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Degustazioni

Pinot nero Rosé metodo classico Rossetti & Scrivani

Pubblicato

il

  • Denominazione: VSQ
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Pinot nero
  • Giudizio: 4,5
1

Un Rosé esemplare che potrebbe essere Cruasé ma non lo é

Sono proprio un pirla. Possibile che non impari mai che ostinandomi a fare (ancora, a 64 anni?) il giornalista del vino e volendo campare di quello, non avendo mogli ricche e non essendo figlio di papà, per ottenere certi vantaggi bisogna scrivere bene per default, anzi blandire, i vini prodotti dalle aziende proprietà di donne e uomini che sono presidenti di Consorzio? E inoltre incensare, lisciare, per non dire leccare, i presidenti, qualsiasi cosa dicano e facciano?

Mannaggia a me che non capisco. A differenza di qualche “furbetto”, per non definirlo diversamente, che va via di lingua nei confronti del Presidente di un Consorzio il cui operato io ritengo assolutamente criticabile e i cui vini non sono niente di speciale, e di altri “colleghi” che si distinguono adulando in maniera invereconda, io che faccio? Critico il presidente del Consorzio Franciacorta, non parliamo di quelli del Prosecco Doc o Docg, polemizzo con questo e quello, e se dovessi parlare bene dei vini di un’azienda “presidenziale” beh, lo farei solo dei vini delle aziende dei presidenti del Consorzio Soave, Sandro Gini, del Consorzio del Brunello, Fabrizio Bindocci, e del Consorzio dell’Etna, Antonio Benanti, dei cui vini ho sempre scritto bene, anche prima che loro fossero nominati nel posto di responsabilità che ricoprono.

Dei vini di uno solo parlo bene (anzi mi accorgo che è tempo che non lo faccio e quindi lo farò prestissimo) e credo di non poter essere tacciato di essere condizionato dalla nostra amicizia se scrivo bene dei vini di Giulio Bava, alias Cocchi, che è presidente del Consorzio Alta Langa Docg. Le sue bollicine, anche se tutta la denominazione cresce, rimangono le migliori della denominazione.

Perché questa premessa? Perché oggi stappando questo Rosé metodo classico di cui vi parlerò mi sono detto: ma che pirla che sei stato: non potevi scrivere bene prima delle bollicine del presidente del Consorzio Oltrepò Pavese? Invece di non scriverne, come hai fatto per tempo, o scriverne definendolo scherzosamente come un politico (di stampo post democristiano) prestato alla viticoltura, non potevi dire che le bottiglie di metodo classico di Michele Rossetti, alias Rossetti e Scrivani (non posso linkare il sito Internet perché è work in progress) che ha sede in Montebello della Battaglia, sono eccellenti?

Non potevi tenertelo buono, pratica diffusa tra leccaxxxo di professione che dicono di essere giornalisti (ma per favore!), quando era presidente?

Non l’hai fatto, pirla di uno Ziliani e invece lo fai oggi, consigliando caldamente di acquistare, tramite Tannico a 19,90 euro e tramite Oltrepò Pavese a casa tua a 21 euro, il metodo classico Pinot nero Rosé non millesimato dell’azienda di Rossetti, ora che Rossetti non è più da tempo presidente del Consorzio Oltrepò Pavese.

Cosa volete che vi dica, datemi pure del fesso, ma sono fatto così. Mi piace parlare ora di queste bollicine in rosa dell’azienda La Costaiola, condotta da Michele Rossetti insieme alla nipote Simona Scrivani (il fratello Fabio di recente ha scelto di percorrere altre strade) ed elogiare l’operato di questa azienda che ha origini antiche, e le cui prime bottiglie, prodotte da Luigi Carbone, bisnonno dei proprietari oggi, risalgono al 1938.

E mi piace dire che a 19-20 euro questo Rosé metodo classico, che mi dispiace solo sia un VSQ e non come potrebbe un Oltrepò Pavese metodo classico Docg, oppure un Cruasé (molto più nobile di quello del tribicchierato Fiamberti finito in svendita di recente nella GDO a 4,49 euro) costituisce un acquisto all’insegna del grande rapporto prezzo qualità. A great bargain, come direbbero quelli che hanno studiato a Cambridge.

In un campione con sboccatura del febbraio 2020 ho trovato un Rosé esemplare che, tenetevi forte, mi è sembrato più “Champagne” di un deludente Champagne Rosé metodo classico (il nome me lo tengo per me) che avevo aperto domenica e che mi aveva lasciato perplesso, tanto era pesante, noioso, monocorde. Al punto che io, che quando stappo una bottiglia di Champagne che mi piace vorrei subito stapparne una seconda, non sono riuscito ad andare oltre al secondo bicchiere. Eppure tappo e vino erano perfettamente a posto, privi di difetti tecnici.

Questo dell’ex presidente Michele Rossetti, che nel 2013-2014 ha avuto come collaboratore l’ottimo enologo Carlo Casavecchia, che ora fa eccellenti cose sempre in Oltrepò Pavese da Ballabio, e altrove, ad esempio in Sicilia, da Valle dell’Acate, l’ho trovato impeccabile, esemplare.

Colore rosa pallido – salmone scarico, brillante, perlage finissimo, naso molto elegante e sapido giocato sul frutto, lampone e ribes, agrumi, un tocco di ananas e una bella nota sapida minerale.

Ben teso in bocca, di grande freschezza ed energia, ha bell’allungo, bolle croccanti e fini e una morbidezza, una cremosità che farebbe pensare, e se ciò fosse vero sarebbe lecito (non lo fa forse splendidamente il mio amico Gianluca Ruiz de Cardenas con il suo Rosé Vigna Galanta?) ad un piccolo contributo accanto al Pinot nero di una quota di Chardonnay.

E adesso che ho perso la grande occasione di blandire, da presidente, il buon Michele Rossetti, sapete cosa faccio? Ovvio cercherò al più presto di recuperare una bottiglia dell’azienda della nuova presidente (o presidenta?) del Consorzio, la giovane Signora Gilda Fugazza eletta lo scorso giugno. E nell’attesa lo dico subito che i vini della sua cantina, la (poco nota, magari è strepitosa) Azienda Vitivinicola Mondonico, posta nel comune di San Damiano al Colle, sono i migliori, i più strepitosi di tutta l’offerta oltrepadana. Avete forse qualche dubbio?

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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