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Champagne che passione!

Champagne Brut Nature Palmyre Apollonis Michel Loriot

Pubblicato

il

  • Denominazione: Champagne
  • Metodo: classico
  • Uvaggio: Meunier, Chardonnay
  • Giudizio: 4.5
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Uno Champagne sorridente per sognare ed essere felici

Mi scuso se ho trascurato un po’ Lemillebolleblog preso com’ero a condurre battaglie in difesa dell’altro vino del mio cuore, Re Barolo. Torno a consigliarvi un buon Champagne, di quelli che per acquistarli non dovete svenarvi, Meregalli Premium lo propone a 39,60 euro, (la cifra che pagate un franciacortino Prestige da Esselunga, ma volete mettere la differenza?) una cuvée composta per il 70% dal’amatissimo Meunier (a proposito: nei prossimi giorni vi parlerò di quello sorprendente fatto in Trentino da Mario Pojer, l’Extra Brut Molinar) e per il 30% da Chardonnay,  prodotto da una Maison, Apollonis Michel Loriot, che comincia la sua attività nel 1977, Michel insieme alla moglie Martine, e oggi conduce 7 ettari di vigneto a Festigny, piccolo villaggio nella Vallée de la Marne e luogo d’elezione per la coltivazione del Meunier. Nelle sue vigne, divise in una ventina di parcelles, l’encepagement è il seguente: Meunier (80 %), Chardonnay (18 %) Pinot Noir (2 %).

Lo Champagne che ho scelto e che mi ha fatto conoscere il mio amico Masulé, alias Oscar Mazzoleni, patron sommelier del ristorante Carroponte di Bergamo (ha riaperto finalmente, non mancate di andarci e quando decidete fatemi un fischio che magari ci si vede per fare quattro chiacchiere davanti ad un bicchiere, dista solo 15 minuti di bicicletta da dove abito e ci sono di casa) è il simpatico Brut Nature “Palmyre”, che prende il nome dalla bisnonna di Michel Loriot.

Uno Champagne che mi piace proporvi perché con Michel Loriot, dal 1980 membro dei Vignerons Indépendants e oggi loro presidente, condivido la passione sfrenata per la musica (non riesco ad immaginare la mia vita senza avere come sottofondo delle mie giornate Bach, Beethoven, Mozart, Schubert, Mahler, Brahms, ma anche Charles Aznavour, Charles Trenet e la Avalon Jazz Band) che, leggo, per Monsieur Loriot “non è solo una passione ma è anche uno strumento a sostegno delle vigne e della qualità dei vini, non a caso, quindi, è stato definito “il vignaiolo melomane”.

Michel ritiene, infatti, che la musica interagisca sia con le piante che con il vino, contribuendo all’armonia generale e migliorando la crescita delle viti, la fermentazione e l’affinamento; per questo, deliziose melodie accompagnano tutte le varie fasi della produzione, dal vigneto alla cantina.
Si tratta, per lo più, di grandi classici di Beethoven, Mozart, Brahms, Mahler e Vivaldi, scelti da Michel con attenzione e opportunamente abbinati alle varie situazioni”.

Michel, coadiuvato dai suoi familiari, degusta i vari vini ed elabora le cuvée che diventeranno, sulle note delle più belle sinfonie classiche. Anche la storia dello Champagne Loriot ha inizi musicali e parte con Léopold, viticoltore e sassofonista, che fu il primo a creare una pressa per l’uva nel suo villaggio.
Oltre al Meunier, Michel coltiva Chardonnay e Pinot noir ed oggi è aiutato in azienda anche da sua figlia Marie, enologa, e dal genero, direttore di produzione.
La gamma di Champagne Loriot è divisa in linee dai nomi suggestivi: Sensations vibratoires (Patrimony Brut e Authentique Meunier Blanc de Noirs), Perceptions vibratoires (Palmyne Brut Nature e Théodorine Rosé Brut), Ressentis vibratoires (Inspirations de saison e Monodie) e Apollonis variations (Sourse du flagot, Marie Léopold e Etf14).

Il suo domaine ha ottenuto la haute certification HVE (« Haute Valeur Environnementale » niveau 3). La sua è una viticoltura “ultra raisonnée” e in vigna pratica quella che si potrebbe definire una “taille Grand Cru” una metodologia che porta le sue vigne ad essere più qualitative e a crescere con più “ardore” nel suolo, con il risultato di avere una forte concentrazione di aromi. Loriot è persuaso che lasciare la Natura esprimersi sia una cosa estremamente positiva e anche limitando al minimo indispensabile l’utilizzo di prodotti fitosanitari, e ricorrendo alla concimazione biologica, le malattie delle piante vengono pressoché sconfitte.

A me questo Champagne che ho bevuto a casa alcune sere fa, ascoltando il mio adorato Krystian Zimerman suonare Mozart, è piaciuto tantissimo.

Colore paglierino oro intenso luminoso, ampia presa di spuma nel bicchiere, ovviamente quello prodotto da Italesse e inventato da Luca Bini da Isera, conducator della splendida Casa del vino della Vallagarina, perlage fine e vivacissimo, si propone con un naso intenso caldo avvolgente, moderatamente vinoso e intensamente fruttato, con note di ananas, agrumi, pesca gialla, miele in evidenza, ampio e caldo, molto fruttato e ricco al gusto, molto persistente ha una notevole larghezza e buona cremosità e finale, molto sul frutto rosso, sul lampone, estremamente godibile. Così buono che cercherò di assaggiare anche le altre cuvées di Michel Loriot.

Per chiudere una dedica, molto privata, in francese. Non mi interessa che la capiate voi quel che conta è che questa dédicace arrivi alla persona cui è indirizzata, che quella lingua meravigliosa ben conosce perché è la sua.

Je veux dédier cet article à une belle Femme aux cheveux rouges qui est entrée dans mes pensées et dans ma tete et que j’espère puisse entrer dans ma vie…. Comme disait Rimbaud dans l’Alchimie du verbe “: je vis que tous les êtres ont une fatalité de bonheur”. Qu’est-ce qu’on attend pour être heureux?

Attenzione!:

Non dimenticate di leggere anche Vino al vino http://www.vinoalvino.org/ e il mio nuovo blog personale www.francoziliani.it

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Flavio Diana
Flavio Diana
04/02/2021 11:59

Buongiorno Franco,
lei cita il Meunier di Pojer Sandri.
Cona ne pensa, restando sempre in Trento Doc, del Monsieur Martis, altro 100% Pinot Meunier?

Grazie mille, Flavio (un suo assiduo lettore)

Damiano
Damiano
06/02/2021 16:08

Da non tantissimo tempo ho appreso che anche il PM è ammesso in Trento (Doc).
Ma mi sono sempre chiesto chi ne imbottigliasse… risposte pervenute grazie a questo pezzo.
Sono curioso perché l’oggetto è da “maneggiare con cura”…anche i ns. amici d’oltralpe in purezza lo propongono con una certa “cautela”… pertanto voglio propriovedere cosa sono riusciti a fare sopra Affi.

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