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Champagne che passione!

Champagne in crisi? Macché, l’impasse di oggi offre inedite opportunità

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Lo dice Laurent Panigai, nuovo directeur général du Syndicat Général des Vignerons

Il 2020 è stato, lo dimostrano i dati relativi alle expéditions, calate del 18% rispetto al 2019, un anno molto difficile per la Champagne a livello mondiale. La chiusura dei principali luoghi di consumo e di vendita, così come la cancellazione di numerosi eventi, hanno pesato sul settore, che ha dovuto adattarsi molto rapidamente, in un contesto di grande incertezza, per affrontare le conseguenze della crisi sanitaria ed economica.

Ma in Champagne, grazie ad una lunga consuetudine con i mercati, ad una grande esperienza e una consolidata abitudine a gestire anche i momenti difficili, i flussi e riflussi che si sono verificati in secoli di storia e di presenza sui mercati mondiali, ci sono professionalità e teste che, anche in una congiuntura sfavorevole come questa, si sforzano di delineare strategie di riscossa e pensano addirittura che la crisi possa diventare un’opportunità di cambiamento e di crescita.

Uno di questi personaggi è Laurent Panigai, già directeur général adjoint alla Nicolas Feuillatte et da qualche tempo nuovo direttore generale del Syndicat Général des Vignerons de la Champagne, che in una bella intervista concessa a Yves Tesson di Terre des vins, intervista che potete leggere qui in francese, ha fatto un’analisi di grande lucidità e dimostrato una capacità di visione non indifferente.

Panigai si è formato presso l’Agro-Montpellier con un professore come Denis Boubals che amava sottolineare il carattere mondiale della viticoltura. Una prospettiva internazionale che ha segnato Panigai, che ha iniziato la propria carriera al polo tecnico del Comité Champagne dove è rimasto 27 anni, concentrando l’attenzione sui temi della “viticulture raisonnée” da cui è nata la “viticulture durable”. Anni di collaborazione stretta con l’Association viticole champenoise.

Nel 2014 è passato come direttore generale aggiunto alla grande cave coopérative Nicolas Feuillatte, coordinando, in un lavoro imponente, l’opera di 80 cooperative, ovvero un terzo dei viticoltori della Champagne. Da gennaio lasciata Nicolas Feuillatte è al SGV.

Panigai guarda all’attuale crisi sforzandosi di ragionare su tempi lunghi. La Champagne, ricorda, “si è costruita attraverso una serie di prove. All’inizio lo Champagne era un vino tranquillo, piuttosto acido e magrolino, che ha trovato nella tecnica della rifermentazione in bottiglia un terroir d’espressione, una seconda vita, la possibilità data alle uve di continuare a maturare. Dalla fine dell’Ottocento sino al 1945 la Champagne ha attraversato una serie di difficoltà, la fillossera ha fatto scomparire molte delle vigne poste più a nord, ma ne è uscita dando vita ad organizzazioni collettive come l’AVC, l’AOC Champagne, il Comité Champagne, il SGV”.

Secondo Panigai in questo periodo di crisi “bisogna entrare nell’ordine di idee che la Champagne abbia l’opportunità di continuare questa grande storia concentrandosi su una serie di elementi che costituiscono il ruolino di marcia del vigneto champenois nel suo insieme e del Syndicat Général des Vignerons in particolare. Sono da affrontare i grandi temi del cambiamento climatico, dell’adeguamento delle pratiche in vigna ad un’attenzione verso l’ambiente che occorre rispettare e tradurre in pratica, la necessità di rivedere l’area dell’appellation”.

Grazie ai disciplinari, ai “cahier des charges de l’appellation” si è costruito qualcosa di formidabile, un elemento grazie al quale la Champagne è diventata “una comunità di saperi. Oggi occorre continuare sviluppando una comunità di saper fare e saper comunicare”.

Secondo Panigai “i marchi, le Maison, sono state le locomotive dello svelamento al mondo dei terroirs e dei prodotti. Hanno condotto la Champagne verso l’edonismo ed il sogno. Questo è stato reso possibile da una somma di iniziative, visioni ed energie individuali. Questo lavoro deve proseguire, ma occorre porre la questione centrale della condivisione della nostra cultura, di abbinarla all’immaginario come è stato fatto con gran parte delle conoscenze produttive. Ottenere il riconoscimento di patrimonio universale dell’Unesco è stato un primo passo. Grazie a questo riconoscimento disponiamo dei fonti battesimali di un ambiente che ci permette di capire che disponiamo di un territorio particolare con una storia particolare, un bene che ha valori unici e universali”.

Secondo il nuovo direttore generale del Syndicat Général des Vignerons “nel vigneto Champagne ci sono artigiani che possono allargare le basi di questa costruzione e di questa offerta champenoise, dando loro sfumature e una personalizzazione più marcata, grazie allo sviluppo delle conoscenze tecniche e vinicole che c’è stato. Non si tratta affatto di rinnegare quella è stata la storia della Champagne, storia che si basa sull’unione di terroir diversi. Bisogna proseguirla, ma anche trarre profitto dalle possibilità dateci dal cambiamento climatico: le costrizioni di carattere meteorologico permettono di ottenere una maggiore completezza su territori più piccoli”.

In Champagne ci si trova di fronte ad un vigneto “che ha perso una parte del mercato, occorre entrare nell’ordine di idee di riconquistarlo, ma nell’ottica che ho esposto. Si tratta di proporre un’offerta complementare, che si ponga in rapporto all’evoluzione delle abitudini e degli usi della società. C’è una precisa domanda di relazioni dirette, e bisogna intercettarla e si tratta di un elemento forte sul quale il vigneto champenois può basarsi e con il quale conquistare nuove figure di consumatori su scala mondiale”.

Nell’ottica di Laurent Panigai, “i progetti imprenditoriali in vigna oggi sono più diversificati di un tempo. E questo secondo me non costituisce un problema ma un’arma in più. Il nodo centrale è come, partendo da questa diversità, dare un senso comune al vivere insieme. Una delle possibilità è puntare su soggetti che vadano al di là della logica e delle capacità individuali. Quando lavoravo al Comité Champagne mi ha colpito molto la questione della data della vendemmia. Si tratta di una decisione intima e individuale, ma che diventa più potente quando gestita a livello collettivo. Dobbiamo arrivare a far coesistere armoniosamente una diversità di decisioni e progetti individuali e trovare la quadra per arrivare ad un compromesso vantaggioso tra fattore individuale e collettivo.

Prendiamo il tema dei cambiamenti climatici, non riesco ad immaginare che tutte le iniziative individuali di adattamento a questa nuova realtà non possano diventare ancora più significative se gestite in un quadro generale”.

Oggi il Syndicat Général des Vignerons secondo la visione del suo direttore generale “può fare ancora più e meglio perché ci sono nuovi territori, nuove poste in gioco che si offrono a noi. Mi piace prendere a prestito l’immagine di un’orchestra e dunque penso che si debba orchestrare armoniosamente la sinfonia champenoise, pur permettendo ogni tanto ai singoli musicisti di fare un assolo”.

Laurent Panigai pensa al futuro, alle giovani generazioni, ad una Champagne “che si è costruita secondo un modello di crescita con il quale si è passati dai 10.000 ettari del 1945 ai 34.000 attuali, da 2500 chilogrammi ettaro a più di 10.000. Questo è il passato. Nei prossimi decenni non conosceremo un modello in linea con quanto è stato. Dunque se si vuole costruire un nuovo modello, bisogna affidarlo alle generazioni che ne avranno la gestione, spiegando loro che esistono una modernità e delle realtà che si imporranno a loro e domandando: volete entrare in un mondo liberale dove sarà il mercato a dettare le regole secondo l’offerta?”.

E infine il suggestivo interrogativo finale, segno di un’intelligenza vivace e di un pensiero non solo tecnico ma quasi poetico: ” Bisogna chiedere loro: pensate di poter far coesistere la promessa di un territorio e di un mestiere artigianale con questa modernità e le innovazioni in arrivo? Ormai in Champagne ci sono esempi di intelligenza artificiale, di robotica: come conciliare tutto ciò con un prodotto che nell’immaginario collettivo è un prodotto storico dotato di un’essenza e di un’anima?”.

Chapeau Monsieur Panigai: che intelligenza, che capacità progettuale, che open mind! Non è che le avanza un po’ di tempo e può occuparsi, pro tempore, del Consorzio Barolo Barbaresco, oggi in mano a dilettanti allo sbaraglio?

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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