% di Pinot noir, importato anche questo da Moon Import di Genova, il Blanc de Noirs Terre d’Illilte 2015 del Domaine Moussé Fils che si trova nel villaggio di Cuisles, una famiglia di vignerons da secoli, 12 generazioni di viticoltori dal 1629, nel cuore della Vallée de la Marne.

Qualche breve notizia sull’azienda. Nel 1923 “Eugène Moussé, bisnonno di Cédric, fu il primo a produrre uno champagne con il proprio nome. Nel 2000 Cédric, appena diplomato al Liceo agrario di Avize, iniziò a fare varie esperienze, tra le quali la più significativa fu presso la cantina sperimentale del CIVC, Comitato Interprofessionale dei Vini di Champagne. Nel 2003 gli venne proposto di dirigere questa cantina, opportunità prestigiosa per un giovane come lui, ma Cédric decise di rientrare alla Maison e di lavorare con il padre, Jean-Marc. “Dal 2003 al 2007, dice Cédric, papà mi chiese di occuparmi delle vigne, non mi voleva in cantina! Cuisle e i villaggi vicini sono unici e mi mancava la comprensione di quei differenti terroirs.

Nel 2005 Didier Gimonet e Jean-Pierre Vazart chiesero a Cédric di entrare nel Club Trésors de Champagne e Cédric accettò a condizione che gli fosse permesso di elaborare uno Special Club di solo Pinot Meunier e da allora il Club accettò anche tutte le annate successive. Nel 2007 padre e figlio costruirono la loro nuova cantina: “L’aspetto più importante era il rispetto della natura. Il 70% dell’acqua utilizzata proviene da una sorgente ed è riscaldata utilizzando pannelli solari. Metà della cantina è interrata e un sistema geotermico automatico conserva la temperatura costante a 12 gradi. Abbiamo la prima cantina in Champagne che abbia utilizzato questo sistema.” Nel dicembre 2013 Jean-Marc perì in un tragico incidente e Cédric iniziò con la sua prima vinificazione da solo”.

Questo Blanc de Noirs Extra Brut prende il nome dalle argille verdi chiamate appunto ”Illite” di cui è formato il suolo e che nei periodi secchi è il solo dove l’umidità persiste, fa fermentazione malolattica, si affina 50 mesi sui lieviti e dosage di un grammo e mezzo. Nei vigneti, Cedric Moussé pratica la viticoltura biologica, utilizzando infusi a base di erbe che agiscono come “vitamine” per le viti, colture di copertura, zero pesticidi e dosi minime di metalli pesanti come il rame. La nuova cantina, completata nel 2012 è moderna ed ecosostenibile e Cedric Moussé vinifica quasi tutti i suoi vini esclusivamente in vasche d’ acciaio, con l’eccezione di una piccola quantità di Meunier destinato al suo Rosé.

Il mio campione è stato imbottigliato nell’aprile 2016 e la sboccatura risale al 5 marzo 2020. Di questo Extra Brut Blanc de Noirs Terre d’Illite 2015, che potete acquistare online a 55 euro qui e a 50 su Passione vino, posso dire solo bene. Finita la bottiglia ho rimpianto che non fosse un magnum…

Colore oro antico, splendente di mille riflessi, perlage finissimo e continuo, naso intenso, caldo, avvolgente, con note di frutta secca, marzapane, ananas, frutti rossi in evidenza a formare un bouquet ricco e goloso.

Ampio e carnoso al gusto, pieno, intensamente e sensualmente vinoso, largo e succoso, di grande impegno e soddisfazione, con persistenza lunga e pienezza di sapore, grande equilibrio e bevibilità.

Evviva il Meunier, adorabile cugino di provincia della Champagne!


Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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