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Metodoclassicisti italici, arrendetevi. Voi arrancate, il Prosecco trionfa

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Cambiate i disciplinari, via Chardonnay e Pinot nero e datevi alla Glera…

Inutile lottare, cari produttori di metodo classico italiani, cari “spumantisti” che vi fate un “mazzo” tanto lavorando duramente in vigna, limitando le rese, e poi, stupidi che non siete altro, invece di scegliere il più rapido e redditizio metodo Martinotti / Charmat, i vini prodotti in tempi veloci in autoclave, vi ostinate ad utilizzare la tecnica, così antica, così poco in linea con i mala tempora che currunt, con la logica del business ad ogni costo, della rifermentazione in bottiglia. Quella che una volta anche voi potevate chiamare méthode champenoise ma poi, dopo che i francesi, che non sono gli ultimi pirla del caso, l’hanno rivendicata come terminologia ad uso e consumo solo della Champagne, siete stati costretti a definire metodo classico.

Inutile che vi ostiniate a lasciare le vostre bottiglie di pregiati “spumanti”, 18-24-36-48 mesi e più sui lieviti in cantina, su quei cavalletti comici che sono le pupitres, con investimenti e costi importanti, inutile che pensiate di aggredire i mercati, quello interno e quelli internazionali, con i vostri Franciacorta Docg, Trento Doc, Alta Langa Docg, Oltrepò Pavese Docg, Alto Adige Sekt.

Lo sapete benissimo, e se ne sono accorti anche i consumatori, e qualche osservatore non zerbinato che non si accoda al coro scemo secondo cui “tutto va bene madama la marchesa”, che le cose, e non solo per colpa del coronavirus partito nel 2020 e ancora qui bastardamente tra noi, non vanno bene. Che fate fatica, che tante cantine sono strapiene e molti di voi sono costretti, obtorto collo, a calare le brache, pardon, i prezzi.

Questo blog ha testimoniato (e in tanti altri casi ho avuto pietà, ho preferito non infierire) tanti fenomeni chiari e preoccupanti di grande difficoltà, dal Cruasé oltrepadano svenduto da un produttore tribicchierato a 4,49 euro (che poi, come spesso accade, ha fatto la parte della vittima additando come cattivi quelli della GDO cui ha sempre venduto), al solito (è un’habitué, come la franciacortina Guido Berlucchi) Trento Doc Ferrari finito a camionate sugli scaffali della GDO a 8,90 euro (in alcuni momenti anche meno) e poi altri franciacortisti a prezzi sempre più bassi.

Cari metoclassicisti italiani, prendete atto che avete sbagliato tutto, che i vostri esperti e consulenti di marketing, i vostri cervelloni addetti alle vendite, vi hanno tirato una sola e non hanno capito una beata fava, ed è comico che qualcuno di voi tiri fuori dal cappello del mago una “geniale pensata” come il creare un Franciapò, o Oltrecorta, facendo cuvée tra uve franciacortine e uve oltrepadane. Una prassi, diciamolo subito, altrimenti qualcuno s’incazza e querela, che non si è mai verificata in nessuna cantina franciacortina, perché non sia mai che in annate difficili, in annate di grandi gelate primaverili, qualche pirla si sogni di farsi arrivare del Pinot nero o altro da zone,  non lontane, al di fuori dalla Docg bresciana…

Arrendetevi, alzate bandiera bianca, perché a differenza di voi che arrancate, che in qualche raro e sporadico caso riuscite a piazzare le vostre bollicine all’estero (Germania, Svizzera, Olanda, in qualche caso Stati Uniti oppure per i bresciani il Giappone) c’è un mondo, molto lontano da voi (beh, degustando qualche Franciacorta Satèn non mi sembra ancora di cogliere grandi differenze…), che anche nell’annus horribilis 2020 ha portato a casa risultati da leccarsi i baffi e le dita. Il mondo del Prosecco.

Ho già scritto, qui, dell’exploit dei prosecchisti Docg, quelli storici, quelli nobili, che meritano il mio rispetto, perché le loro colline sono stupende, le loro vigne spesso uno spettacolo mozzafiato, che hanno celebrato il grande successo di 92 milioni di bottiglie certificate, esattamente lo stesso numero di bottiglie raggiunte nel 2019, anche se poi, in quest’altro articolo, mi sono posto qualche interrogativo su come interpretare quei numeri.

Ma ieri, boia fauss, ho fatto un salto sulla sedia, anzi, un triplo salto carpiato con avvitamento sulla supercazzola, quando ho letto in questo lancio Ansa, che anche i Prosecchisti maxi, quelli della pluriregionale Doc che ha infestato di Glera tutto il Veneto e financo il Friuli Venezia Giulia, hanno cantato vittoria, dichiarando che “è stata superata nel 2020 la soglia delle 500 milioni di bottiglie di Prosecco Doc certificate nell’arco di un anno.

Un traguardo storico secondo il presidente del Consorzio, Stefano Zanette, il quale non contento assicura che questo exploit “non costituisce di certo un punto d’arrivo. Sono molte, infatti, le sfide che ancora ci attendono, a cominciare da quella che riguarda la segmentazione dell’offerta con una maggior caratterizzazione delle produzioni anche dal punto di vista organolettico sensoriale, senza dimenticare le azioni già avviate da tempo, tese a migliorare il percepito della denominazione, con riguardo in particolare alla sostenibilità ambientale e sociale dell’intero territorio della Doc Prosecco”.

Smentendo le previsioni allarmistiche sull’andamento dei consumi dei vini spumanti, “la Doc Prosecco è riuscita a chiudere l’anno con una crescita del 2,8% rispetto ai volumi certificati nel 2019, in valori assoluti un incremento di poco inferiore ai 14 milioni di bottiglie. La neonata tipologia rosé ha fatto in particolare registrare una produzione di 16,8 milioni di bottiglie, in linea con le previsioni”.

Ecco il punto, il punto dolente toccato nel comunicato dei prosecchisti trionfanti, e una delle ragioni del vostro arrancare, del vostro essere costretti a svaccare sui prezzi, a tentare di rincorrere i prosecchisti sul loro stesso piano, quello del basso prezzo: “il valore medio delle vendite di Prosecco Doc a scaffale è in linea con le aspettative del consumatore italiano ed internazionale”.

Che fare dunque? Semplice: arrendersi e darvi velocemente da fare, sul piano legislativo, politico, e poi viticolo. Riunite i vostri comitati tecnici, ingaggiate agronomi, vivaisti, e progettate un sano cambio dei disciplinari e trovate un Ministro delle Politico amico, come culo e camicia lo fu Zaia con i prosecchisti quando si trattò di varare il progetto Prosecco Doc, e qualche europarlamentare (i soldi non vi mancano, se c’è da “ungere”, ungete pure) che faccia passare i cambi di disciplinare.

Via gli obsoleti Chardonnay, Pinot nero, Pinot bianco e avanti arditi con migliaia di ettari di Glera, piantate Glera come se piovesse. Se questo mondo mediocre e stupido, dove c’è gente che vota Cinque Stelle, PD, Lega, storditi che vorrebbero che Giuseppi rimanesse ancora, con Giggino il bibitaro al suo fianco, a Palazzo Chigi, decerebrati che pensano che con Salvini al suo posto le cose andrebbero meglio, vuole Prosecco, che Prosecco sia. Magari anche un Prosecco rosé, che è l’ultimo esempio della stupidità trionfante.

Volete mettere quale allure, quale Prestige avrebbero un Franciacorta Prosecco, un Prosecco Riserva del Fondatore e un Cruasé Prosecco di Fiamberti?

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Riccardo
Riccardo
15/01/2021 20:31

A proposito di GDO; dopo oltre trent’anni di tentativi Esselunga è sbarcata a Genova e facendoci un giretto ho trovato uno Champagne a 9.99 ma come è possibile? Vista la serietà di Esselunga non credo che sia finto, ovviamente, ma sono rimasto un po’ choccato. Nel caso mi procuro il nome o faccio una foto, sul momento non ci ho pensato.

Riccardo
Riccardo
18/01/2021 10:05

Preso, si chiama CHAMPAGNE HEIDSIECK MONOPOLE BLUE TOP e in rete l’ho visto a prezzi più consoni a uno Champagne. Sarà stata una follia natalizia di Esselunga?

domenico farina
domenico farina
21/02/2021 07:42

DI fronte ai numeri è difficile non storcere il naso. In GDO si trova Trento DOC di Cesarini Sforza a meno di 8 euro: il lo bevo con piacere, rispetto ai vari gleristi. La considerazione finale è quella che conta: nel nostro paese, molti non percepiscono la differenza tra i metodi, per cui i prosecchisti hanno sempre ragione.

Last edited 8 mesi fa by domenico farina

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